Il nome del Figlio

gesuConosciamo lo scandalo di Gesù, ma il suo mistero è ben lungi dall’essere conosciuto se facendosi dall’anagrafe non conosciamo niente di Lui, nemmeno il nome di battesimo perché se ne dicono di tutte “le forme” ed è inutile riportarle, basta dire che, come nel caso dell’anagrafe, “non si sa”.

Dunque non si sa quando è nato, né quando è morto, né quando ha predicato e ci sfugge anche il nome proprio, se volessimo conoscerne la forma ebraica e la relativa pronuncia. Bell’affare dopo duemila anni di cristianesimo che ne sbaglia pure il compleanno, celebrandolo il 25 dicembre quando dovrebbe farlo il 10 agosto, al caldo.

Santiddio, è mai possibile? C’è chi ricorda il giorno esatto della morte del gatto facendo lutto e la cristianità non sa nulla su e di Gesù? Come mai? E’ indubbiamente un mistero grande che noi crediamo solo la ghematria possa sciogliere, se la gente ha voglia di giocare un po’ con le lettere ebraiche e combinarle alla bisogna, cioè alla ricerca di un lemma che sia assonate con “Gesù” ma che offra un valore in linea con la sua storia, cioè la sua cronologia e il suo simbolismo.

Come ha fatto il greco con Ἰησοῦσ che offre un chiarissimo 888 identico a quello di Πησχ (dall’ebraico Pes(a)ch/Pasqua)  e dunque potrebbe darci quell’indicazione o dritta cercata, se un lemma ebraico che rende possibile il nome proprio “Gesù”  offre un perfetto e illuminate parallelo con lo 888 greco, creando un’identità perfetta e non casuale.

Oppure potremmo riferirci, come valore guida, essendo Gesù il nuovo ναός (Gv 2,20), all’intera cronologia templare che dal 945 a.C. giunge al 418 a.C. tracciando tutta la storia del primo e del secondo tempio, passando attraverso i secoli, cioè il 938/7 a.C della prima dedicazione; il 465/4 delle fondamenta del secondo tempio e il 419/8 della dedicazione sempre del secondo tempio.

Vi confesso che ci abbiamo già provato noi con il 419 a.C. che è l’anno, lo sappiamo già, della dedicazione del secondo tempio che però simboleggia il Cristo, essendo 419 ghematria greca di Davide (Δαυίδ) e dunque ci parla del Cristo re, Figlio di Davide.

Al primo tentativo tutto è filato a meraviglia, perché il traduttore di Google, quello che compare automaticamente in homepage, ci ha illuminati. Noi infatti avevamo scritto 419 in lettere ebraiche, cioè תיט, e la traduzione di Google non lasciava dubbi con quel “da Dio” che riportava, poiché quel Cristo simboleggiato dal 419 a.C., dedicazione del secondo tempio, procede effettivamente “da Dio” essendone figlio e dunque quella traduzione non poteva essere casuale, sebbene non facesse riferimento al nome proprio, tuttavia, però, ci aveva messi sulla buona strada.

I problemi però sono venuti dopo, quando cioè abbiamo riproposto lo stesso lemma, cioè תיט e allora il programma sembra sia impazzito, offrendomi oscenità e bestemmie che non riferisco.

La testa al toro la potrebbero tagliare solo coloro che conoscono l’ebraico e l’ebraico biblico, i quali sono gli unici a poterci dire se תיט veramente possa essere tradotto “da Dio” o con “hit” (colpire) come mi ha indicato in un secondo momento un traduttore inglese online di ebraico biblico, resta il fatto, però, che תיט esiste e forse viene pure “da Dio” il quale ha un nome che si può conoscere solo giocando con le lettere dell’alfabeto ebraico che danno pure i numeri: che volete di più?

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