“Trentatré trentini”, la storia e le sue filastrocche

Noi datiamo la crocefissione nel 35 d.C. è cosa molto nota, come è noto che la Chiesa Cattolica, per Tradizione, la colloca nel 33 d.C. Non è questione di lana caprina puntare i piedi, perché il 35 d.C. regge tutta la cronologia biblica e la profezia, quella di Daniele, le 70 settimane, ad esempio.

Non si può, dunque, passarci sopra, ne va dell’intero asse cronologico biblico, ne va della Bibbia e la sua storicità. Noi sappiamo come nasce quel 35 d.C., lo sappiamo così bene che siamo giunti, grazie a lui, all’Anno Mundi del 3923, tanto è importante; come sappiamo bene che senza il 35 d.C. non si potrà mai conoscere il Cristo cinquantenne di Giovanni, Policarpo e Ireneo, non si potrà mai conoscere Gesù, in una parola.

Ma che ne è della sua gloriosa alternativa? Che ne è del 33 d.C.? Come e quando nasce? Beh, sulle prime si direbbe da profondissimi studi storici che hanno esaminate nel dettaglio le fonti; poi ci si appella alla Tradizione apostolica che ha fatto salvo il depositum fidei e questo chiude la faccenda: la scienza e la Chiesa, una volta tanto, sono concordi e chi a loro si oppone, si oppone al chiarissimo lume della ragione e della fede, è matto. Facile no?

Tuttavia gli Ebrei c’insegnano che spesso la storia altro non è che il velo con cui si nasconde ciò che è realmente successo. Un velo, di per se stesso, è qualcosa di artificiale e molto spesso sottile, tanto che a un ben guardare emerge la verità, sebbene nella sua versione più fanciullesca: uno scioglilingua che non fa il suo mestiere, perché in realtà forse corrode un velo.

Trentatré trentini

entrarono in Trento

tutti e trentatré

trotterellando

ci facevano ripetere a scuola, naturalmente per gioco, quando però gioco non è: è storia, una storia che mostra il suo lato leggero, sottile come il velo che copre quanto in realtà è successo, perché a Trento entrarono veramente trentatré trentini provenienti da tutto il mondo cattolico ed erano cardinali, riuniti in concilio, quello di Trento appunto.

Quel concistoro -lo sapiamo da questi post– cercò di bloccare la Riforma protestante, una Riforma che aveva elevato, con Lutero, l’altare della storia di Dio nel 1523, un Lutero che, alla luce di tutto ciò, fu uomo di Dio perché ne realizzò il progetto di salvezza. Quell’altare di Dio appartiene a una storia altissima che si fece Riforma, cioè si fece storia documentata, mentre quegli altari emergono da una storia ispirata e per questo meno documentata o in ogni caso affiorante solo se, come noi, cerchi la cronologia di Dio.

Quel 33 d.C. che deturpa l’asse cronologico bilico, allora, emerse dal concilio tridentino che si oppose al disegno divino, cosciente, forse, che Lutero ne avrebbe innalzato e dedicato l’altare. Così entrò trotterellando a Trento il 33 d.C. con lo scopo di generare il caos e non far scorgere la volontà di Dio nell’opera riformatrice di Lutero.

Adesso, però, cadiamo in imbarazzo, non sappiamo infatti se quella filastrocca uscì per la prima volta dalle labbra di un pagliaccio assassino (Concilio) che voleva imporre la sua volontà; o se fu l’ironica reazione popolare al sopruso e alla menzogna, un’ironia di protesta e corrosiva del velo imposto alla verità. Fatto sta che quello scioglilingua e lì a dirci tutto, a dirci cioè che quel 33 d.C. falso e assassino fu partorito a Trento in concistoro solenne.

Non è un caso allora che l’Italia (unica al mondo, credo) raccomandi di dire al dottore trentatré, perché altrimenti, nel corpo o nello spirito (testa), ci finisci dal dottore perché i trentini (cardinali) sono brava gente, ma non toccargli il loro trentatré concistoriale che si arrabbiano, si arrabbiano di brutto e se sbagli lo scioglilingua te la tagliano, la linguaccia.

Ps: faccio notare che il Concilio di Trento si tenne quasi in contemporanea all’elezione di Sisto V Peretti, colui che, per bocca degli stessi sacerdoti cattolici (Aberto Maggi) “ha stuprato la Vulgata” e in questo siamo molto d’accordo essendo a conoscenza della tecnica dello stupro avvenuto nel lettera e nel numero. Questo potrebbe significare che il Concilio progettò la violenza carnale che però consumò il caro Sisto, preda, al pari dei suoi colleghi, di una sindrome alquanto rara se attratto dalle pagine della Bibbia che, lo ricordo per il lettore, ci parla del Bambino ed è reato, reato molto grave.

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