Doppio liscio, secula seculorum!

Fra i mille interrogativi che la Scrittura pone, due sono non più importanti di altri, ma famosi, cioè la bestemmia contro lo Spirito santo che ci obbliga a chiederci cosa sia; è il “doppio” di Apocalisse 18,6 che obbliga a bere Babilonia, in un calice dalla capienza raddoppiata.

Non siamo in grado di qualificare la bevanda, ma di dare forse ragione della sua misura in virtù di un versetto scoperto ieri sera post facendo, in cui abbiamo incontrato e notato che l’epiteto di Belzebù, rivolto dai farisei a Gesù, si colloca al 12,24 del vangelo di Matteo.

Quel 12,24 si compone di sei sei, ossia 666 e 666 per un doppio liscio sulla coppa che amava tanto. Due volte bestia, insomma, e per questo fuori persino dal regno animale che è bestia una volta sola.

Ma è proprio l’essere fuori dal regno animale che ne fa, non uomo ma divinità posticcia, invero, ma ritenuta tale: Babilonia, tanto che appare chiara la ragione di una “meraviglia delle meraviglie” di Giovanni in Ap 17,6 perché l’apostolo mai si sarebbe meravigliato della bestia, mentre sgrana gli occhi incredulo e questo ne fa un potere e un’istituzione religiosa che lo coglie di sorpresa, di “grande meraviglia delle meraviglie”, appunto.

Dunque Babilonia non regno, ma Chiesa, una Chiesa, però, che accusa il Cristo e ne fa Belzebù, ieri come oggi. Lui, Lui è satana: io sono santa! cosicché le genti siano confuse, non dalla menzogna, ma dalla bestemmia, impossibile da labbra tanto sante: è dunque vero, il Cristo è satana: lei è santa.

Satana, dunque, che si è evoluto: non più angelo di luce, ma Chiesa splendente per la meraviglia delle meraviglie addirittura di un apostolo. Ma bene attenti, tutto sarà perdonato, ma non quello, per quello c’è il doppio a causa della sua ubriachezza molesta che ha traviato non il comportamento, ma la coscienza delle genti, allontanate da un Gesù anatema.

Sarà dunque un 666 e 666 liscio, senza ghiaccio perché tutto troverà perdono, ma se hai fatto del Perdono in persona satana, ingoierai pure il bicchiere, magari un Natale, quel Natale del 25 dicembre che ti rivela padrona del mondo, cioè “meraviglia delle meraviglie”, una meraviglia anch’essa doppia, come tu sei doppia in eterno e un grappino ti fa un baffo “d’oro”.

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