La penna nel cuore

calamaioRiflettevo, Maestà Carlo, sul suo regalo e mi sono reso conto di aver dimenticato di scrivere quello che noi chiamiamo “bigliettino degli auguri” che sempre accompagna il pensiero offerto.

Ecco allora che un’idea mi è salita alla mente e si concentra su una delle possibili piste per provare lo schema che ho proposto alla sua attenzione e a quella dei suoi studiosi di Giovanni, cioè questo;

Prologo:  Gv 1,1–2,25

Fase interlocutoria: Gv 2,25–11,54

Fase conflittuale: Gv 11,54 fino alla Passione

Fase finale: morte e resurrezione

Credo che molte potrebbero essere le vie di approccio e di studio, ma una, forse, potrebbe essere sfuggita a coloro che ne sanno molto più di me e conoscono quel Vangelo a memoria, persino nella versione greca, che è fondamentale e andrebbe, secondo me, letta ad alta voce per i motivi che spiegherò e affinché si possa cogliere non il timbro della voce, ma della penna.

Infatti, io penso che se Luca scrive con la mente, Giovanni scrive con il cuore, talvolta gonfio e diviene, Apocalisse ad esempio, un’opera dalle “concordanze impossibili” (Doglio) che nessuno si sa spiegare, perché il suo greco è, in altri periodi, addirittura elegante.

Ma scrive con il cuore, Giovanni, la sua Apocalisse, un cuore che non è a Gerusalemme, ma a Patmos (meglio Roma?), cioè in galera, non in qualche comunità e questo rende talvolta il suo periodare incerto, forse sciatto, ma certamente tipico di chi ha passato una giornata terribile e non ha voglia di occuparsi dei “casi” perché, magari, per caso è arrivato alla fine di quella stessa giornata.

Scrive con il cuore, sì, e allora il suo Vangelo deve essere letto a quella luce seguendo lo schema e immaginando una quiete iniziale nel suo Vangelo “fiume” che dopo un po’ fa le sue acque correnti, poi turbinose, poi furiose eppoi il grande salto: la cascata in grande lago (Tiberiade, non a caso) per una scena finale miracolosa e idilliaca, di quiete e pace.

Un po’ come la sua Apocalisse, che parte da delle lettere (bigliettini, anche se non di auguri) ma, a seguire, ne scrive di tutti colori, sino alla grande scena finale, anch’essa di quiete e pace, per una identità di “caratteri” che ne fanno opere non di una stessa mano, ma di un identico cuore ispirato: quello di Giovanni.

E’ anche nel periodare, quindi, la chiave per comprendere se quello schema è attendibile, un periodare che certamente risente di quelle pagine “fiume” e parte placido per poi farsi progressivamente tormentato e tormentoso nei termini, nei concetti e persino nella punteggiatura, perché Giovanni non andrà calcando la penna, ma il cuore, quello stesso che non a caso udì chinandosi sul petto di Gesù, scena che ci parla di un cuore, sebbene a forma di calamaio.

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