L’acqua ar vino

Il Vangelo ci meraviglia con le sue parole, le sue immagini e i suoi concetti, ma talvolta ancor più con le sue assonanze che dicono più di molte parole. Certo, le assonanze esigono l’orecchio fino, perché un’assonanza è un fil di voce, un segreto rivelato da gridare però sui tetti (Lc 12,3).

E’ così, allora, che noi ci interroghiamo su quell’ΥΣΚΑΡ che emerge dalla specificità della Chiesa cattolica che vanta se stessa come Una Santa Cattolica Apostolica e Romana, cioè l’acrostico ΥΣΚΑΡ se scritto in greco, cioè nella lingua d Dio, assieme all’ebraico.


ΥΣΚΑΡ è sin troppo assonante con ISCARIOTA, cioè con Giuda Iscariota che si fregia del titolo più triste della storia, sinonimo del tradimento per eccellenza, sebbene niente si sappia della sua origine, ma tutto, però, delle sue opere, che poi fu una sola.

Dunque ΥΣΚΑΡ/ISCARIOTA Giuda e noi sappiamo da molto che Roma, con Sisto V Peretti, il falso profeta di Apocalisse, quello fece, cioè emulò Giuda affinché l’opera faraonica per eccellenza, San Pietro, fosse portata a termine.

Di un fiume di denaro aveva bisogno e per denaro vendé tutto quello che potenzialmente poteva fare mercato, persino La Parola, persino se stessa, la sua natura: ΥΣΚΑΡ .

Sappiamo di Sisto e della sua Sistina che prima stuprò la vulgata (don Maggi), poi , al ricordo del fatto, si abbandonò alla masturbazione con l’arte, creando un postribolo tutto suo.

Sappiamo anche che la Clementina è ben lungi dall’aver tentato di correggere lo scempio del Corpus biblico, anzi, cassò la faccenda cementificano l’orrore con una pornografia di regime.

Sappiamo che ci fu una reazione nel ‘600 (600 come chi del chi, csi e stigma apocalittico, ma anche di κόσμος/mondo) ma questa fu stroncata violentemente inventando, proprio Sisto, i sampietrini che armarono la mano dei Sanpietrini e le parole divennero pietre per un linciaggio di casa in casa, di via in via, di piazza in piazza, tanto che il ‘600 divenne il secolo dell’alcolismo cronico, cioè una disperata memoria di Gesù da parte di figli reietti, ma puri, di quella stessa Chiesa. Un Gesù ucciso di nuovo con la Sistina per quello si bevve, cioè si bevve “in memoria di Lui” come Egli aveva consigliato all’Ultima cena e come ripete, paradossalmente, a Messa, Officium tenebrarum dopo il fatto.

Con Sisto s’inventò la storia, s’inventò Ciro e Sisto l’Inquisitore napoletano disseminò un onomastica funebre, ma scientifica che la Sapienza aveva finito le scorte, in onore di un Papa e di un Re, Ciro, infernali, ma ormai padroni del Mondo.

Ma dicevamo della sua seconda opera faraonica, San Pietro, che non bastava una Bibbia farlocca ed era necessario anche un tempio al suo pari: San Pietro, appunto, che li ridusse al verde per un’ecologia eucaristica che si risolse con una Bolla papale che mitigò -di molto, tanto, troppo, anzi parecchio- le condizioni degli Ebrei i quali, ovvio, dettero qualcosa in cambio. Cosa? Beh: denaro e San Pietro progredì nell’opera e il Villaggio “cattedratico” divenne Basilica nel deserto romano giungendo al termine.

Conquistò il mondo San Pietro e annichilì, è vero, i palazzi rinascimentali e le loro potenti famiglie, ma morì una Chiesa perché a “che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima” (Mc 8,36), origine e vocazione se, in una Parola, si tradisce e da ΥΣΚΑΡ si diviene Ἰούδας Ἰσκαριώτης che immancabilmente, dopo, getta sì le sue trenta (ben di più in realtà) monete, ma chi gliele ha date canterà di nuovo


Ma che ce frega, ma che ce importa,
se l’oste ar vino c’ha messo l’acqua (Mt 27,4)

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