La Toscana che non ti aspetti: ipotesi per una ricerca della presenza longobarda nel Valdarno Superiore

longobardi

La  promozione turistica spesso passa da slogan quali “La Toscana che non ti aspetti” se chi la patrocina è la regione omonima che vuole far conoscere gli angoli insoliti del suo territorio. Anche noi lo vogliamo e presentiamo davvero “La Toscana che non ti aspetti” se di origine tedesca, lasciandolo tutto presumere.

Procederò per punti, lasciando agli esperti (è davvero materia loro) quello che sembrerebbe un argomento molto promettente che riguarda il Valdarno, cioè Levane, Pergine, l’Arno  e il “Bandella” che testimoniano una a noi sinora sconosciuta forma di presenza tedesca. Partiamo da Pergine.

Abbiamo visto che due sono i comuni italiani che portano questo toponimo: uno è Pergine Valdarno, l’altro Pergine Valsugana. Essi sono uniti da una morfologia che ha determinato l’identità dei toponimi.

Infatti come Pergine Valsugana è situata a pochi chilometri dal Lago di Coldonazzo, così Pergine Valdarno, che in origine era situata a pochi chilometri dall’omonimo lago. Ciò crea un’identità morfologica che forse spiega come mai i due comuni offrano lo stesso toponimo.

Bisogna adesso notare che Pergine Valsugana è nella provincia autonoma di Trento, cioè il capoluogo del Trentino-Alto Adige, regione a statuto speciale dove in larga parte del territorio si parla tedesco. E questo costituisce il primo punto, da tenere ben fermo.

Adesso parliamo di Levane che ha una riserva naturale nella Valle dell’inferno che dai levanesi  è chiamata anche “Bandella”. Ho fatto una breve ricerca è ho scoperto, in un sito anonimo, che non riesco più a trovare anche se la cosa non  mi meraviglia a causa dei molti ospiti indesiderati nel mio blog e nelle mie ricerche, che Bandella potrebbe derivare, forse un diminuitivo, da Bandus latino che lo ha mutuato dal tedesco bandw (prego controllare) che significa “interruzione” “rottura” e infatti la riserva del Bandella è formata da un’apertura in una delle pareti rocciose che formano la gola dell’Arno sino a Laterina, tanto che sia a valle che a monte sono state costruite due dighe: quella di Levane e quella de “La Penna”, perché il fiume si prestava benissimo a opere idroelettriche attraversando una stretta gola, quella che si dice abbia ispirato Dante per il suo Caronte infernale.

La riserva di “Bandella”, quindi, si forma perché una parete rocciosa che costringe l’Arno in una gola s’interrompe aprendo un varco (bandw) all’Arno che crea un ansa abbastanza profonda, tanto da giustificare una riserva naturalistica.

Ma Bandella ha anche un’altra origine se costituisce, a detta dei dizionari, “una lamina di ferro”, cioè una lamiera, cosa che richiede ferro e dunque ti chiedi perché “Bandella” richiami termini metallurgici.

La spiegazione potrebbe darla nuovamente il tedesco, perché nessuno, mi pare, ha mai proposta l’ipotesi tedesca dell’idronimo “Arno”, tant’è che noi ci siamo arrivati per un’ipotesi alquanto bizzarra, cioè investigando il sostantivo “arnese” che immancabilmente è di ferro, ma è anche molto assonate con “Arno” di cui potrebbe benissimo costituire l’aggettivo.

Ma dicevamo che l’idronimo “Arno” potrebbe essere tedesco e infatti se noi consultiamo il dizionario etimologico nostro solito, vecchiotto a dire il vero ma secondo noi molto efficacie, abbiamo che “arnese”  deriva dalle lingue nord europee e anche tedesche e significa “ferro”.

Prima di giungere alle conclusioni lasciate che scriva della presenza a Levane di una famosa fonte ferruginosa che ha abbeverato generazioni di ciclisti e campioni come Bartali, perché essa testimonia nuovamente il ferro distribuito in natura, quello stesso che ha dato il nome all’Arno e che costituisce la radice del toponimo “Bandella”.

Rimane quindi solo da spiegare come mai tutto tradisca il tedesco con Pergine Valdarno che offre l’identità di toponimo con Pergine Valsugana, collocata in una regione fortemente tedesca; come tedesca sarebbe l’origine di “Bandella” se deriva da bandw e significa “rottura” “interruzione” e come potrebbe essere di origine tedesca l’idronimo “Arno”.

Se c’è una cosa per cui i tedeschi erano così abili da essere famosi è proprio la metallurgia, per cui chiedo se sia un caso che la radice germanica dei lemmi presentati sopra si  incontri casualmente in un luogo ricco di ferro stando alle testimonianze a alle fonti d’acque.

Se non dipendesse dal caso, rimane da capire quanto di longobardo si sia conservato nel Valdarno, se quella lingua è il “magma tedesco” che ha dato origine a Pergine; all’Arno e al meno conosciuto Bandella, oltre magari ad altri termini e toponimi ancora sconosciuti che potrebbero provare la presenza del lago negli anni della presenza longobarda (VI-VII secolo), che andrebbe ben oltre una torre che mi pare, ma vado davvero a memoria, si erga nelle colline vicino Levane . Buona ricerca, anche in quel di Trento, che il web mi dice ricco di testimonianze longobarde come il Valdarno, tanto che non appare insolito che solo due comuni in tutt’Italia, uno valdanese (toscano) e uno valsugano (trentino), abbiano per nome Pergine.

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