Pietre da orbi

pietrePer motivi familiari, mia madre mi ha ricordato che il 29 giugno è San Pietro e Paolo e a me, insomma, era sfuggito quando ho dedicato gli ultimi due post (qui e qui) a Giovanni di cui ne riassumo la dimenticata questione romana, cioè la presenza dell’Apostolo a Roma quando scrisse Apocalisse.

Ciò, abbiamo scritto, offre quel tertium che l’adagio latino spesso nega e colloca il Prediletto nel cuore stesso del primato petrino, scatenando un terremoto emotivo nel cuore della cattolicità, da sempre abituata ai primi due non della classe, ma dei Vangeli o almeno così si vogliono se è dedicata loro nientemeno che Roma.

Di adagio latino in adagio, adesso ricorriamo all’altro altrettanto famoso, cioè nomen omen che ci rivela il presagio scritto nel nome di ciascuno d noi. Allora sarà Pietro a rivelarci il suo e Giovanni farà lo stesso in questa antivigilia della solennità di Pietro e Paolo, mentre Giovanni sembrerebbe rimasto al palo.

Alcuni dicono che Pietro significa “ciottolo”, “sasso” e dunque in Pietro c’è sin da subito un richiamo che alcuni hanno visto, sbagliando secondo noi, alla “roccia” su cui è fondata la Chiesa di Cristo, sebbene tutta la Scrittura, ma ancor più il buon senso e senno, facciano di Cristo la “roccia” come testimoniano svariati passi e versetti.

Rimane però la durezza di un “sasso” che non a caso diviene sampietrino con Sisto V Peretti, sasso che riveste le vie e ricorda da vicino la lapidazione, perché “chi sbaglia paghi”.

Inoltre, sempre quel sasso, ricorda le tavole della Legge, anch’esse di “sasso” cioè di pietra, perché quella stessa Legge fu scritta nella pietra e ne ha ereditata la durezza. Pietro dunque non richiama solo la Legge, ma la sua osservanza pena i sampietrini, cioè quelle parole come pietre scagliate magari in nome di una correzione fraterna che in realtà diviene multa collettiva, cosicchè l’ordine è ristabilito e l’esercizio della giustizia è tale sebbene sia solo un applicare la legge.

Ben diverso Giovanni che significa “Dio ha avuto misericordia” tant’è che Dio gli Ebrei ancora lo chiamano il “Misericordioso”, cioè Colui che solo può usare misericordia se questa è giustizia, nel senso che essa, la misericordia, supera la Legge e le sue pietre demandando tutto a Dio, unico giudice dell’operato di ciascuno di noi, escludendo l’uomo dall’esercizio della Giustizia, che non è legge, cioè qualcosa che l’uomo possa amministrare, se fu proprio Pietro a giocare al ribasso di fronte alle “settanta volte sette” del perdono cristiano (Mt 18,22).

Ecco, io penso allora che veramente in Pietro e in Giovanni si consumi la scelta di ciascuno di noi se quel “voglio misericordia e non sacrifici (lapidazioni)” riassume due diverse personalità: da una parte la Legge (Pietro); dall’altra la misericordia (Giovanni) e Gesù è stato chiaro: voglio quest’ultima, non la prima, cioè voglio Giovanni e non Pietro e questo a qualcuno non è andato giù perché voleva stringerla in pugno come un sasso la giustizia ed esercitarla alla cieca.

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