Da Gandhi a Giovanni: tecnica di una vittoria

Introduco il post con un argomento solo in apparenza non in linea con il suo contenuto, ma è quello, però, che ha istruito la riflessione. La Chiesa fonda il proprio ecumenismo e il proprio dialogo su un assioma: la Sapienza ha istruito tutti, cioè in tutte le culture c’è traccia di Dio. Ed è giusto anche per noi, come vedremo.

Qui l’argomento dovrebbe prendere un’altra piega, ma noi evitiamo di farlo per passare subito al punto riassumendo la cosa importante, cioè cosa abbiamo di fronte:

Cavallo verde o giallastro; Cavallo nero; Cavallo rosso; ; Cavallo bianco.

Ognuno ha un ruolo:

Il cavallo verde semina morte

Il cavallo nero raccoglie grano, orzo, olio e vino

Il cavallo rosso scatena la guerra

Il cavallo Bianco la vince

Il primo cavallo abbiamo scritto essere il ’68 di cui noi non a caso abbiamo altresì scritto che non sa: è movimento umano, troppo umano per sapere che la guerra non è contro i principati del mondo, ma quelli maligni del cielo, come scrive Paolo (Ef 6,12 per un 6 6 6 falso profetico).

Il cavallo nero sa, ma esce da un contesto di misure, come a dire che è il tenente artigliere che misura il lancio, ma non lancia, comunque sa di Paolo.

Il cavallo rosso accende la miccia e spara: scatena la guerra e sa pure lui.

Il cavallo bianco la vince e sa.

Gandhi sosteneva che: 

Prima ti ignorano

Poi ti deridono

Poi ti combattono

Poi vinci

Ed ecco quegli stessi cavalli, quello stesso schema per una vittoria che è progressione storica o presa di coscienza storica universale, cioè sapienziale, che la guerra, in realtà, come scrive Paolo, è contro i maligni principati del cielo, contro Satana e i suoi diavoli.

Diavoli che secondo noi non solo falsato il greco scritturale impedendo la lettura ghematrica per altro fondamentale in Apocalisse, ma anche il testo, come è avvenuto nel resto delle Nuove Scritture e nelle Antiche.

Insomma la Sistina ha riscritto tutto a suo uso e consumo andando oltre l’inimmaginabile: Apocalisse, che mette chiaramente in guardia dal falsare sia pure una sola lettera, quando la “Iota” già era stata fatta salva da Gesù.

Diciamo subito che potremmo essere stati beffati dal caso, sebbene i calcoli originalissimi che offriremo incrocino alla perfezione il Vangelo di Giovanni, lo stesso autore di Apocalisse, per cui non usciamo da un ambito psicologico, culturale e scritturale tipico, anzi, esso ci permette di affermare che quel Vangelo sta ad Apocalisse, come Apocalisse sta a quel Vangelo perché solo la loro intersezione permette di comprendere la profonda unità concettuale e scritturistica.

Infatti noi a suo tempo abbiamo ipotizzata una scala cronologica che detta l’intervento di cavalli e cavalieri ed essa è 3 anni, quando il “la” del pentagramma storico si ricava dai versetti 6,8 (cavallo verde o giallo) a cui si sottrae il versetto 6,5 (cavallo nero) per poi immaginare un 1968 (’68=v. 6,8) e un 1965 (’65=v. 6,5) e ottenere una differenza di 3, ossia 3 anni e così ricomporre il quadro cronologico di Apocalisse relativo all’intervento dei cavalli, cioè ’68 ’65 ’62 e ’59.

Per curiosità, però, ci siamo spinti oltre a ciò che già sembrava arbitrario: abbiamo sommati quegli anni immaginandoli versetti, per cui

’59 (cavallo bianco) è v. 5,9

’62 (cavallo rosso) è v. 6,2

’65 (cavallo nero) è v. 6,5

’68 (cavallo verde) è v. 6,8

________________________                                     

Totale                           47

questo perché abbiamo sommato i numeri interi e decimali singolarmente per poi sommare i loro prodotti cioè 23 (5++6+6+6) + 24 (9+2+5+8) per ottenere 47 (23+24=47) quando tra i 46 e i 47 anni Gesù rivela il piano omicida del Sinedrio in Gv 2,19-20 e dunque entra in scena la morte in un Vangelo che è un’unica grande Passione istruendo essa la cronologia profonda.

Curioso, allora, diviene l’occorrenza di “cavallo” nella Bibbia che richiama essa stessa quella morte, cioè la Croce, ossia il 35 d.C. a dispetto del 33 d.C. posticcio e sempre fuori asse come un riporto soggetto ai venti, storici.

Tale occorrenza è, infatti, 35 e sta lì a dirci che tale anno è il senso profondo di quella battaglia che nasce ignorata, poi è derisa poi è combattuta e poi vinta come a suo tempo fece Gandhi, ma contro, però, un colonialismo scritturale che la dice lunga alla luce di un’altra occorrenza neo testamentaria sempre di cavallo, cioè 6 quando esso, lo sappiamo a memoria, rappresenta il falso profetismo

Inoltre appare chiaro che la crosta che copre il grande affresco di Apocalisse ha perso smalto e, a un’indagine del dettaglio, l’originale emerge dicendoci che l’opera di falsificazione è andata ben oltre, scombinando l’impianto bibliografico dell’opera almeno relativamente ai cavalli, lasciando a noi il dubbio di cosa sia andato perduto in Apocalisse se tale falsificazione non si è limitata semplicemente a riscrivere capitoli e versetti credendo scioccamente di ovviare alla maledizione ereditata in caso contrario (Ap 22,19).

Nel Gravatar di questo blog ho scritto, relativamente al motto, che “non esiste la forma perfetta, ma il contenuto ideale” e tutto ciò fa al caso nostro se quel contenuto smentisce la forma.                                      

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