Il Grande gelo

voltoNon è molto che mio padre è morto, dopo una lunga degenza, ponendo così  fine a un calvario ospedaliero e prima ancora di bestemmie. Sono duro ma lo devo, perché in tutta la sua vita aveva cacciata la bestemmia da casa, tanto che non aveva riguardi per coloro che imprecavano tra le sue mura, fossero amici, parenti, nipoti od ospiti.

Frequentava la Messa tutte le domeniche e da giovane, tra i più belli del paese, certamente un colosso erculeo, portava la Madonna in processione, mentre da vecchio, prima del crollo e delle bestemmie, aveva riempito casa di libri di spiritualità e di edizioni bibliche, tanto che a me appartiene solo la BJ.

Inutile scrivere che gli facevano da cornice le trasmissioni radiofoniche e che io Radiomaria l’ho conosciuta grazie a lui.

Ecco, questo è il rapporto che mio padre aveva con il divino, un rapporto che si è incrinato solo negli ultimi due anni della sua vita, divenuta amara, disillusa e forse anche cattiva, ma ciò non pregiudica tutti gli anni precedenti vissuti quasi di precetto.

In quegli anni precedenti, un sogno gli era ricorrente. Mi diceva che si trovava in un luogo dove c’era molto freddo. “Che freddo, che freddo!” mi diceva al mattino e non riusciva a spiegarselo quel tormento gelido di un’intera notte.

Adesso è morto e non posso più spiegarglielo che era all’inferno. Sì perché se il padre sogna il gelo, quello che vorrebbe caratterizzare il nostro Natale “al freddo e al gelo”, trovo non casuale che il figlio, io, scopra che il Natale si dovrebbe in realtà celebrare il 10 agosto, cioè agli antipodi del calendario.

Un padre sogna, il figlio studia. Il padre s’interroga, il figlio scopre. Le stesse domestiche mura hanno posto il quesito e data la risposta, perché solo mio padre, qui, sognava il gelo; solo io, qui, ha scoperto il Natale di luce e calore.

Mio padre, quindi, nonostante le Messe, la confessione, i sacramenti, le letture e una vita cattolica “santa” era all’inferno, cioè al freddo e al gelo, in quelle “lacrime e stridor di denti” a cui consegna Gesù dopo il Giudizio, quello vero, non umano.

Non posso altro per lui. La risposta al suo angoscioso dubbio è giunta tardiva, anche se tutto mi lascia ben sperare; posso invece qualcosa per altri che magari pure loro sognano il freddo e il gelo della santa notte di Natale che li tranquillizza, perché ben distante dalle canoniche fiamme dell’inferno, mentre dovrebbero preoccuparsi, perché come il Natale si celebra sotto il Solleone, così l’inferno è il 25 dicembre, per cui è il gelo il grande segno della sciagura a venire.

Se vi capita, come può capitare a me, di sognare il Grande gelo correte pure a confessarvi, comunicatevi, recitate rosari e abbondate con l’acqua santa aspergendola dopo ogni corona del rosario. Se quel gelo continuerà ad attanargliarvi, però, fatevele due domande, chiedetevi come mio padre : “Ma cosa vorrà dire?”. Poi, se volete, prestate attenzione a suo figlio, che non ha fatto a tempo a sedersi in auto, fare una passeggiata e parlare, come nostro solito da un’intera vita, tranne l’epilogo. Se il cielo avesse concesso quel tempo gli avrei spiegato che non era né un bel segno, né un bel sogno: era l’inferno.

Ciao pa’ riposa in pace: so per certo che, seppur in extemis, ti sei salvato. Io ce la farò?

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