L’algoritmo del Messia

Quando si vuole giustificare la rivolta armata anti romana, ci si appella all’attesa messianica, urgenza sociale, religiosa e profetica, nonché storica poiché nel 63 a.C. Pompeo aveva ridotto Gerusalemme a una provincia romana.

Negli anni di Gesù, tutto questo raggiunse il suo apice, tanto che facilmente si colloca la figura di Barabba il “sedizioso” (Mc 15,7), cioè colui che aveva guidato una delle magari tante piccole e grosse sommosse.

Lo sappiamo, dalla sua aveva il sinedrio che lo aveva educato come Messia liberatore dal giogo straniero, mentre Gesù viene sì a liberare, magari pure dai romani, che conquisterà grazie a Luca, ma a liberare da una condizione esistenziale piucchè politica. Gesù, insomma, parla di Redenzione, Barabba di rivoluzione.

Fatto sta che il Messia, Barabba o il Cristo, perché entrambi si chiamavano Gesù per confondere ulteriormente le cose, era davvero atteso da tutti, compresa l’ultima profetessa: Anna.

Ma un fenomeno sociale e storico, se lo è, deve possedere due requisiti: un inizio e una fine e dunque questo ci costringe e parlare dell’Attesa messianica, cioè quando iniziò e quando finì.

Con Anna quell’attesa era finita, ma agli occhi dei profeti, mentre Gerusalemme ancora non sapeva nulla di preciso e infatti cade in imbarazzo quando deve scegliere tra il Cristo e Barabba.

Sarà il 32 d.C. a porre fine all’incubo e neanche agli occhi di tutti: lo abbiamo scritto che fu con l’emorroissa che Gerusalemme si decise del tutto (34 d.C.), perché già i prodromi di quella conversione di massa, si erano visti con la resurrezione di Lazzaro, a meno che cambiando Vangelo non cambi anche prospettiva e con essa anche l’episodio clou di quell’attesa.

Anche noi, quindi, cadiamo in imbarazzo e questo è indice del caos messianico di quell’attesa, ma è nozione risaputa che in quegli anni di Lui se ne fece un gran parlare.

Per questo noi, nella misura in cui un algoritmo è un procedimento sistematico di calcolo, ci affideremo proprio ad esso per venire a capo della cronologia messianica.

Metteremo a frutto il post di ieri sera, allora, e diremo che 46 sono i Libri dell’AT; 4 i vangeli e, i rimanenti Libri, 23 per un totale di 73. L’algoritmo che noi utilizzeremo si compone di 46 4 e 23 che leggeremo sia in recto che in verso.

46 rappresenta sì l’AT, ma anche Gv 2,20 in cui Gesù dice, senza mezzi termini, che butterà giù tutto e farà tutto nuovo riferendosi al tempio. Quel tempio, però, è la Torah, è la Legge ed è Mosè quindi è l’AT che finisce laddove comincia il Cristo ed è d’obbligo, quindi, una lieve zona d’ombra: il dialogo che Egli tenne con i Farisei, in cui Gesù “si lascia intendere” a loro, ma non a Gerusalemme.

Dunque, come finisce l’AT all’ombra del tempio, finisce anche l’attesa, ma non per tutti, anche se certamente per la Gerusalemme che contava: quella del tempio, del sinedrio.

Ma perché era finita quell’attesa o cosa rappresenta la sua fine? E’ il numero 4 del nostro algoritmo perché il Vangelo pone fine all’AT essendoci,ora, il Nuovo, per cui come finisce l’attesa, inizia la nuova Legge, quella del Cristo.

Un Cristo che fu pastore stando al capitolo 10 di Giovanni, anzi, il “Buon pastore” o quello che Paolo chiamerà “quello Grande“. E infatti il 23 che segue il 4 è la numerazione del salmo del “Divin pastore” che nell’ottica messianica altro non può essere che il Messia, novello Davide Re pastore anch’egli.

Ecco dunque l’agoritmo che si compone di 46 4 e 23 per una logica e attesa messianica che svela la sua struttura cronologica, logica e teologica. Ma c’è anche il verso di 46 4 23, cioè 32 4 e 64 che sta lì a dirci che anche la sequenza a rovescio esprime contenuti di profilo, se quel 32 d.C. è l’anno dell’inizio del ministero pubblico, secondo noi; il 4 sono sempre i vangeli, mentre il 64 (63) è avanti Cristo, quando Gerusalemme divenne provincia.

Tutto quest ci dice -e conferma- che quell’attesa era iniziata nel 64(63) a.C. con Gerusalemme divenuta provincia dell’impero, ed era finita nel 32 d.C. quando l’inizio del ministero e, magari, la resurrezione di Lazzaro, pose fine all’interminabile notte messianica di Gerusalemme, aprendo l’epoca dei vangeli, cioè di un’epifania scritturale che chiude l’AT per il Nuovo Testamento.

Quell’attesa era durata, quindi, 96 anni e questo spiega come mai i nervi cominciavano a cedere e si voleva menare le mani. Lo si fece con Barabba e crocifiggendo Gesù, ma questo ha prolungato di molto l’attesa, tanto che molti ancora lo aspettano. Invano, lo dice l’algoritmo: è matematico.

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