Una storia di donne

Fra le tante o poche, dipende dai punti di vista, leggende nere che aleggiano sulla Scrittura ce n’è una particolare: essa è misogina, tanto che spesso si è sollevata una questione femminile all’interno della Bibbia, questione che nasce già in Genesi, sebbene conseguenza di un peccato al femminile, quello di Eva.

E’ tutta riassunta in un verbo, cioè ti “dominerà” (Gn 3,16) riferito all’uomo che rende la Bibbia maschile, se non maschilista. Certo, l’uomo, anche al di là di questo, la fa da padrone, quasi che Dio risenta del “tempo” e come la società è dell’uomo, così la donna.

Ma è così a ben guardare? o possiamo andare oltre un senso comune per comprendere quello che a prima vista è celato? Che ne è, ad esempio, dello spirito di Dio (rùakh) che aleggia sulle acque, quello stesso che genera l’universo? Perché il lemma è al femminile?

Penso che non possiamo dare una risposta o almeno io non ce l’ho, ma posso mettere a frutto la nota del genere, del genere femminile Creatore e vedere se sviluppa, all’interno della Scrittura, un tema biblico, affinché della misoginia se ne faccia un fascio che erba lo era già.

E’ Luca l’evangelista delle donne, Luca “il toro” stando all’antropomorfismo, quasi un rito della fertilità, se nel toro si compendia il mito e la divinità magari di regioni vicine e pagane, sebbene quel mito divenga in Luca, medico, Vangelo.

Egli, Luca, non a caso, allora, propone una genealogia, una discendenza frutto di quella fertilità che lo caratterizza già con l’episodio dell’emorroissa che guarisce, magari sotto i suoi occhi, dalla sterilità e che per questo assurge a simbolo di una Gerusalemme in attesa.

L’emorroissa era una città malata incapace di un Messia sinché non lo tocca, sinché la scienza non cede al miracolo; sinché la ragione non cede alla fede.

Quell’episodio è del 34 d.C. e informa un Vangelo atteso dal 23 d.C. per 11 anni di attesa messianica frenetica e angosciosa, ma poi αθα (è venuto) per una lettura ghematrica di un perfetto che è perfetto, un 11 che segna la gestazione avvenuta tra il 23 d.C. e il 34 d.C.

Per questo il taglio che Luca dà al suo Vangelo e centrato sull’ultimo anno di vita di Gesù: si era compiuta la promessa, l’emorroissa era guarita e Gerusalemme, divenuta fertile, finisce la sua attesa messianica che già era vissuta la femminile

Il 23 è un numero cardine in Luca e fa riferimento al salmo, il salmo del Divin pastore perché sino all’ora “pecore senza pastore”, cioè Gerusalemme senza Messia.

Ma 23, in Luca, è anche l’ammontare di una generazione nella sua genealogia da Davide in poi, come vedremo e questo significa che da Davide a Gesù tutte le generazioni che si succedono scalano di 23 anni, mentre prima procedevano per valori diversi rendendo oltremodo articolata -e complessa- la sua genealogia, che ha una logica ben distante dalla sola funzione sinora attribuita: la lista degli antenati di Gesù.

Infine 23 sono anche i “libri” che si succedono dai quattro vangeli in poi stando al Canone e questo è molto importante per noi che avevamo dubitato della legittimità di Paolo. No, ci ricrediamo e scusiamo sinceramente, perché Paolo è Vangelo, è 23, perché con lui si compone un canone neo testamentario che è metà di quello vetero (46, tenete bene a mente questo paragrafo: tenteremo di leggere il futuro) e che sta lì a dirci che se l’Antico e attesa, i Vangeli sono compimento, mentre da Atti in poi è predicazione, perché il Divin pastore è alla testa di un gregge “condotto fuori” (Gv 10) cioè nella Storia.

Ecco, tutto questo è l’ambito in cui si colloca la questione femminile, un ambito di spessore a cui la genealogia di Luca da solidità, come da solidità a una nostra e solo nostra datazione: l’Anno Mundi del 3923 che sviluppa, da lì, tutta la genealogia lucana che si muove per tranches diverse di epoca in epoca, affinché possiamo capire che un eventuale resto zero di un calcolo non è frutto del caso, ma di un ordine e di una logica, magari tutta femminile, se Dio è espresso in Genesi, nella Creazione, con
rùakh, femminile di genere.

