Una terra benedetta

La riflessione su Luca ha prodotto post per noi importanti perché fanno luce su un evangelista sconosciuto, più a me che a voi che ho dedotto a 53 anni la mia discendenza da lui e poi a Geremia, grazie quei sentieri intricati che la mente a volte attraversa, i quali sono difficilmente comunicabili perché meramente sperimentabili, cioè nascono dall’esperienza di ognuno e s’incontrano difficoltà nel dimostrare.

Difficoltà, però, che non sussistono con Luca se noi ci occupiamo della Lucania, regione dall’etimo incerto, ma forse assolutamente falso perché essa ha dato i natali al nome Luca che deriva da lucanus, abitante della Lucania.

L’assonanza è così evidente che ci pare altamente improbabile che nessuno abbia pensato al contrario, cioè da Luca a lucanus alla luce di Basilicata se βασιλεύς significa “re”, quando noi l’abbiamo già scritto che Luca converte Erode e da lui giunge, grazie a Pilato, a Roma convertendola, partendo dalle classi nobili.

E’ un etimo semplice, ovvio addirittura, ma che nessuno ha né tracciato, né rintracciato tuttavia è quello. E’ quello se l’opera di Luca fu ciclopica:  la divisione del monolite ebraico che seguì la logica del taglialegna (chi ha esperienza con l’ascia da spacco capirà al volo) che quando ha di fronte un tronco pesante non mena fendenti a caso, ma lo guarda bene prima alla ricerca della venatura e lì picchia con l’ascia e lo divide, magari con un colpo solo se bravo.

Ecco, Luca fece lo stesso sul “ceppo ebarico”, locuzione quanto mai appropriata, che appariva inviolabile ad occhio nudo: sodo e integro sebbene una minuscolo accenno di vena nella sua fibra e lì Luca colpì dividendo l’impossibile: Israele, che non aveva solo un potere religioso, ma anche politico: Erode che si convertì e dalla sua conversione nacque il cristianesimo inteso come movimento storico, se Roma lo seguì, se seguì Erode grazie a Pilato.

La Lucania non a caso, allora, era conosciuta come la terra dei boschi e del legname, quindi la metafora del taglialegna è quanto di più appropriato, come è appropriato l’etimo che ne sorse grazie al patrono dei boscaioli, oltre delle categorie professionali già conosciute e più nobili in apparenza.

Io credo che Luca o si stabilì in “Lucania” o quella terra gli fu donata quando Roma s’innamorò del suo Vangelo, ed essa, quella terra, lo ricordò anche quando fu chiamata Basilicata, se l’etimo riconduce a βασιλεύς “Re” perché volle celebrare Luca e se stessa dicendo a tutti di aver ospitato Luca, colui che convertì Erode e Roma, cioè il mondo. 

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