Le vie di Roma sono finite

sampietriniSi dice che le vie dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni, mentre quelle di Roma di sampietrini. Pietra strana, cubica, spigolosa e durissima sempre pronta all’uso e molto versatile perché come lastrica le vie, lapida.

Si chiamano sampietrini anche perché si dice (wiki) che furono inventati sotto il pontificato di Sisto V Peretti che noi, casualmente, conosciamo bene, avendone fatto il falso profetadi Apocalisse e nel giudizio, perchè di giudizio tratteremo, ci vengono in aiuto i ministri cattolici attuali che vedono in lui il Papa che “ha stuprato la Vulgata” (A. Maggi); mentre dalle onde di Radiomaria siamo venuti a conoscenza che “non perdonava neanche a Gesù Cristo” (trasmissione radiofonica).

Ecco, li vedete adesso i sampietrini? Lo abbiamo scritto, materiale edile molto versatile, tanto che ha pure una notevole elasticità simbolica che lo rende capace di renderle vive le strade che lastrica: si passa sopra alla Bibbia, alla Parola e ai Vangeli quegli stessi che chiedono “misericordia e non sacrifici” (θυσία, Mt 9,13), traduzione vergognosa ma ottima per la “posa” dei sampietrini.

Infatti, essa si presta alla loro messa in opera se l’ipsissima verba lo si lascia intendere come censura dei sacrifici rituali, i quali debbono, dopo l’Incarnazione, far posto alla misericordia. Dio supererebbe così la purità rituale e il legalismo per sostituirli con la misericordia. Ma il senso di quella traduzione, a un esame attento, sfugge perché sembra quasi che la misericordia debba essere riservata alle vittime sacrificali, cioè agli agnelli, alle tortore e ai piccioni, quando invece il senso vero del versetto ci dice che la misericordia deve essere usata verso le vittime che sono i peccatori, i quali Cristo è venuto a chiamare al posto addirittura dei giusti.

“Voglio misericordia e non sacrifici perché sono venuto a chiamare i peccatori e non i giusti” ha solo il senso appena illustrato e quel θυσία ci parla delle vittime di una lapidazione di legge, la cui infrazione, cioè il peccato, condanna alla morte senza misericordia, altrimenti la Legge perde il suo vigore, il suo vigor mortis che la rende strumento di potere.

Un potere che è esercitato con i sampietrini, oggi come ieri, perché il passo dell’adultera “scivola” (Ravasi) tra le pagine dei Vangeli non trovando precisa collocazione, sebbene la pericope sia ben collocata nella pubblica piazza dove tutti erano convenuti pietre alla mano.

“Chi è senza peccato scagli per primo la pietra” (Gv 8,7) cioè “divelga per primo il sampietrino e lo scagli” direbbe di nuovo Gesù e di nuovo, facendosi dai più anziani, esperti di Legge, ma anche di peccati, se ne andrebbero lungo quella via lastricata di sampietrini da cui erano venuti.

Sì, sebbene wiki sia senza fonte quando ci parla dell’origine Sistina dei sampietrini, ha colto nel segno: il mio “bravo” a chi ha riferito la notizia che il caro Sisto V Peretti li ha tenuti a battesimo, colui che prima stupra la Scrittura (A. Maggi); poi non perdona neppure a Gesù Cristo (Radiomaria). Solo chi ha un cuore di pietra può trarne dei sampietrini che immancabilmente rivolge contro gli altri.

Ecco, romani, adesso sapete qualcosa in più sulle vostre famosissime vie e centri storici: essi si sono fatti parola e voi camminate sopra alla giustizia, quella di coloro che prima stuprano la Bibbia, poi gridano allo scandalo.

Verrà ancora Gesù a salvare l’adultera? Io penso di sì perché ancora vuole misericordia e non lapidazioni

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