Infatti da Dio (rùakh) si giunge a Maria. Vediamo come attraverso l’ausilio della nostra tabella generazionale lucana.

[table id=17 /]

Come potete vedere i valori delle generazioni cambiano. Luca non è Matteo che fissa a 35 anni ogni generazione. Luca varia di tema perché il tema, generazionale, varia e la storia che riassume è di volta in volta diversa, tanto che sarà opportuno, in futuro, occuparci di quella storia espressa ora con una generazione di 106 anni; ora di 74 anni; ora di 58 anni e infine di 23 anni perché laddove c’è un ordine c’è un senso, magari teologico se già questo emerge con gli estremi di quella genealogia: Dio (rùakh) e Maria che stanno li a dirci di uno spirito generante e di una rigenerazione: dello Spirito e di Maria o, se volete, dello Spirito di Maria (i teologi non sorridano per favore: sono digiuno di concetti e di parole, per cui invito proprio loro, in particolare i teologi mariani, a rivisitare la genealogia lucana sotto questo profilo).

Potrebbe apparire un discorso non campato in aria ma, come lo spirito, aleggiante sulle acque, cioè altamente instabile, ma che ne sarebbe se, alla luce della complessa articolazione della genealogia lucana, noi facessimo i conti? Se abbiamo scritto che da Dio (rùakh ) si giunge a Maria passando attraverso tutta una genealogia che varia di scala in scala, sarebbe possibile ottenere nel nostro calcolo addirittura un resto zero se già la teologia, magari, ci dava ragione? Insomma ottenere un risultato perfettamente in linea con un esegesi matematica che si pretende biblica?

Sì è possibile, alla luce dell’Anno Mundi che si colloca nel 3923 e della generazione di Maria nel 23 d.C. (vedi tabella sopra) per una differenza che è 3900 che noi divideremo per giubilei (50 anni) ottenendo l’agognato resto zero, laddove, per 3900 anni, era stato un trionfo di cifre che variavano nel tempo e nei valori.

Sono 78 (3900:50=78) i giubilei che separano l’Anno Mundi da Maria, perfettamente 78, anche se crediamo che forse a ben guardare potrebbero essere addirittura 77 per un simbolismo in cifre ancora più stringente nei calcoli e nei significati.

E’ quel resto zero che c’informa su un compimento di tempi e di generi (femminile) da l’Anno Mundi a Maria; da una generazione a una ri-generazione, cioè da un origine a un fine: Gesù, che ebbe una madre nello Spirito (rùakh ) e nella carne Maria, aprendo una questione femminile tutta nuova all’interno della Scrittura che si compone di 46 libri vetero testamentari: 4 Vangeli e 23 di “Atti”.

Sapendo però che l’Anno Muindi è del 3923 e che i vangeli narrano della predicazione successiva al ministero pubblico è giocoforza immaginare anche qui un calcolo, per altro facile sebbene proiettato nel futuro molto prossimo, cioè:

dall’Anno Mundi al ministero (3923+31)=3954 Anno Mundi per 46 Libri dell’Antico Testamento.

“Atti” cioè la predicazione, sotto la forma di Lettere e Apocalisse, degli apostoli, che ne è la metà (23 Libri).

Dunque 1977 (3954:2=1977) anni di Predicazione dal 35 d.C. scalando quindi quattro, cioè i quattro anni (3 anni e mezzo in realtà) di ministero.

Dunque 1977+35=2012

Leggendo, poi, quest’ultima data come 20 e 12, cioè 2020 e 12, quando cioè finiranno gli 8 (888 ghematria greca di Gesù) anni di torbidi (2012-2020) e si riunirà di nuovo il Collegio apostolico (12) sotto l’egida del Divin pastore.

Abbiamo letto il futuro, dunque, e secondo il nostro fondo di caffè manca un anno: portate pazienza: si promette tremendo, ma c’est la vie

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