I mille pezzi di un evangelista chirurgo

lucaCon questo post completo una prima biografia di Luca, una biografia che ignora la carta d’identità, ma non i segni particolari, dell’uomo e del medico, lo abbiamo visto. Per cui non rimane che affrontare la sua fine, non prima di aver detto che il suo ruolo storico non si esaurisce a Roma, ma va ben oltre, giunge sino a Gerusalemme, che non è Roma, non è l’impero a cui tra l’altro era soggetta, ma è e rimarrà la città di Davide, consegnandogli un primato universale che forse supera quello romano, perché Gerusalemme è la Bibbia, cioè la storia che da particolare diviene universale, una metafora urbana, religiosa e storica, quindi.

Luca ha diviso Roma, dicevamo, e con essa ha diviso l’impero, il mondo e la sua storia, ma prima ancora, Luca, ha diviso Gerusalemme in quattro parti in fondo, se in essa albergava un potere politico (Erode) e religioso (sinedrio); come vi albergava, cioè regnava, la Legge che poi, però, dovette fare i conti con il Vangelo, che sintetizza quella stessa Legge che era Torah, per cui essa stessa si divide e la Bibbia diviene Antico e Nuovo Testamento.

Se a questo si aggiunge ciò che già sappiamo, cioè che con Luca ci fu un prima e un dopo Cristo; ci fu la luce e la tenebra e ci fu la menzogna, ma anche la verità, Luca diviene un evangelista autoptico, perché divide, taglia e seziona e per questo è medico, chirurgo, magari.

Ma cosa accadde a Gerusalemme a causa di Luca, cosa accadde che ci faccia comprendere una fine che noi abbiamo desunta per due motivi strettamente personali che possiamo riferire, però, solo in un caso, è vero, ma che risulteranno condivisibili?

Partiamo da Erode di cui non sappiamo se si converta, ma sappiamo che era un politico, era un re e come tale rappresentava quella legge che non era patrocinio del sinedrio, ma pur sempre legge.

Paradossalmente, è Erode che accoglie Gesù e non il sinedrio; è Erode che chiede il Vangelo lucano, cioè l’accurata ricerca e il resoconto ordinato, dunque è, in una parola, la politica che recepisce il messaggio e non il sinedrio, tranne forse alcune eccezioni, come Nicodemo, che va di notte e brancola.

La politica, quindi, apre le porte del “palazzo” e così Gerusalemme si spacca. Il monolite dell’ebraismo non è più lo stesso, perché si scatena quella che noi definiremmo una guerra istituzionale che “arma” i cristiani gerosolomitani ora protetti anch’essi dalla legge che non è mosaica, è vero, ma costituisce pur sempre una legittimazione.

Vero è che sappiamo della persecuzione scatenata contro di essi, Paolo ne è il campione, ma resta il fatto che l’istituzione politica ha riconosciuto in Erode la loro legittimazione e il sinedrio, seppur ben lungi dall’avere le mani legate, ha però una grossa rogna in più perché Gerusalemme non è più solo contro, ma è anche con.

Ecco la prima grande divisione, quasi una prima tranche del corpus sociale e religioso gerosolomitano operata da Luca il quale, però, è stato capace di un altra sezione: quella religiosa perché la sua conversione ci dice che egli passò dalla Legge al Vangelo, dal Decalogo alla misericordia (Mt 12,7).

Per noi sembra facile tanto la nostra epoca è sincretica, ma nella Gerusalemme di allora rigettare la Legge esponeva alla morte perché la Legge, era Israele, e nient’altro. Tutto questo risulta chiaro da quella maledetta appendice alla Scrittura che si generò: il Nuovo Testamento per cui adesso la Bibbia, la Torah conosce un prima e un dopo; un Vecchio e un Nuovo.

Ieri sera, a letto, giocavo con questo concetto, certo che fosse giusto e così ho scritto, mentalmente AT e NT  in greco (identico) per un valore, rispettivamente di 301 e 350 e qui ho compreso che il dado gettato per gioco aveva vinto, se siamo capaci d’intendere -e di credere- il senso che quelle cifre esprimono:

la prima 30 1

la seconda 35 0

Eccola la Passione, ecco il prezzo che il “Vecchio” ha pagato affinché rimanesse in vita: sono i 30 denari di Giuda, ma più ancora, forse, l’orecchio tagliato da Pietro a Malco anche se non sappiamo perché, ma resta il fatto che quell’orecchio ci dice che fu imposta con la forza una versione dei fatti a prezzo di Giuda, di sconto cioè.

Ma quel 35 0 è li a dirci che se si fosse giocato davvero non ci sarebbe stata nessuna vittoria tavolino, perché non ce n’era per nessuno, cioè per zero. L’incontro fu comprato ecco perché ancora si discute; ecco perché ancora si confonde il 33 d.C. con il 35 d.C.:  Giuda ha chiesto meno, due denari dati ai poveri magari, e si può ancora gridare vittoria, sempre a tavolino, però, altrimenti 35 zero: non ce n’è per nessuno: vengono mangiati vivi.

Ma c’è anche un Luca medico in un contesto ellenizzato che certamente conosce il giuramento di Ippocrate, ma anche se non lo fosse, noi lo crederemmo lo stesso vero, perché qui Luca l’ha combinata grossa: ha tradito la scienza e il suo giuramento fatto di fronte al serpente, se esso è simbolo della medicina (Verga di Asclepio) e questa proprio non gliel’ha perdonata l’ὄφις perché di fronte al miracolo che Luca ha scelto e ha non a caso ha operato, nulla può se la Sapienza procede da Dio, mentre la scienza è ricerca, umana però.

Come vedete, Luca ha aggiunto un’altra sezione al suo taglio ed erano già molte quelle passate col bisturi chirurgico, ma niente sono di fronte al numero di sezioni che si fecero di lui in preda a un’ira che consumò la sua vendetta facendolo a pezzi, cosa per altro non insolita se di Geremia si dice che fu segato solo a metà.

Sorrido, allora, di fronte allo scempio, non perché amante dell’horror, ma solo perché forse addirittura 7 anni fa scrissi un bel racconto, a mio parere, racconto che mi venne giù di getto sebbene lungo e con molte variazioni di tema e scena.

Quel racconto è Bovino adulto. Fettine sceltissime ed avevo ragione, tanto che posso riferire l’espressione che io conosco solo toscana: mi tirava il sangue, cosa potente, mai da sottovalutare, perché, come concludo nel racconto, “certe storie non si cancellano con un colpo. Mai con un colpo solo”. Ti fanno a pezzi.

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