Roma Caput silvae

caposelviDopo il post dedicato a “Bocca d’Ambra” credo rimanga ben poco da aggiungere sull’origine lacustre del Valdarno che si era conservata ben lungi dal Pleistocenico, se nel XIV secolo il lago non solo era presente, ma fu addirittura ritratto (non sappiamo quando di preciso l’originale della stampa proposta qui sia databile, per cui assumiamo il XIV secolo ad esempio).

Tuttavia ci appaiono interessanti anche altre spigolature etimologiche e toponomastiche che contribuiscono a far luce e, come in questo caso, a dimostrare ancor più, dopo l’ineffabile Ing. Ridolfo Castinelli il quale ha costruito un ponte già costruito da secoli dai romani appropriandosene, che si è giocato sporco, nel senso che si è corrotta tutta quanta la storia di un Valdarno che parlava di una barbarie: il prosciugamento di un lago per futili motivi logistici (comunicazioni con la temporanea sede papale di Avignone) da parte della Chiesa, la quale niente era a confronto dell’Impero che mai pensò di prosciugarlo, sebbene quegli stessi problemi logistici erano molto più pressanti avendo a che fare con la turbolenta Germania di Armino, ad esempio. Nonostante questo Roma cantò il De rerum natura, non il De profundis, cosa che invece riuscì benissimo alla Chiesa del Cantico delle creature che infatti rispedì al Creatore prosciugando Pelago, cioè il Lago del Valdarno.

Poi, con il bianchetto ecclesiastico, si è pensato bene di riscrivere una versione dei fatti per coprire lo scempio, giochetto che è riuscito bene solo in parte perché a ogni piè sospinto, a ben guardare, il lago riaffiora e denuncia i criminali.

Come nel caso di Caposelvi, frazione valdarnese a un passo da Levane, il cui etimo, stando a wiki, innocente, è incerto e le possibili soluzioni ben si guardano da dire la verità circa l’origine del toponimo che è facilmente intuibile: Caput silvae, cioè “inizio della selva”.

Qui c’è bisogno di un buon dizionario etimologico e il Pianigiani, senese, è quello giusto perché la Treccani ben più moderna, ad esempio, non coglie la sfumatura che molti abitanti della campagna invece conoscono tra “selva” e “bosco”.

La prima è una zona molto intricata di sottobosco; il secondo è alto fusto. Vero è che la selva può svilupparsi anche nel bosco, ma solo dopo che questo è stato tagliato e per un breve periodo di tempo, poi il bosco prende di nuovo il sopravvento sul sottobosco che si era sviluppato dopo il taglio.

Il Pianigiani, toscano come Caposelvi, è al corrente della sfumatura e la riporta chiara parlandoci per silva (selva) di una zona ricca di “arbusti”, cioè di sottobosco e allora l’etimo di Caposelvi diviene chiaro: Caput silvae inizio della selva cioè di una zona intricata.

Ma se a Caposelvi iniziava la zona intricata come si concilia con il continuum che avrebbe necessariamente dovuto offrire con la zona paludosa che tutti dicono occupasse il Valdarno? Che senso ha parlare di “inizio” se tutto era uguale, cioè il paesaggio di Caposelvi era, a monte e a valle, zona intricata, cioè una selva?

A tutt’oggi infatti a monte del paese c’è la zona boscosa (selva) che introduce nel Chianti, mentre a pochi chilometri non a caso c’è una località che si chiama “La Ginestra” quando questo arbusto è tipico del sottobosco.

Quindi abbiamo che a monte il paesaggio era caratterizzato dalla “selva”, mentre a valle, stando a quanto si sostiene, c’era una palude, quindi essa stessa intricata a causa della vegetazione tipica delle paludi. Viene spontaneo chiedersi, allora, di che inizio (caput) e di che “selva” (silva) si parli se il paesaggio era in realtà uniforme.

E che lo fosse e che fosse risaputo credo sia testimoniato dal fatto che si gioca con le parole quando ci si occupa del toponimo di Caposelvi: se ne dà sì una duplice spiegazione, ma non quella esatta, semplice e più assonante: Caput silvae.

Questo accade perché si vuole cancellare dalla “vista” del lettore l’evidente differenza tra quanto stava a monte e a valle di Caposelvi: nel prima luogo la selva; nel secondo il lago, l’unico capace di spiegare il motivo per cui a Caposelvi ci fosse il Caput silvae: perchè semplicemente davanti c’era un lago, bello, fresco, giovane, nobile ed enigmatico come può esserlo solo un lago che faccia da cornice alla Gioconda.

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