Comodo nonno, chi altri?

comodo

Ho ancora in mente i colloqui con mio nonno; ho ancora in mente il suo desco da lavoro, come ho in mente l’immancabile e puzzolente N80 con un lungo cappello di cenere ferma sul posacenere a “tenergli compagnia”, come mi diceva. E ho ancora in mente i suoi urli contro di me quando gli chiedevo se in guerra avesse ucciso: era storia anche quella, una storia che solo quella cattedra, quel desco poteva raccontarmi.

Lo sappiamo da questo post che discettava anche di concili, in particolare di quello tenuto a Trento che pose fine alle corse dei cavalli lungo l’Ambra. “Nell’Ambra” il fiume che taglia Levane, mio paese natale “si vedevano i cavalli correre; dopo il concilio di Trento non si sono visti più” mi ripeteva, eco di una memoria di paese che solo in quell’insolito archivio si poteva conservare.

Adesso sta a noi chiedersi perché i cavalli dopo il concilio non si vedessero più; sta a noi incrociare le fonti, indagare la memoria e far ferma l’altra di memoria, quella che vuole le navi “attaccate” (attraccate) a Levane Alta. Questo ci parla di un lago, un lago ben navigabile perché esteso e profondo che aveva il suo porto a sud, direzione Arezzo, cioè a Levane.

Quel lago la scienza lo vuole prosciugato naturalmente nel Pleistocenico, 100.000 anni fa, ma noi sappiamo già che Incisa Valdarno deriva dal verbo incido latino che significa “incidere”; sappiamo già che Figline Valdarno deriva da figulina (terracotta) e tutto questo unito al genius loci del paese che rimanda a Dante con la Valle dell’inferno (riserva naturale) e a Caronte, personaggio dantesco, ma anche presenza nell’immaginario levanese, ecco tutto questo ci parla di un prosciugamento forse ai tempi di Dante, se Caronte è fortemente assonante con charòneion (Caronteion luogo puzzolente), un luogo puzzolente, cioè, che ancora esalava i suoi miasmi, i miasmi di una strage della fauna e della flora che viveva nel e del lago. Chi può aver ordito un simile scempio? E perché? Se il Pleistocenico è innocente, chi è il colpevole?

“Nell’Ambra si vedevano correre i cavalli; dopo il Concilio di Trento non si sono visti più” diviene, allora, una testimonianza, perché ben lontano dall’essere la farneticazione di un ciabattino pazzo (la televisione e il cinema ci hanno abituati agli scienziati), ma il piano criminale di una Chiesa folle che quei cavalli hanno denunciata tale proprio scomparendo, negli anni conciliari, alla vista di coloro che ne avevano goduto come segno dal cielo, un cielo che così aveva consolato il dantesco “eterno dolore della perduta gente”, i levanesi, costretta a subire un sopruso sciagurato.

A nulla, sono convinto, valsero le umili suppliche ai potenti di pescatori e piccoli armatori, per questo fu accolta la loro preghiera in cielo affinché il crimine commesso ad esso gridasse, essendo stato perpretato per comodità di viaggio.

Infatti se ai giorni nostri la A1, la più lunga autostrada italiana e la più famosa, passa dal Valdarno e facilissimo immaginare che, come essa collega adesso Milano a Napoli, facendo tappa tra Firenze e l’aretino, così ai tempi di Dante: i pellegrini e i prelati dovevano passare per forza dal Valdarno che però era un lago  e costringeva a indisponenti soste, magari a causa del maltempo che non consigliava la navigazione; o magari costringeva gli alti prelati in andata  o di ritorno da Roma a mischiarsi con “capri e cavoli” e questo non andava giù.

Bisognava prosciugare alla radice quel maledetto lago che faceva tappo, cosicché essi potessero tornare al negotiosissimum otium romano immancabilmente tenuto in lussuosi palazzi, troppo distanti da quelli levanesi. Ecco le ragioni dello scempio: la comodità di viaggio verso e da Roma, ed ecco quei cavalli che scompaiono dall’orizzonte dell’Ambra nei giorni conciliari. Essi sono lì a dirci dove guardare per fare giustizia, una giustizia che ancora grida vendetta al cielo tra una suola sfondata e un tacco da rifare, simbolo di una storia insegnata da un desco a suo modo cattedra.

Trovo curioso, allora, l’intarsio enigmistico che propone il falsissimo 33 d.C., anno della crocefissione, degli alti prelati patiti della comodità e velocità di viaggio, perché quel 33 in greco appare come lambda e gamma, cioè λγ, che se unite in un intarsio dalle vocali più famose di Apocalisse, α e ω (alfa e omega, Ap 1,8), diviene λαγω (esattamente “lago”) e forse  è quello stesso che hanno prosciugato, il quale diviene “il lago di fuoco” di Apocalisse cioè quello della vergogna “sempiterna”, come diceva la buon’anima di mio nonno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.