Fedele come Pietro, Dottore come Paolo: il deserto e i suoi miraggi

Ci siamo già occupati dei Padri del deserto, lettura integrale che consiglio a tutti almeno tre volte (come tre volte deve essere il segno al momento dello’ “Spirito Santo” durante il Pater, cioè dello-Spirito-Santo) per poi tenere il libro sul comò che spesso chiamano a caso, sebbene lontanissimi dai nostri cellulari, ma che vuoi che sia per coloro che attraversavano la notte del deserto per essere di ritorno a mattino dopo un ufficio svolto a corte!

Ce ne siamo occupati, anche seriamente, quando abbiamo scritto che a loro si deve la caduta degli Dei, della filosofia greca con Macario il Grande, ma ci siamo occupati anche d’Arsenio, come abbiamo scritto e pubblicato su amazon un brevissimo saggio sulla Salvezza da loro intesa, riportando tutti gli apoftegmi a riguardo, ma scrivendo ex novo un’introduzione ad essi, per  cui chi vuole può, con qualche spicciolo, offrire a me e a loro un caffè.

Adesso vogliamo riprendere un tema a me caro: la loro contraffazione già notata in Saio che esige un’obbedienza perinde ac cadaver (come un morto) quando essa giunge persino a infrangere un comandamento, fondando una gerarchia ex machina, cioè artificiale e ad usum Delphini, perché funzionale a un potere che si pretende tutto e subito in nome di un primato che in realtà è record

Infatti in Giovanni il Persiano si legge di quel potere che cerca Gloria oltre la Scrittura persino, persino laddove il Persiano carambola, avendo certamente scritto ben altro e non “fedele come Pietro”; tanto meno “Dottore come Paolo”, perché la realtà dei fatti è ben diversa:

Pietro rinnega tre volte per una recidiva scritturale che gli consegna il record sul “canto del gallo” (un centinaio di metri piani) che fece di peggio cantando due volte.

Paolo niente è a confronto di Luca, lui sì Dottore, tanto che il suo Vangelo fu quel “resoconto ordinato di accurate ricerche” che convertì Rome, e non le Lettere paoline, che sono davvero insetti di fronte all’opera ciclopica del Vangelo lucano.

Taroccati, quindi, i Padri perché taroccatori i figli, tanto che ci chiediamo, alla luce di tanta scelleratezza, di quale serpente si tratti, se capace di vivere a Pergamo, “fonti delle acque (Sapienza, Ap 14,7 per un 7-7-7 scala di perfezione“) e nel deserto, in cui magari si è avventurato come crotalo nel giorno dell’Immacolata, dogma mariano che nasce cattolico, ma non come frutto della sapienza paolina, perché cedente il passo niente meno che  Duns Scoto, secondo Cui “tutti in Adamo abbiamo peccato” (Rom 5,12-15), ma non piaceva e al pacco si è aggiunto il contropacco, per una matrioska di eresie circa le quali il Persiano se la ride (sulla palma, ovvio che era il suo mestiere) nel vedere che non è stato sufficiente attribuirgli un giudizio impossibile su San Pietro e Paolo, cioè un Vatica/inio che ha strisciato oltre, fino a mordersi la lingua.

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