Generazione di fenomeni

farfalle.jpgTra le cose già scritte sul Valdarno, sembrerà strano ma credo manchi la cosa più ovvia: la salute, il bene più prezioso oggi come ieri e come sempre. Gli antichi erano certamente al corrente di questo per cui sapevano benissimo adottare la profilassi che le loro conoscenze permettevano, in primis un luogo salùbre, perché da sempre prevenire è meglio che curare (longe praestantius prevenire quam curare est), specie se la farmacopea era rimedio, non scienza (questo non toglie che ci fossero anche allora dei bravi medici).

Ecco allora che diviene interessante studiare l’altimetria dei paesi sinora elencati e che popolavano il Valdarno, cioè Levane, Caput silvae (Caposelvi) e Incisa il cui livello sul mare, rispettivamente di 149 slm; 240 slm e 122 slm, è molto basso, specie Incisa.

Il fatto che il livello sul mare sia a tutt’oggi basso, significa che rispetto alla palude, che si scrive abbia caratterizzato i luoghi, esso lo sia stato ancor di più, esponendo tutta la popolazione alle malattie tipiche di un ambiente assolutamente malsano, oggi come allora.

Tuttavia questo non pare essere stato preso in considerazione quando sono stati edificati i paesi di Levane, Caposelvi e Incisa che evidentemente si ritenevano immuni da tutto quello che di negativo può offrire per la salute una palude stagnante.

E che lo fosse stagnate sembra addirittura testimoniato dal Boccaccio che definisce il Valdarno, nella novella di Rinaldo, “luogo infernale” infestato da mosche, tafani e zanzare, ma tutto ciò sembra sia stato ignorato dagli abitanti che evidentemente erano a conoscenza di rimedi e presidi a noi sconosciuti.

Personalmente lo ritengo molto improbabile e ritengo invece che i paesi elencati fossero stati fondati perché, al contrario, il luogo era quanto di più ameno, tanto che non scorgo nessuna ironia nelle parole del Boccaccio che, contraddicendosi, definisce il Valdarno, nella solita novella, “luogo che non può essere al mondo migliore”.

E siamo d’accordo perché noi siamo ormai certi della presenza di un lago anziché di una palude assolutamente malsana, tanto che non ci stupiscono le costruzioni a ridosso delle sue rive, altrimenti inconcepibili se lì ci fosse stata presente una palude.

Allora, come per il ponte romano dell’ineffabile Ing Castinelli; come per Caput silvae immaginiamo l’ormai celebre “bianchetto ecclesiastico” il quale ha esercitato la sua censura addirittura sul Decamerone che non è né ironico, né schizofrenico quando prima ci parla di “luogo infernale”, perché infestato da mosche, tafani e le immancabili zanzare; poi di luogo che “non può essere al mondo migliore” poiché tutto dipende dal bianchetto usato che, sebbene l’acromaticità, ne ha combinate di tutti i colori.

Sarei davvero curioso di conoscere il livello di Levane, Caposelvi e Incisa rispetto alla palude che si scrive abbia caratterizzato il paesaggio, per capire se davvero quei luoghi fossero popolati da fenomeni, frutto di un evoluzione che allora sì sarebbe evidente e tale che di fronte a sciami d’insetti, matasse di serpenti, branchi di topi e l’immancabile alligatore la gente del luogo mostrava la stessa nonchalance che mostriamo noi in un prato di farfalle.

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