Chez Jésus: nouvelle cusine

nouvelleL’ultima cena è quanto di più studiato, commentato e ritratto si possa immaginare. Lì ognuno si rivela: si rivela Giovanni affidandosi ai battiti del cuore di Gesù; si rivela Giuda che lo tradisce; si rivela Pietro che prima non sa dopo rinnega e si rivelano gli apostoli, increduli.

Ma c’è un personaggio in quella cena che fa capolino e dunque anch’egli si rivela: Satana, che entra in Giuda e ciò sembra del tutto normale: se ne impossessa. Ma ciò che non sembra normale è come lo fa: entra nel convivio dalla finestra? Passando attraverso le mura? Da sotto il tavolo? Come, insomma, entra in Giuda? O dov’era Satana per entrare in Giuda?

La risposta che essendo puro spirito un varco l’avrà pure trovato è facilona, perché il diritto c’insegna una fattispecie molto versatile: il rapporto organico, secondo il quale la persona fisica mette in atto la volontà della persona giuridica. E ciò vale anche per quel ben più sottile rapporto che hanno gli indemoniati con il demonio: essi mettono in atto, con la loro persona fisica, la volontà dello spirito maligno..

In questo caso la persona fisica è Giuda che corre a denunciare Gesù su ordine di Satana che non era oltre, cioè lontano, ma all’interno del collegio apostolico, cioè consumava l’ultima cena. Rimane l’interrogativo di chi sia tra gli apostoli, ma in questo ci vengono in aiuto i Vangeli, perché qualcuno è stato ricacciato indietro proprio da Gesù con il peggiore degli epiteti scritturali: Satana.

Vade retro, Satana!” grida Gesù a Pietro e non credo che il Cristo, cioè il logos, cioè il verbo non sapesse dar peso alle parole: se lo dice Lui c’è da crederci. Sì, è vero, qua e là sembra che Gesù si smentisca e gli consegna le chiavi, e gli affidi la Sua chiesa, e da ultimo pure il gregge, ma c’è sempre quel και avversativo a smontare tutto e a riportare il versetto all’origine: “Tu sei Pietro και (ma) su questa [cioè la mia] pietra edificherò la mia chiesa” e le porte degli inferi non prevarranno. Quindi non sulla tua, Pietro che ben conosci tutti i passi in cui la “roccia” è Cristo e non tu.

Ecco allora che quel vade retro fa luce e ci parla di Satana travestito così bene da angelo di luce (2Cor 11,14-15)  che va pure in ghingheri alla cena del collegio apostolico e lì compra Giuda, venale per natura (Gv 12,6).

Non paia un caso allora che di quella cena si parli ancora:

se ne parla con Υαθικανος la cui ghematria è 567, come il 567 a.C. data l’eclissi del 567 a.C. assolutamente falsa sotto il profilo cronologico scritturale.

Non paia strano il 586 di ὄφις (serpente) se nel 586 a.C. si data la caduta di Gerusalemme con valore assoluto perché dipendente dal 567 a.C. calcolato astronomicamente.

Non paia strano Ραυλος (Paolo) la cui ghematria è 587 come il falso 587 a.C. della deportazione.

E non paia strano, dunque, che i protettori del Vaticano siano proprio Pietro e Paolo.

Come non paia strano che, all’ultima cena, Satana non si sia intrufolato tra il primo e il secondo, ma era già lì e -sono convinto- neppure pagò il conto, tanto che è ancora in sospeso e sarebbe ora di farglielo pagare, sebbene sembri che sia così salato che secondo alcuni apostoli, in particolare Giovanni, occorreranno, con la ricevuta, 1000 anni per evaderlo.

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