Un Natale col brivido

47Con questo post penso di esaurire la memoria, di scaricarla e raggiungere un numero altamente simbolico nell’immaginario del blog: 666 post tra bozze e post pubblicati. Quando li ho contati, non ho resistito e mi sono accinto a scrivere che tra l’altro è un post leggero, parlando di un gioco molto popolare, anzi, popolarissimo: la tombola.

Sì la tombola, quel gioco a cui tutti sicuramente mi hanno invitato a giocare per il gran daffare che mi sono dato a darli quei numeri, buoni per la tombola, appunto. Tuttavia è della morte che volgiamo parlare, una morte che come “gli occhialoni” (88) o le gambe delle donne” (77) compare nel gioco quando si estrae il 47 “morto che parla” e parlò davvero, Gesù all’ombra del tempio in Gv 2.

Ma non è questo il punto, è il gioco, come una filastrocca, che talvolta sa trasmettere alla storia più di quanto noi saremmo capaci, se di mezzo c’è la verità, perché la gente la ama la verità anche se ne ha paura e allora gli si fa paura con il 47, non di piede, ma di tombola che tanto sa di tomba. Perché?

Abbiamo detto che con Sisto V Peretti si commise uno scempio: la Vulgata fu stuprata (don Maggi). Abbiamo altresì scritto e detto che il ‘600 fu l’anno dell’alcolismo cronico come fenomeno di massa, notizia appresa da wiki (storia della psichiatria) e noi  abbiamo subito addotto la causa all’opera di Sisto, cioè di una Chiesa cannibale che divorò i suoi migliori figli, quelli che tentarono una resistenza allo stupro, ma furono sopraffatti con i “Perni” “Gotti” (pernacchie e bicchiere o, se volete, la dolcezza è solo nel bicchiere, quello conseguente alle ripetute offese) e si dettero al bicchiere, forse in ossequio a quanto recita la liturgia eucaristica “fate questo in memoria di me” e la presero alla lettera quella liturgia cominciando a bere fino a morirne.

Ma c’era, dopo lo stupro della Vulgata, una Chiesa da rieducare al nuovo corso e al silenzio; in particolare c’erano da spegnere gli ultimi focolai di una resistenza che non doveva fare altro danno e allora cosa meglio di un gioco? La tombola, s’inventò, affinché nelle taverne e nelle osterie si parlasse d’altro o ” lo tombo”, come quel “morto che parla” ci dice a tutt’oggi che chi fiata è un uomo morto, nella…tombola insomma.

I giochi, come le filastrocche, hanno più memoria di noi rieducati, che mai abbiamo conosciuta la verità e lo diciamo a Natale: “Quarantasette, morto che parla”, ma non prendetela sul serio, non parlate dei 47 anni di Gesù al tempio per un totale di 50 che la tombola la farete e voi stessi, perché se anche se non darete più i numeri, lo sarete un numero, ma al cimitero aumentando quella maggioranza silenziosa che non parla più sebbene morta.

Fu così che una cronologia biblica perfetta, divenne un gioco a estrazione anche se la gente era contenta da matti ad avere tutto chiaro, ma mica lo vorrai mettere con “Quarantasette, morto “chi” parla”? C’è troppa più suspense

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