Ladri di tempo

evo

I molti post dedicati al Valdarno permettono una prima sintesi, cioè un’abbozzo di conclusioni che chiudano, almeno per ora, l’argomento. Tiriamo insomma le fila del nostro ragionamento che, salva la parentesi apocalittica dei cavalli al galoppo nell’Ambra, segno alla popolazione che in cielo si stava preparando qualcosa, mai è uscito  da uno schema solido: le prove che lasciano trasparire un Lago del Valdarno in epoca enormemente successiva al Pleistocenico, tanto che crediamo ovvio non credere all’errore, troppo marchiano e non dovuto a una leggera approssimazione: 100 mila anni non possono assolutamente essere definiti tali.

Che è successo, allora? Certamente quella datazione ha fatto riferimento a metodi scientifici i quali, però, hanno sbagliato di 100 mila anni. Perbacco: o sono maniacalmente pignolo io che la cronologia biblica l’ho affrontata per intero ricostruendola dall’Anno Mundi sino ai giorni nostri concedendomi,  in pratica, solo un’approssimazione massima di 1-2 anni; o sono semplicemente inqualificabili loro che in un solo lago sono sprofondati in un errore colossale.

Niente di tutto questo, per comprendere appieno cosa sia in realtà successo, infatti, bisogna tornare alla Scrittura, ad Apocalisse e lasciare che il lago lì citato dia la sua versione dei fatti, perché è nella Scrittura che quel lago compare, sebbene di fuoco, segno di una vergogna eterna.

Eh sì, eterna, perché esso aveva resistito agli Etruschi, ai Romani, ai Galli, ad Annibale, ai Longobardi ai terremoti, alle pulci e alle zecche per poi soccombere a un banale adagio popolare che da sempre ci dice cosa spinge ad Avignone o a Roma più velocemente di un carro di buoi e mette una fretta del diavolo per tornare all’alcova, per altro illegittima trattandosi di consacrati.

Parlavamo di 100 mila anni di errore e la scienza non ci ha fatto una bella figura, quella stessa scienza che vorrebbe insegnare, in particolare il suo metodo, tanto che tutto ciò che non è metodo non è scientifico ed è ipso facto sbagliato. Beh, lasciate che ve lo dica: preferisco di gran lunga la mia ghematria e le mie intuizioni, nonché l’ex cathedra di mio nonno che poco sapeva di scienza, però scienza l’ha fatta, rendendo beata e scientifica una semplice quinta elementare.

Ecco perché ne vedremo delle belle quando tutto sarà chiaro, sarà chiaro, cioè, che la scienza è sì arte, ma non mestiere di coloro che mettono mano ai libri e alle penne per fare, di un lago prosciugato artificialmente in epoca tardo medioevale, un bacino  disseccato naturalmente nel Pleistocenico (prima no? 100000, 200000, un milione di anni che differenza fa?). Ti verrebbe da ridere, ma non ti è possibile: la faccenda, seppur grottesca, è seria: c’è di mezzo Apocalisse e il lago di fuoco dove saranno gettati la bestia e il falso profeta.

La prima è colei che ci vorrebbe frutto dell’evoluzione, cioè di una scala definita, appunto, evolutiva e capace di partorire da ultimo l’uomo, non più creato a “immagine e somiglianza di Dio” ma di una scimmia (effettivamente, per come si fanno i conti, la deduzione non è sbagliatissima, manca solo la prova che magari neppure tarda ad arrivare).

Questa teoria, per affermarsi, ha avuto bisogno di anni, milioni non spiccioli, perché è ed era, come un grande classico, senza tempo, nel senso che quei milioni di anni le erano necessari e se li è presi, inventati di sana pianta proponendo una cronologia dell’uomo che affonda non nella notte dei tempi, ma nella tenebra più fitta, tanto che è difficile capirci qualcosa se un lago muore scientificamente nel Pleistocenico, ma lo troviamo vivo e in natura ai tempi di Dante.

Tutto questo rivela la menzogna, la menzogna dell’evoluzione che magari ha partorito coloro che certi conti li hanno fatti, non come asini, ma scimmie, tanto sono sbagliati, sebbene noi non crediamo all’errore, ma all’assoluta malafede. Infatti non imputiamo l’errore né agli asini, né alle scimmie, bensì al serpente che nella sua foga di sostituirsi a Dio si è lasciato prendere la mano è ha gonfiato le cifre.

Per riscrivere la storia, tuttavia,  c’era bisogno di falsare quella vera (biblica) e allora ecco che sulle sponde del lago fa capolino, assieme alla bestia, il falso profeta che è profeta, nel senso che scioccamente è ritenuto tale, ma falso tanto che ha distrutto l’intero asse cronologico biblico, quello che ci parlava dell’Anno Mundi e dunque della Creazione.

Della bestia e del falso profeta non a caso Apocalisse ne fa una cosa sola, perché se il secondo ha demolito, il primo ha costruito ex novo quella versione falsa della storia e della cronologia che la ordina, la quale vorrebbe farci credere alle favole, cioè all’evoluzione, teoria scientifica che si avvale di un errore di 100 mila anni (non finirò mai di ripeterlo!).

Eccolo là, allora, il nostro lago nei cui fondali si consumerà la sorte della bestia apocalittica e del falso profetismo che l’ha resa sacra e imperante. Paradossalmente sarà proprio la scienza, quella che non ha “macchiato le sue vesti” (Ap 3,4 ) con il fango della menzogna a denunciare il grande imbroglio di una teoria ladra di tempo (l’evoluzione) e per questo consegnata alla Giustizia, un tribunale della storia che la farà precipitare in quegli abissi che lei stessa ha creato per una profondità di 100 mila anni, cioè secula seculorum.

 

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