Il Dio ladro

Prima di entrare in argomento, suggerisco la rilettura, per chi ha voglia e pazienza, dei post dedicati a Barabba, il Cristo del sinedrio, l’alter Christus istituzionale, goccia di santità opposta all’oceano di purezza: Gesù.

Spesso si soprassiede a un fatto: Gesù fu crocefisso tra due ladroni, e un assassino no? Magari un pedofilo o uno psicopatico sadico. No, due ladroni e tutti certi che basta dire che Gesù era nel mezzo, che neanche si dice messo in mezzo, che sarebbe già qualcosa, no in mezzo e basta: uno alla destra e uno alla sinistra, tanto basta. E invece non basta per nulla.

Gesù è un ladrone alla pari degli altri due, ma cosa ha rubato se i vangeli tacciono il fatto? In cosa è stato colto in piena flagranza di reato tale che, avendo salvato l’adultera colta addirittura sul fatto, non riesce a salvare se stesso (Mt 15,30)? Nulla, ha rubato nulla è solo che non era.

Non era il Messia, ne ha rubato l’immagine e il ruolo: egli ha cercato di impossessarsi dell’eredità d’Israele esautorando il tempio, quello stesso che in Gv 2,20 ha addirittura minacciato di distruggere per farsi largo.

In poche parole, il sinedrio vinse con il tradimento di Giuda e il Cristo fu istituzionale e l’Emmanuele era “Dio con loro” e con Egli la ragione e la fede erano ancora nel e il tempio, non distrutto, non vinto, ma ancora segno dell’alleanza divina, del “Dio con noi”.

L’istituzione, con il gioco dei trenta denari, ebbe la meglio: riuscì a nascondere il Messia originale, a favore della sua brutta copia e la vittoria, sul Golgota, sembrò totale, ma in breve risultò effimera, non perché ci fu il 70 d.C., quanto perché ci fu la rivolta e l’ultima guerra contro l’impero romano nel 135 d.C. e allora ci fu la catastrofe.

Il sinedrio fu smentito e smembrato da Dio, fatto non a pezzi ma a diaspora che ancora sopravvive all’evento, un evento che la ghematria sola celebra con δόξα il cui valore è 135, per una perfetta coincidenza tra la data storica dell’ultima guerra giudaica contro Roma (135 d.C.) e l’uno e trentacinque, cioè il 35 d.C. quando, un secolo prima, il sinedrio cantò vittoria, ma solo per un secolo impose il suo Number One: Barabba.

Nel 135 d.C., con la sconfitta d’Israele massacrato dalle legioni, Gerusalemme non ebbe più l’Emmanuele, apparve chiaro che Dio non era più con loro, anzi, mai lo era stato, ma lasciò solo che un popolo scegliesse il proprio destino affinché la Gloria di Uno rifulgesse, tanto quanto il 35 d.C. fu adombrata e umiliata.

Sappiamo che 35 d.C. e 36 d.C. non sono questione di lana caprina: il primo anno rappresenta il Cristo; il secondo Gesù e dunque non è un caso quel 135 d.C. a un secolo di distanza dal 35 d.C.: di mezzo ci fosse l’Emmanuele, ci fosse la ragione, la fede, la Gloria del Messia; mentre lì, in mezzo, tra due ladroni, ladrone pure Egli, ci fosse l’Autorità sulla e della Torah, non di Gesù, autorità che l’istituzione non voleva scippata, quando lei, in realtà, era la scippatrice.

Un tira e molla di un secolo: poi intervennero le Forze dell’ordine a vessilli spiegati: le legioni e non sentirono ragioni perché: ” Dio ladro!” non si poteva né vedere, né sentire, mi pare persino ovvio.

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