Il grido della speranza: il sommo sacerdozio ebraico crocifisso

Hyrcanus_II

Nel post di ieri abbiamo tracciata la storia del regno di Giuda che non finisce nell’esilio babilonese del 505 a.C. sebbene niente sarà più come prima. Quel  regno davidico che era nato nel 989 a.C. conclude la sua parabola di gloria nel 505 a.C., è vero, ma continua la sua storia strappando ai secoli un ruolo, forse marginale in cui è costretto a lottare per la sua indipendenza.

Sarà con i Maccabei l’ultimo rigurgito nazionale per sprofondare nei fondali della storia divenendo provincia romana, la nuova provincia di Siria, istituita da Pompeo. Si apre la fase in cui Giuda è abbandonato da Dio, perché a niente sono serviti i richiami, talvolta severi fino al punto di esiliare Giuda.

Questa è a storia di un regno, ma che ne è della storia di un tempio? Sì perché se Giuda fu monarchia, forse più ancora fu “tempio”, fu cioè una monarchia teocratica in cui il sommo sacerdozio si eleva a istituzione di pari rango, se il tempio che lo esprimeva e lo legittimava era il cuore pulsante del regno.

L’aver tracciato la storia di quest’ultimo ci mette in grado di comprendere la sorte del sommo sacerdozio? Io credo di sì se di quel tempio abbiamo chiara la cronologia, una cronologia, come la nostra, che ne colloca le fondamenta nel 945 a.C. e la sua dedicazione nel 938/937 a.C.

Se fu Giovanni Ircano II fu il primo reggente del periodo romano che ha segnato la fine del regno di Giuda, non bisogna dimenticare che egli fu anche sommo sacerdote che non è arbitrario considerare ultimo, ultimo di una lista particolare che era iniziata con  Zadok, ai tempi di Salomone, verosimilmente l’anno della dedicazione del primo tempio, cioè il nostro 937 a.C.

Ecco allora che è possibile tracciare un excursus cronologico tra il primo sommo sacerdote al tempio e l’ultimo, tra Zadok e Giovanni Ircano II che si collocano nel 938/937 a.C. il primo; nel 64/63 a.C. il secondo disegnando una parabola sacerdotale di 874 anni di cui ci chiediamo, adesso, il senso.

Un senso che è, nuovamente, ghematrico poiché riconduce a al grido di Gesù sulla croce prima di morire: ” Ἠλὶ ἠλὶ λεμὰ σαβαχθάνι” (Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?). Il verbo condensa ghematricamente la sorte del sommo sacerdozio ebraico, perché come quest’ultimo durò 874 anni, così 874 è la ghematria di σαβαχθάνι (hai abbandonato) dicendoci che nel 64/63 a.C. dio aveva abbandonato Giuda alla sua sorte, cioè alla nuova provincia di Siria.

Abbiamo dunque, alla luce del post di ieri, la fine di un regno nella ghematria di un nome proprio (Ἰωάννης); la fine di un sommo sacerdozio in un grido. Abbiamo cioè che con Ircano II muore Giuda regno e Giuda “tempio”, crocifisso dalla storia, al pari di Gesù sebbene quest’ultimo sia risorto, mentre Giuda vive la sua speranza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.