Il Magnificat, l’anima di un Vangelo

Ci sono post che nascono con un taglio, poi repentinamente ne prendono un altro e che sia quello giusto lo capisci da una cosa: gli elementi (paragrafi) vanno naturalmente al loro posto.

Nel post precedente noi abbiamo inserito Maria nella genealogia lucana. Lo avevamo fatto a suo tempo quando, cioè, ricavammo la genealogia lucana datandola (vedi in calce), perché solo Lei faceva quadrare i conti, solo con Lei si giungeva a Gesù, altrimenti fermi a Giuseppe in un 46 a.C. di difficile collocazione storica e teologica.

Facemmo bene allora, e facciamo bene adesso a sottolineare il fatto: solo Maria collega Gesù a Dio, solo Maria lega la Rigenerazione alla Generazione per un percorso storico e generazionale esclusivamente al femminile se
rùakh lo è femminile di genere.

Qualcuno potrebbe dubitare, non lo faccia prima però di aver riletto il post precedente e compreso che noi lì abbiamo scritto chiaro che quello di Luca è il Vangelo di Maria e Luca è l’evangelista di Maria.

Compreso questo, sarà facile collocare il Magnificat che caratterizza solo il Vangelo lucano e non di altri. Dunque se quella genealogia è mariana, lo è anche il Vangelo e Luca, forse, è il primo di una teologia che da lui si è sviluppata ma che lo ha dimenticato. Perché?

Perché come la genealogia matteana scrive Abramo al posto di Mosè, quella di Luca ha subito di peggio: hanno escluso Maria, gettata fuori magari a calci per un odio dissennato, quello sì misogino e poi attribuito laidamente alla Scrittura che invece offriva nientemeno che il Magnificat.

E’ con Luca, allora, che si svela Gesù (ad Jesum per Mariam), certo, ma Figlio di Maria e anche (poi?) di Giuseppe. Una Maria che ci dà l’opportunità di conoscerLa a fondo se mettiamo a frutto i numeri del post precedente che fermano la Sua generazione al 23 a.C. (vedi in calce) e dunque Ella, stando a questo calcolo, aveva 8 anni al momento della nascita di Gesù (15 a.C.) per una “piena di grazia” fanciulla e per un παρθένος (fanciulla) che non a caso ferma la sua occorrenza a 15 volte nel NT, come il 15 a.C. noi diciamo essere l’anno di nascita del Messia, quasi a conferma che “quella vergine” (Maria) partorì in quell’anno che s’inserisce non solo in una grande cronologia, ma traccia anche quella di una maternità di altissimo profilo poiché squisitamente mariana.

Diversamente, Ella aveva 58 anni (23+35=58) al momento della crocefissione (35 d.C.) e di nuovo quell’armonia che ha caratterizzato la Sua maternità ci viene incontro, perché 58 non è una cifra a caso: è lucana e caratterizza la generazione immediatamente precedente quella di Davide, ferma, invece, a 23 (vedi in calce).

Ma quella tranche che da Abramo giunge a Davide non si caratterizza solo per l’identità tra l’età di Maria al momento della crocefissione e il metro generazionale (58 anni), perché è la tranche che in assoluto concentra più donne, anzi, sono tutte lì a far capannello santo: Tamar, Racab, Rut e Naas e questo ben colloca Maria in un cenacolo esclusivamente femminile di Grandi Madri.

Sì, il Vangelo di Luca, dottore, è il Vangelo delle donne, Grandi Donne, alla luce di tutto questo e non a caso offre il Magnificat, orbato però della sua protagonista da chi non ha capito che è un affare di donne e guai, guai a metterci bocca, figuriamoci il bianchetto!

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