L’acrostico di un Number One

Pino, The Number One


Quanto è famoso ilTitulus Crucis? Molto, sebbene non sia comune la nozione, ma solo l’acrostico: INRI cioè, tradotto, Gesù Nazareno Re dei Giudei. Questo nella forma latina, altrimenti cambia, cioè cambia l’acrostico cambiando l’alfabeto, che può essere, oltre che latino, anche ebraico e greco. Sono questi ultimi due alfabeti che al momento più c’interessano perché così è facile intuire che, in ogni caso, di un Re si tratta e questo significa che se anche il greco e l’ebraico tramandano un re, non fu crocefisso il Messia.

Ma è poi vero? il Messia scampò alla croce? O fu solo giustiziato il criminale Gesù, anzi, il ladro Gesù perché era tra due ladroni quindi Lui stesso ladro e lì non a caso, perché Barabba aveva vinto, quindi il sinedrio aveva vinto imponendo il suo Messia istituzionale e Gesù era il ladro, Lui il falso Messia, Lui da crocifiggere.

Gesù ladro, lo avreste mai pensato? Come poteva un Titulus che parlava di un Re pendere sulla testa di un ladro? Eppure è così e sul Golgota se ne videro, nonostante che già il processo fu una farsa, di tutti i colori e gli alfabeti: Aramaico, greco e latino (Gv 19,21), come dicevamo.

Partiamo dal greco che scrive “re” βασιλεύς e dunque l’acrostico riporta la beta per divenire ΙΝΒΙ che ha un valore ghematrico di 72, muto in apparenza, perché se anche volessimo ricondurre tutto ai membri del sinedrio, mi pare che fossero 71, ma non ciò non impedisce a noi di percorrere una strada nota, quella dei salmi che già a suo tempo ha saputo illuminare la scena, per altro fosca in questo caso: il Golgota.

Citiamolo quel salmo 72


1 Di Salomone.
O Dio, da’ i tuoi giudizi al re e la tua giustizia al figlio del re;
2 ed egli giudicherà il tuo popolo con giustizia
e i tuoi poveri con equità!
3 Portino i monti pace al popolo,
e le colline giustizia!
4 Egli garantirà il diritto ai miseri del popolo,
salverà i figli del bisognoso,
e annienterà l’oppressore!
5 Ti temeranno finché duri il sole,
finché duri la luna, di epoca in epoca!
6 Egli scenderà come pioggia sul prato falciato,
come acquazzone che bagna la terra.
7 Nei suoi giorni il giusto fiorirà
e vi sarà abbondanza di pace finché non vi sia più luna.
8 Egli dominerà da un mare all’altro
e dal fiume fino all’estremità della terra.
9 Davanti a lui s’inchineranno gli abitanti del deserto,
i suoi nemici morderanno la polvere.
10 I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo,
i re di Seba e di Saba gli offriranno doni;
11 tutti i re gli si prostreranno davanti,
tutte le nazioni lo serviranno.
12 Poich’egli libererà il bisognoso che grida
e il misero che non ha chi l’aiuti.
13 Egli avrà compassione dell’infelice e del bisognoso
e salverà l’anima dei poveri.
14 Riscatterà le loro anime dall’oppressione e dalla violenza e il loro sangue sarà prezioso ai suoi occhi.
15 Egli vivrà; e a lui sarà dato oro di Seba,
la gente pregherà per lui tutto il giorno, lo benedirà sempre.
16 Vi sarà abbondanza di grano nel paese, sulle cime dei monti.
Ondeggeranno le spighe come fanno gli alberi del Libano
e gli abitanti delle città fioriranno come l’erba della terra.
17 Il suo nome durerà in eterno,
il suo nome si conserverà quanto il sole;
gli uomini si benediranno a vicenda in lui,
tutte le nazioni lo proclameranno beato.
18 Sia benedetto Dio, il SIGNORE,
il Dio d’Israele,
egli solo opera prodigi!
19 Sia benedetto in eterno il suo nome glorioso
e tutta la terra sia piena della tua gloria!
Amen! Amen!
20 Qui finiscono le preghiere di Davide, figlio d’Isai.


Ecco, dopo la lettura del salmo tutto diventa più chiaro: è il salmo del Re il 72, come re era Gesù su quella croce eletta a trono, tant’è che il Titulus stesso è chiaro quando riporta “Re dei Giudei” e la forma greca, come la latina, nel suo acrostico così lo incorona, ma ancor più lo incorona la ghematria con un salmo, il 72, regale per eccellenza, ma non solo: lì si legge “Qui finiscono i salmi di Davide” e lì, sul Golgota, finisce la predicazione di Gesù per un parallelismo strettissimo tra Lui e Davide, tanto che possiamo ben dire che non finirono i salmi ma si compirono, perché Gesù, al pari di Davide, ma superandolo, lo esclama, quel compimento, con un grido: “Tutto è compiuto!” (Gv 19,30) e così finirono i Suoi salmi, finì cioè la Sua predicazione e missione, come finì la preghiera di Davide, Suo padre nello spirito.

Alla luce di questa lettura ghematrica degli acrostici, credo che abbiano ragione tutti coloro che vedono nel corrispettivo ebraico di INRI e ΙΝΒΙ il Tetragramma YHWH , da molti sorriso, da altri impugnato, ma alla luce del salmo 72 ci pare sostenibile quel YHWH perché fu crocefisso il Re e il Messia (Dio), per lasciar campo libero a Barabba, lui sì ladro, ladro del fuoco sacro, cioè messianico, ma non gratuitamente stando però all’acrostico latino (INRI) riportato però in lettere greche, cioè ΙΝΡΙ per un valore ghematrico di 170 che noi leggiamo 1 e 70 quando il 70 d.C. pose fine alla querelle dei due Messia: quello istituzionale e quello “vero”.

Non fu una vedetta del cielo, però, ma solo un epilogo che Gerusalemme aveva scelto, come aveva scelto Barabba che andò in bocca alle legioni affermando così che gli acrostici non sono pronostici, spesso rosa non rossi, e riconoscono solo un Number One, un 1 altrimenti scoppia un … 70 a. b. c. Insomma scrivetelo come vi pare che tanto è uguale: è un … 70.

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