Da una porcata a una porchetta

porchetta

Questo blog tiene ferme, nei propositi, le cose serie, a volte riuscendoci, a volte un po’ meno. Questo non toglie che ci sia spazio anche per gli aneddoti se curiosi, affinché il terreno della semina rimanga leggero, areato e i post, cioè le piantine, respirino alle radici, altrimenti oppresse dalla troppa serietà che rende il terreno duro.

Ecco allora che fa di nuovo ingresso Levane Alta non con la sua storia, ma con i suoi personaggi che sono quelli della mia infanzia, che andava a Levane Alta ad acquistare cuscinetti a sfera per farne “i carrettini” di cui erano ricche le strade negli anni dell’austerity.

Le vendeva un rigattiere che recuperava ferro vecchio e la sua casa, non so se la sua professione, è ancora lì, ancora “da i’ Piri” come dicevamo in dialetto. Un Piri che onora la massima latina per cui nomen omen, cioè nel nome si nasconde un presagio che in questo caso attinge al greco, nientemeno, rendendo ancora più interessante Levane Alta, quella che più di tutti ha pagato il prezzo dell’ecatombe valdarnese con il prosciugamento artificiale di un lago bellissimo (guardando a Nord: a sinistra le pendici del Chianti, a destra il Pratomagno, cioè gli Appennini) solo per la comodità di alcuni e di passaggio: gli alti prelati romani come abbiamo visto qui.

Levane  non ha ancora dimenticato quello scempio, tant’è che ha caro Dante che lo ha cantato e Levane ha fatto tesoro della sua poesia dedicando ad essa luoghi (La valle dell’inferno, riserva naturale) e personaggi: Caronte, ancora vivo nel suo immaginario.

Tutto questo agita, assieme ai sogni e agli incubi, le acque di quel lago ormai fantasma che si sono dipinte, dopo l’ecatombe, di un rosso porpora, rosso come il sangue che sono costate. Si gridò vendetta al cielo, infatti, dopo le inutili preghiere ai potenti. Una vendetta al cielo che è ancora presente e minacciosa, sebbene pronunciata da un paese noto per la sua vocazione alla compravendita di maiali, mentre meno nota era la porcata che aveva subita.

“I’ Piri”, allora, è la testimonianza di quella maledizione pronunciata facendo voto al cielo, perché è un grecismo, se fuoco in greco si scrive πῦρ e dunque quel Πυρι (Piri) altro non significa che “bruci”. Una maledizione che nasce aneddoto, è vero, ma non per questo perde il suo effetto sia scenografico che apocalittico, perché la Grande prostituta (Roma) è consegnata da Giovanni a un enorme incendio (Ap 18,9).

Insomma, anche stando agli aneddoti paesani, tutto porta a Roma, sia che si prenda la A1 come ieri, sia che si vada a casa “di Piri” e forse proprio per questo Levane è famosa per i maiali e i maialai: una porcata come seccare un lago di quelle dimensioni e di quella bellezza per rendere agevole il viaggio di Alcuni, si poteva vendicare solo con una gigantesca porchetta.

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