Napoleone alla sbarra

napoleonePrima che il sipario tossico indotto cali sulla mia mente, voglio scrivere un’ultima cosa, piccola cosa a tutti coloro che sono certi del ferreo “chi sbaglia paga!”. Voglio dire che se sbaglierete, pagherete anche voi, perché non esiste solo lo scranno della Legge, ma anche quello ben più importante della Giustizia.

La faccio breve, che è meglio e cito subito Apocalisse 20,4 dove si legge che sono innalzati troni con il potere di giudicare, quindi di fare Giustizia. Il contesto non ci parla di un tribunale umano, ma divino che riveste alcuni con la toga di giudice, come i decapitati” rivestono l’habitus di cittadini, perché la decapitazione era riservata ai cittadini romani (Paolo), tant’è che Cristo fu crocifisso come schiavo.

Sono decapitati perché martiri, cioè testimoni di Cristo e della Sua parola e, in senso giovanneo, del nuovo comandamento che è amore, certo, ma anche misericordia se il Pater ci parla di una remissione reciproca del peccato che accomuna tutti, se tutti lasciarono cadere la pietra di fronte all’adultera (altro passo di cui avete capito davvero poco, anzi nulla), partendo dal più anziano.

Quei decapitati, dunque, lo furono codici alla mano, la mano dura della dura lex che vuole che si paghi se si sbaglia. Ecco allora che quei troni di giudizio, di Giustizia, chiamano a sé per mille anni coloro che furono vittima della Legge, perché quel regno è Giustizia, è misericordia: tant’è che Cristo ci parla del “regno e della sua Giustizia” (Mt 6,33 e la numerazione del versetto già ci dice tutto della falsità dello scandalo montato a mio danno) e non della sua Legge.

Passo riservato sinora a una lettura frettolosa, quindi, Ap 20,4, quasi una scena da anno giudiziario e poi via, ma invece fondamentale per dare speranza di Giustizia a coloro che la speranza l’hanno vista uccisa nei tribunali che non hanno resa Giustizia a favore della Legge che però, paradossalmente, ha reso fratelli di Cristo quelli delle galere, delle galee  dei manicomi psichiatrici sempre pronti con la mannaia a forma di fiala che ha saputo solo decapitare l’uomo e decapitare la Giustizia, che vorrebbe quei pazienti magari solo responsabili, ma non colpevoli, perché la causa del loro reato è altrove, talvolta addirittura nella Legge, lei per prima fuoriLegge, bandita dalla Giustizia e dal suo regno che viene prima di tutto e verrà per mille anni.

Permettete, allora, che concluda con una mia poesia il cui commento la renderebbe divina, perché lo è divina e per questo quella Legge non ne vuol sentir parlare, esautorata, come sarebbe,  da un decapitato, da Napoleone, uscito da una barzelletta per divenire blogger, cioè un classico 2.0 o 20 come i milligrammi terapeutici all’ombra del suo inconfondibile cappello.

Lasciaci così

Lasciaci così, Signore,
noi che viviamo all’ombra
degli spigoli dei marciapiedi;
lasciaci così,
nel mondo… in carovane, 
leggere sospese senza battistrada,
di nani e giganti,
vecchie prostitute e ballerine,
ciechi, zoppi, sordi,
muti e maschere di carne;
lasciaci così,
acrobati del giorno
che ci guida Napoleone,
mai stanco della sua Waterloo
e passiamo di sconfitta in sconfitta;
lasciaci così,
al nostro fuoco di candele
che mai Ti ha sfidato.
Lasciaci così,
che ce ne andremo presto, tutti:
siamo fratelli.
(Giovanni Parigi)

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