Una musa evangelica

Avevamo scritto che il tema lucano è ben lungi dall’essere esaurito e infatti ai nostri occhi si presenta un argomento sinora solamente sorvolato, ma che è della massima importanza: il ruolo dell’emorroissa, che non fu solo malata, non fu solo paziente, ma costituì forse il caso più illustre di un detto che è verità: dietro a un grande uomo si scorge sempre la sagoma di una grande donna ed ella fu l’emorroissa.

Non ne conosciamo il nome, sebbene certi che non sia anonima, non sia  cioè una donna di popolo, se non fosse altro perché aveva speso tutti i suoi averi, quando mi sembra ovvio dire che li aveva spesi perché li possedeva. Dunque donna dell’alta borghesia, diremmo oggi, benestante economicamente, ma malata e nessuno riuscì a guarirla, tranne Gesù appena sfiorato in un ultima disperata speranza.

Già sappiamo da Luca che ella era malata da 12 anni, quando il suo Vangelo si occupa dell’ultimo anno, cioè del 34/35 d.C., anno in cui forse fu scritto il Vangelo lucano come cercheremo di spiegare.

Tale Vangelo pone la questione cristiana sul tavolo dell’élite gerosolomitana perché nasce in essa, nasce con l’emorroissa che apparteneva a quella classe, la quale conosceva il suo calvario, per cui la guarigione miracolosa non fu una delle tante vox populi, ma l’establishment fu sicuro: si tratta di un miracolo e dunque Gesù è il Cristo, il Messia.

Il clamore che la notizia suscitò fu enorme o almeno tale da coinvolgere in prima persona Luca che ad essa, all’upper class, apparteneva e forse aveva avuto in cura lui stesso la donna. E di Gesù si parlò tanto perché anche Erode s’interroga: “Chi è costui se il Battista l’ho fatto decapitare?” (Lc 9,9).

Ma come Erode tutti, tutti volevano sapere di Gesù ed ecco la necessità di un Vangelo che non sia “favola”, ma ricerca e resoconto ordinato (Lc 1,3) sia, cioè, scientifico, divulgabile e discutibile, sia pure nell’accezione più bassa, ma introdotta, però, nella classe sociale più alta, quella che conosce, frequenta ed è imparentata col sinedrio e dunque si forma quella vena di scollatura istituzionale su cui Luca prenderà la mira e dividerà il potere politico da quello religioso.

Questo è il necessario contesto alla nascita di un Vangelo, cioè alla nascita stessa del cristianesimo, perché fenomeno refertato storicamente da una ricerca e un resoconto ordinato che può giungere a Roma, all’olimpo sociale e culturale del mondo che sapeva tutto, ma non conosceva la Verità (Gv 18,38) la quale non prese le vesti di una delle tante novità partorite dall’impero, ma indossò i panni regali della scienza.

Se il 34/35 d.C. è il taglio di un Vangelo alla moda (un classico, però, essendo scritto quel Vangelo secondo i canoni scientifici della ricerca e dell’ordine) è facile calcolare quando l’emorroissa si ammalò, cioè 12 anni prima nel 23 d.C. e allora la ghematria ci di nuovo di grande aiuto se essa segna un
יגהה
 (Os 5,13)  che significa “né cura” cioè incurabile fermo lì, lo ripeto, a 23 come il 23 d.C. fu, lo abbiamo scritto, l’anno dell’insorgere della malattia della donna che presta il significato del simbolo a qualcosa di molto più profondo: Gerusalemme era, in realtà, malata.

Essa viveva un’attesa interminabile che aveva scaldato persino gli animi, facendone una delle capitali più turbolente. Ma quel Messia non veniva, come l’emorroissa  non concepiva, sebbene tutti gli sforzi profusi fisicamente, psicologicamente ed economicamente.

Ella era davvero Gerusalemme e il Vangelo di Luca la elegge a simbolo di una malata, disperata attesa messianica, finché all’ombra del tempio non si sostituì quella del manto di Gesù che bastò sfiorare.

Fu allora, cioè nel 34 d.C., che tutto fu chiaro alla luce di una guarigione del tutto insperata, anzi, impossibile e, grazie a lei, di Gerusalemme che poté gridare μαραν αθα “nostro signore è venuto” quando, però, è il perfetto del verbo che ci illumina è cioè “è venuto”, perché αθα ha un valore di 11 per cui dal 23 d.C. , insorgere della malattia, si aggiungono 11 anni per capire quando lo ha fatto, quando è venuto, cioè nel 34 d.C.

Noi abbiamo scritto ieri i motivi per cui lo reputiamo non solo l’anno del taglio lucano al suo Vangelo; non solo l’anno della guarigione, ma adesso anche l’anno in cui “nostro Signore è venuto”, perché tutta Gerusalemme cadde in preda al miracolo in virtù dell’emorroissa, certamente conosciuta da tutti come da tutti era conosciuto il suo calvario e non era una voce senza fondamenta quella che giunse alle orecchie di tutti: essa era fondata in cielo e per questo fondò una religione grazie a Luca e alla sua musa, non più paziente.

Ps: ricordo che 23 anni sono la scala cronologica della genealogia lucana da Gesù a Davide, come ricordo che numera il salmo 23 del “divin pastore” che “è venuto”. 

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