La novella del lago

boccaccioGli  studi liceali di letteratura italiana sono ormai vecchi di quaranta anni, si può benissimo dire, tuttavia a volte riaffiorano dal fondali della memoria dipendentemente dallo stimolo e il lago valdarnese, di cui abbiamo trattato negli ultimi post e che ha dato luogo a una categoria del blog, è uno di quegli stimoli che lentamente hanno permesso di riaffiorare alla memoria non tanto il Decamerone,  indimenticato e letto, quanto la sua datazione che mi pareva si collocasse negli anni del ‘300 italiano, ma non ricordavo proprio la sua esatta collocazione in quel secolo, collocazione che è tra il 1349 e il 1351 secondo alcuni ma autorevoli studiosi.

Questa datazione colloca l’opera boccaccesca a ridosso del prosciugamento del lago (1316-1321), ma apre anche all’ipotesi che essa sia stata scritta negli anni precedenti con il lago ancora esistente, poiché non c’è certezza circa la datazione del Decamerone, ma si offrono ipotesi.

Se non tutto diviene possibile, allora, molto però lo è, come ad esempio immaginare che il Lago del Valdarno sia stato attraversato dalla fantasia di Boccaccio che infatti traccia, nella settima giornata, un’itinerario letterario tra Firenze e Arezzo, attraversando dunque il Valdarno in cui, infatti, colloca una novella .

Potrebbe darsi che il Decamerone parlasse del bacino naturale valdarnese, ma come l’opera è stata messa all’Indice per i contenuti, così potrebbe essere stata censurata nei luoghi, magari scomodi, perché parlavano di un crimine inutile: il prosciugamento del lago per ragioni logistiche molto temporanee se Avignone fu solo una breve parentesi del papato.

La strage della fauna stanziale, migratoria e ittica, nonché della flora, compiuta per futili e estemporanei motivi non doveva lasciare traccia ai posteri, troppo compromettente per la chiesa del Cantico delle creature, così si è ricorsi al bianchetto ecclesiastico che magari ha permesso di “correggere” anche il Decamerone, sostituendo il sostantivo “lago” con l’idronimo “Arno”.

Tuttavia la speranza di giungere alla verità non è scomparsa se in qualche edizione del Decamerone sparsa per il mondo si è conservato il testo originale, che magari presenta non solo un lago al posto dell’Arno ma -e sarebbe davvero una meraviglia- anche il nome stesso del lago, perché un nome ce lo aveva di sicuro prima dell’anonimo e criminale Valdarno.

Gli esperti del Trecento italiano, in particolare di Giovanni Boccaccio, hanno così ora una ipotesi di ricerca affascinante, perché inserita in contesto che già vedeva partecipi i vertici della letteratura italiana, cioè Petrarca e Dante, ai quali si aggiungerebbe, qualora avessimo ragione, nientemeno che Boccaccio tanto che mi viene da scrivere che

I’ vorrei che Dante, Petrarca, Boccaccio ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per lago andasse al voler vostro e mio

In bocca al lupo!

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