Il giorno, il mese e l’anno

Dopo aver affrontato la pericope dell’emorroissa, mi è sorto un dubbio: come mai leggiamo che soffriva di perdite da 12 anni (Lc 8,43), ma i calcoli quadrano con 11?

La prima  cosa che ho pensata è che esista una logica di conto che ancora ci sfugge e può essere; poi ho pensato all’errore di un copista che in fondo 11 si memorizza, nell’attimo prima di scrivere, come 12 ed è facile, quindi, sbagliare; ma da ultimo mi sono ridotto a pensare il falso, perché tutto si presta a una falsificazione “di fino”, in nome del promoveatur ut amoveatur per cui si è fatta poesia e teologia laddove era calcolo secco.

“Così è migliore, è migliore 12 che rende onore agli apostoli!” cosa vera, ma rimane il fatto che getta fuori asse non un capitolo, non una pericope, ma un intero Vangelo, se esso s’ispira a una musa: l’emorroissa che è importante  non solo conoscere, ma ancor più rispettare -e alla lettera- come vedremo.

Il 12 truffaldino, salvo smentite, sostituisce l’11 lucano e impedisce di collegare il 23 d.C al 34 d.C. con esattezza, quando accadde di tutto a Gerusalemme e a Luca che, da Dottore, divenne apostolo e dai ferri passò alla penna, mettendo mano a un’opera che si rivelerà ciclopica: la conversione di Roma per una filiera scritturale che inizia dall’emorroissa, poi “tocca” Gesù; poi converte Luca; poi scrive un Vangelo; poi giunge a Erode e da lì a Pilato e, infine, è edita a Roma spaccando il mondo con un best seller.

Come vedete, il contesto è di primissima importanza e deve essere rispettato alla lettera, anzi, nel numero che è 11 e poco c’azzecca quel 12 teologico che onora gli Apostoli che, al contrario, ne hanno ricevuto danno sebbene promossi a 12 che già lo erano e per di più contenti, tranne uno (forse due).

23 d.C. e 34 d.C. sulla ruota di Gerusalemme, insomma, ambo secco sognato a causa della sterilità di una donna, che fece vincere a una città intera una fortuna, senza considerare gli 11 anni che li separano e che riassumono l’intera questione e l’intera attesa messianica, così lunga e tribolata che l’emorroissa ne è simbolo; ma poi  αθα “è venuto”, il Signore è venuto, venuto in un contesto, bene attenti, di “pecore senza pastore” (Mc 6,34) quando quel 23 d.C. richiamava già la metafora agreste con un salmo, il 23 appunto, che è quello del “Divin Pastore” per un trait d’union evangelico che solo la Scrittura sa offrire.

Sì, perché Mc 6,34 ha tutto scritto: ha scritto l’anno, il mese e il giorno dell’arrivo del pastore e dello sposo di Gerusalemme se il mese di Elul, sesto del calendario sacro, richiama, col suo etimo, Il Cantico, quando dell’anno già sappiamo ed è il 34 d.C. che infatti emerge da quel contesto disperso come un gregge con il versetto 34 del capitolo 6 di Marco.

Un 6 che è mese del calendario sacro, è Elul ma, di nuovo badate bene, Elul segue Ab/Av quando noi sappiamo che Egli allora è nato, cioè nel suo venticinquesimo giorno (il nostro 10 agosto).

Adesso noi vediamo una criptografia in quel 6 di Mc 6,34, vediamo riassunta, in germe, anzi in sperma trattandosi dell’emorroissa che poi concepisce, tutta una cronologia che istruisce quella filiera evangelica riassunta sopra e che collega l’emorroissa alla conversione di un impero, anzi, dell’Impero per eccellenza: quello romano.

Noi vediamo, infatti, sesto mese (primo giorno o secondo giorno se mese di 29 giorni) del 34 d.C. per una datazione che diviene 1-2/6 (Elul)/34 d.C., cioè 6 giorni dopo il giorno di nascita, avvenuta il 25/5(Ab)/ 15 a.C. che, se collocata, appunto, al venticinquesimo giorno di Ab/Av, colloca quel sesto giorno al primo o secondo giorno di Elul (mese di 29 giorni), quando accadde di tutto e l’emorroissa/Gerusalemme guarì per aver toccato con mano Gesù, uscendo da un’ansia messianica che aveva cercato di esorcizzare con le cure del caso, ma era mal d’amore e pure lei, come Giulietta, gridava “o Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?” e stentava a crederci, fino a che non giunse all’ombra del Suo manto uscendo dal cono d’ombra e di malaffare del sinedrio. 

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