Vacanze romane

Una cosa fa di uno studente uno studente ginnasiale: la conoscenza di uno degli incipit più famosi al mondo, cioè Condita civitate, quam ex nomine suo Romam vocavit, haec fere egit. Tuttavia la sua fama non è accompagnata da una precisione storica degna, perché l’ab urbe condita è solo indicativo e niente è dato per certo.

Il blog da sempre ha giocato con i numeri, sin da quando ha scritto La cronologia di Dio. Quando la Bibbia gioca con i numeri e non tradirà proprio adesso il suo spirito picaresco, per cui giocherà ancora e lancerà i dadi su Roma, cioè nel perimetro storico della sua fondazione che fu storia, ma che divenne Bibbia, in particolare Vangelo se, come abbiamo illustrato, da Luca e il suo Vangelo si giunge a Erode e da lui a Pilato, per lanciarsi poi alla conquista di Roma, del mondo, della storia che divenne avanti Cristo e dopo Cristo per una bipartizione ancora insuperata e forse insuperabile.

Il fatto che Roma e i vangeli siano legati a doppio filo c’introduce, però, in una relazione specifica, quella tra Roma e Gerusalemme, se non altro perché il protagonista di quella storia, Gesù Cristo, fu condannato dalla prima come uomo (Gesù); mentre come Messia dal sinedrio (Gerusalemme) per una crocefissione che fu un’alleanza ante litteram tra il trono e l’altare, quasi metafora di Zaccaria, anch’egli ucciso tra il cortile (Roma) e l’altare (Gerusalemme).

Questo doppio filo ci permette di scommettere sul lancio dei nostri dadi e immaginare una storia che davvero è cronologia di Dio e leggere nella “qualità” della Chiesa di Roma, cioè ciò che la fa Una Santa Cattolica Apostolica Romana.

L’acrostico greco (ΥΣΚΑΡ) che emerge è pregnant, come dicono gli anglosassoni, innamorati da sempre delle Vacanze romane, tanto che noi dedichiamo il post al Principe Filippo, immaginandolo Gregory Peck (il gioco è divertimento: da sempre).

Il valore ghematrico dell’acrostico è 721 e quel doppio filo che lega Roma a Gerusalemme ci permette di leggere la nostra cronologia dei Re biblici e cercare il capo di quel doppio filo che si è dipanato nei secoli.

E’ così che cadiamo in Ozia (728a.C.-674 a.C.) al suo settimo anno di regno e questo ci fa notare una sequenza di 7 impressionate, perché 721 è 7 7 7 7 a cui si aggiunge il settimo anno per un totale di cinque 7 e la nostra piccola esperienza ci dice che non è casuale: è cronologia di Dio.

Infatti, secondo questa fonte che trae da Virgilio, nel sesto anno di Ozia (noi stiamo scrivendo del settimo, ma in un’ottica di datazione doppia è equivalente) iniziò a regnare Proca Silvio, uno dei sette (di nuovo 7) leggendari Re di Roma (questo calarsi in un contesto nuovamente dinastico come lo è la cronologia di 1-2Re dà corpo all’ipotesi di calcolo) che fu diretto antenato di Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, quando il primo è il fondatore di Roma, almeno stando al secolo, ma magari, all’interno di una cronologia di Dio, fu Proca il fondatore o, se volete, il capo di quel filo doppio che lega Gerusalemme a Roma, come lega i Sette re di Roma ai re biblici, anzi, forse proprio per questo.

Fatto sta che tutto va in ordine, persino la storia che ha suggerito il suo a.U.c (ab Urbe condita) nel 753 a.C., quando la cronologia di Dio ha solo rivisto la fondazione di qualche decina di anni, cioè dal 21 aprile del 753 a.C al 21 aprile del 721 a.C. per un trionfo del numero 7, con un’approssimazione accettabile, un rischio calcolato, seppur trattandosi di un lancio di dadi.

Ps: sa Principe che ce la vedo bene nei panni di Gregory Peck? Come trovo bizzarra una cosa che sapevo, ma che avevo dimenticata: il 10 giugno giorno della nostra nascita. Le faccio gli auguri, se non dovessimo, da queste pagine, risentirci.

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