È il mio regalo, Mister Darwin

giovanni-forumSinceramente questa storia del Valdarno comincia a prendermi la mano, quando le dita le aveva già afferrate domenica con il post allucinato che prometteva l’Apocalisse in quel lago. Sì, domenica nel lago ci abbiamo cacciato, molto presto a dire il vero, di primissimo mattino (le cinque in pratica, ma non ci feci caso: era il mio compleanno che sono nato il 10 giugno del ’65) la bestia e il falso profeta apocalittici, cioè coloro che prima hanno distrutto la storia, poi l’hanno riscritta come piaceva loro.

Quel lago, lo abbiamo scritto, li smentirà dimostrando che quei conti umilierebbero un asino, ma riempirebbero di orgoglio una scimmia, quella stessa da cui, sempre secondo loro, discendiamo. 100 mila anni di errore, infatti, non li commette un asino, ma una scimmia e se poi su quei 100 mila anni ci si costruisce su non c’è condono che tenga: viene giù tutto.

Ma dicevamo che i conti ci hanno dato alla testa così tanto che adesso giochiamo con Mister Darwin, colui che ha progettato l’evoluzione. A noi poco importa che sia stato un agnostico e che sia stato sepolto in Westminster, a noi interessa il suo nome che scriveremo in greco, cioè Δαρυιν.

Il valore ghematrico che emerge è davvero curioso: 565 e noi lo scomporremo ricordando al lettore che questo blog, cioè io, ha datato il prosciugamento artificiale del lago a cavallo degli anni 1416-1421 cioè in 5 anni, mentre il sottoscritto è nato nel ’65 e così si ricompone il valore ghematrico di Δαρυιν cioè 5 e 65, ossia 565.

Insomma, il lago l’ho fatto riaffiorare io, nato nel ’65, mentre coloro che lo avevano seccato hanno compiuto il capolavoro in 5 anni dando così a Darwin tutto il tempo e il modo di partorire la sua teoria, che non si è evoluta poi così tanto bene nonostante i milioni di anni che ha chiesto e ottenuti per affermarsi: parla ancora a gesti; mangia banane e minaccia con i denti, oltre che scappare su quattro zampe, all’occorrenza.

Perché ho scritto questo? Semplice, mi sono fatto il regalo: un lago dalle “chiare, fresche e dolci acque” mica poco.

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