Sardi, la Chiesa zombie?

zombueMolti sono i numeri di cui ci siamo occupati e tutti hanno espresso date, hanno fatto, cioè storia, talvolta quella grande. Uno di questi è il 668 che noi abbiamo letto come il 668 a.C.

E’ stato l’anno che ha fatto coincidere la cronologia biblica, la cronologia dei Re e due calendari, quello sabbatico e quello giubilare con un evento unico nella storia di Israele da Salomone a Erode: la modifica strutturale del tempio con Jotam, che dedicò la porta superiore del tempio.

Quella porta Gesù se l’attribuisce dicendo di essere in realtà Lui, nel Vangelo di Giovanni al capitolo 10 e dunque diviene simbolo del Cristo stesso che invita il gregge santo a passare per essa, cioè attraverso di Lui.

Un Cristo “via, verità e vita” e dunque, quella porta, è la porta della vita, quella attraverso cui si accede all’eternità, tanto che ben si presta a parlarci di quell’unica via di accesso possibile, mentre l’altra è la porta dell’abominio e della perdizione, per una perfetta sintonia biblica che conosce solo due vie: la benedizione e al maledizione, un aut aut che compare nei Patriarchi e si conserva in Gesù.

Dunque quella porta ha un nome, quello di Gesù, mentre non sappiamo ancora se la porta dell’abominio lo abbia, un nome, per cui c’interroghiamo. In particolare interroghiamo il numero, il 668 che segna la storia, quella di Gesù, lo abbiamo  appena visto; ma anche quella della Bestia apocalittica, che noi da molto abbiamo indicato con Costante II, perché quel 666 che la contraddistingue è espresso dal χξς a cui noi aggiungiamo, intercalandole le due vocali cristologiche per eccellenza, cioè α e ω, per ottenere, dopo aver sciolta la ξ seguendo il dialetto ionico in σκχασκως (verbo, forse la participio, stranamente sconosciuto e taciuto: mai nessuno ha risposto alle mie mail, neppure per dirmi che ero completamente fuoristrada) che facciamo derivare da χασκω  che condivide i suoi significati con χαινω ed ecco il nome e numero d’uomo di Apocalisse: Caino.

Quella Bestia sale dal mare e per noi il mare di Apocalisse è l’Oriente cristiano, dunque Bisanzio. Non rimane che vedere, allora, se a Bisanzio negli anni a cavallo del 666 a.C. ci fosse Qualcuno che si fregiasse di un appellativo così triste. Sì c’era ed era Costante II, ribattezzato dal popolo “Caino” per aver ucciso il fratello.

Non riteniamo che da una lettura in fondo ghematrica, sebbene a rovescio (dal numero al nome) si giunga al dato storico (Costante II) per caso; come non per caso noi abbiamo sin da subito indicato – e da molto– quel “mare” da cui sorge la Bestia nell’Oriente cristiano. Insomma tutto si tiene, in quadro estremamente chiaro, se sono stato capace di riassumerlo.

Costante II muore, direi infatti, cioè non a caso, nel 668 a.C. e questo non solo ci parla della sua morte, ma anche della morte della Bestia, cioè di colei che certamente segna la via della perdizione che s’imbocca con Costante II, tanto che se la porta superiore del tempio (Gesù) è dedicata nel 668 a.C., quella della morte si eleva nel 668 d.C. con Costante II, se essa è l’esatto contrario di cui parla Gesù quando cita la porta degli inferi, che non prevarrà. Infatti, non a caso ινφηρ (lemma che costringe alla ricerca), ha un valore ghematrico di 668, segnando un’identità che pone le basi per una lettura molto più ampia e articolata.

Ma se la morte della bestia nel 668 d.C. caratterizza l’oriente cristiano, essa è anche il leitmotiv di una lettera di Apocalisse: quella a Sardi, che “si crede viva, ma è morta” e deve salvare “ciò che sta per morire”. Una Chiesa, Sardi, che il nostro schema di lettura di Apocalisse colloca non a caso negli inferi (per un motivo che potrebbe essere oggetto di un altro post), che non è l’inferno (quello è a Pergamo, Italia, “trono e dimora di satana” cioè laddove il potere, trono, e la società civile, dimora, sono nelle sue mani).

Sardi rappresenta gli inferi per noi anche perché vediamo nei quattro cavalli di Apocalisse un ordine che rispecchia l’elenco che Giovanni fa delle sette Chiese, per cui se il quarto cavallo esce da Tiatira e “lo seguono gli inferi” (Ap 6,8), essi sono, appunto, in Sardi, quinta Chiesa.

Ben si colloca, insomma, la morte in Sardi il cui spirito, non a caso è la gloria, quella che si conquista con e dopo la morte, cioè la gloria dei che permette l’accesso all’eternità, a differenza della gloria mundi che, quella sì, è morte, cioè la morte di cui viene accusata una Chiesa che si “crede viva”, ma è morta. Perchè?

Abbiamo visto la Bestia di Apocalisse muore, per cui non rimane che vedere se quella Chiesa, Sardi, si caratterizza per quella stessa morte o se sia proprio la Bestia a caratterizzarla.

Beh, non è difficile se siamo a conoscenza della presenza di Darwin in Westminster, un Darwin che fa l’uomo non a immagine di Dio, ma della bestia, resa curiosamente domestica da una scala evolutiva che ha violentato la storia allungandola a dismisura affinché il forcipe della scienza potesse estrarre il suo mostro, la sua bestia.

Non me ne vogliate, ma mi pare chiaro quello che è successo: siamo partiti dal tempio salomonico a cui si aggiunse, dedicandola ,la porta superiore del tempio, per giungere a Westminster, tempio esso stesso e, forse, della bestia, compiendo una parabola storica elevatissima, un sacro e un profano che ci parlano di due vie, due porte e due sorti per una Chiesa che deve uscire da una la “luce apparente”, perché o si è vivi o si è morti: gli zombie, cioè i morti viventi, appartengono solo al cinema e alle sue notti.

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