Paolo, la supercazzola dei vangeli?

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Egregio Sig. Emilio Salsi,

ho trovato il suo articolo nel web cercando con la chiave “Paolo è mai esistito?”. Debbo confessarle che al suo studio ho solo data, per motivi di tempo, un’occhiata veloce leggendo i primi paragrafi dove lei è in perfetta sintonia con alcuni miei dubbi e una certezza, che nel prosieguo le rivelerò.

Credo che lei purtroppo abbia confuso il falso di Paolo con il vero di Cristo, giochetto che coloro che hanno l’interesse a tirare sono soliti proporre nella speranza che i malcapitati facciano di tutta un’erba un fascio.

L’inganno è far credere che Cristo sia un inganno per cui l’inganno è l’inganno stesso. Gesù è realmente esistito ed è realmente risorto, ma la trama oscura che lo avvolge vorrebbe far pensare che sia solo il frutto di una menzogna che la Chiesa ha spacciata. Una Chiesa che dunque inganna affinché Gesù sia l’ingannatore, mentre è l’ingannato, cioè tradito dai suoi stessi ministri.

Questo deve esserle chiaro, altrimenti non è Paolo che si prende gioco di lei, ma è Gesù e lei diviene il trastullo del demonio che solo può raggiungere una tale finezza nella menzogna. Ma veniamo brevemente a Paolo.

I dubbi che mi assillano sono pochi a confronto della sua ricca disamina. Innanzi tutto l’acrimonia che lo caratterizza nei confronti dei “super apostoli”. In questa locuzione paolina ci vedo ben poco di rispettoso e ben poco di cristiano, perché l’invidia non appartiene né all’uno,  né all’altro.

Con quel “super apostoli” egli vorrebbe avocare a sé un ruolo e un’autorità senza fonte, perché senza fonte, cioè senza testimoni, fu la sua conversione (36 d.C.) se coloro  che erano con lui “udirono la voce, ma non videro nessuno” (At 9,7).

Paolo non è un apostolo, neppure un evangelista si è solo prodigato in un epistolario che contiene un’altra stranezza.

In 2Cor 12,1-4 egli scrive

 Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare.

Dunque Paolo fu rapito al terzo cielo e udì (di nuovo) parole ineffabili, così remote dai probabili ascoltatori che neppure le riporta, avocando di nuovo a sé un’autorità senza fonte né prova.

Anche Giovanni fu rapito in estasi “nel giorno del Signore” (Ap 1,10), ma scrisse Apocalisse di cui molti ci hanno capito nulla, mentre pochi qualcosa hanno intuito, resta il fatto, però, che Giovanni ha data una chance, perché la sua parola non è il più banale dei verba volant: Apocalisse manet.

Egualmente potremmo dire dei profeti che ci hanno trasmesse le loro visioni sebbene anch’essi rapiti. Dunque parrebbe che solo Paolo esiga rispetto sulla sua parola, una parola che lo vorrebbe apostolo al pari degli altri; convertito in base alle voci e rapito al terzo cielo di cui non si può dir nulla.

Beh, la faccenda è alquanto vaga e la versione che Paolo dà di se stesso fa acqua da tutte le parti, tanto che in un ipotetico tribunale sono certo che dopo le grandi chiacchiere la corte chiederebbe le prove, che però non ci sono.

Ecco, questi sono i dubbi, mentre la certezza che ho è ghematrica, se Paolo si scrive Ραυλος (At 13,9) ed ha, quindi, un valore di 587. Adesso debbo fargliela breve e dirle che quel 587/6 a.C., come lei sa, è la datazione assoluta della deportazione babilonese, quella che dipende dall’osservazione astronomica del VAT 4956.

Tale data è assolutamente falsa, perché la Bibbia indica, per la deportazione conseguente la caduta di Gerusalemme, il 505 a.C. Ραυλος, allora, si pone al centro di un interessantissimo gioco ghematrico che vuole 586 (il 587/6 a.C. della deportazione) essere ghematria di ὄφις (serpente), mentre l’osservazione astronomica che ne permette la datazione è del 567 a.C. ghematria di  Υαθικανος, cioè Vaticano quello stesso Vaticanus che negli “apostoli” Pietro e, appunto, Paolo ha i suoi mentori, tant’è che il Vaticano è San Pietro e Paolo.

Insomma dal momento che l’intero blog, assieme a R. Newton che prima di me ha denunciata falsa l’intera cronologia del Vicino Oriente antico, di cui il 586 a.C. è caposaldo, da sempre si batte contro il 586 a.C., cioè da sempre si batte contro l’ὄφις, non trovo affatto casuale che gira e rigira cadiamo sempre in Vaticano.

In Vaticano con il 567 a.C. del VAT 4956.

In Vaticano, quindi, con il 586 a.C.

E in Vaticano con Paolo e il suo 587 ghematrico.

Tanto che, mi perdoni la battuta, a me Paolo appare, piucché un super apostolo, la supercazzola di di Amici miei.

Cordialmente

Giovanni

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