Anna, l’ultima profetessa. Giovanni l’ultima profezia

L’ultimo post lo abbiamo dedicato all’ultimo profeta, cioè alla profetessa Anna che Luca cita. In lei si avvera il tempo messianico, quello stesso che aveva partorito la lunga notte della Promessa. Lo avevamo scritto che l’intero profetismo è messianico, perché aveva chiusa l’era mosaica per sostituirla con l’annuncio del Messia.

Quell’epoca era iniziata, sempre secondo noi, con Natan, primo profeta che s’inserisce in un contesto monarchico oramai consolidato con il regno davidico a Gerusalemme. Avevamo dedotto ciò dalla simmetria che caratterizza tale regno, una simmetria palindroma.

Palindromo è il suo inizio se Davide regna tra il 989 a.C. e il 949 a.C.

Palindroma è la sua fine ferma al 505 a.C.

Palindromo è il nome proprio di Iesse (יִשַׁי) padre di Davide

Palindromo è Davide (דָּוִד)

E palindromo è Natan (נָתָן/Ναταν).

Da tutto questo emerge una caratteristica che noi avevamo definito come canoni di una scuola che la rendono unica, come unica è stata l’intera dinastia davidica.

In questo contesto, allora, nasce il profetismo con Natan nel 989 a.C., ma quando finisce esattamente? Sappiamo che la legge e i profeti durano fino a Giovanni (Lc 16,16) ma vogliamo essere più precisi e conoscere di quale Giovanni si tratti, se è così importante da segnare una fine, se cioè quello che nasce nel 15 a.C. a sei mesi di distanza da Gesù; o se è il Giovanni del Giordano o della decapitazione.

C’è un unico modo per saperlo ed è mettere a frutto il post di ieri che ci parla della nascita di Anna, ultima profetessa citata dalle Scritture, ci pare. Ella, lo abbiamo visto, nasce nel 99 a.C. e storicamente quell’anno dice poco. Ma sotto il profilo profetico assume uno spessore formidabile, perché chiude l’epoca profetica, chiude cioè l’epoca dell’attesa messianica perché Anna assiste all’avvento del Messia nel 15 a.C.

Abbiamo, quindi, due estremi cronologici per calcolare l’epoca di “coloro che hanno atteso”, cioè i profeti: l’uno è il 989 a.C., quando il profetismo fa il suo ingresso; l’altro è il 99 a.C. quando nasce l’ultimo profeta per dirci che annuncerà la fine dell’attesa.

Quel periodo, quindi, dura 890 anni (989-99=890) e la ghematria ci è di nuovo di grande aiuto per comprenderlo. Una ghematria che non può condurci fuori contesto, perché altrimenti tutto il nostro discorso risulterebbe, al minimo, forzato.

Invece appare subito chiaro che essa ci ha portati per mano e condotti di nuovo a Natan con quel 890, un Natan, primo profeta, che si collega Anna, ultima profetessa. Infatti 890 è la ghematria di נתתם che letteralmente significherebbe “hai dato”. Esso si presenta, quindi, come un semplice passato prossimo di un verbo che ha il suo infinito, però, in נָתָן che significa “dare”, è vero, ma che è anche il nome proprio di Natan il profeta, cioè  נָתַן

Ecco allora che un periodo storico, quello che va dal 989 a.C. al 99 a.C. racchiude l’intero profetismo, perché è da Natan primo profeta nel 989 a.C. che si giunge ad Anna nel 99 a.C., ultima profetessa. Ed ecco anche che quell’attesa profetica iniziata sempre con Natan -ma anche con Davide se il Cristo ne è figlio- si conclude con Anna, cioè con la visione del Messia.

Vero è, allora, che la Legge e i profeti durano fino a Giovanni e quest’ultimo, con la sua nascita, pone fine ai tempi profetici, perché la sua nascita è contemporanea a quella di Gesù la cui visione realizza la promessa. E’, quindi, la visione di quest’ultimo da parte di Anna a chiudere il periodo; mentre la nascita di Anna nel 99 a.C. pone fine alla “stirpe” profetica, tanto che possiamo scrivere che con la nascita di Anna “scompaiono” i profeti; con quella di Giovanni la profezia.

Tutto ciò emerge solo con la ghematria che più volte abbiamo detto essere l’unica chiave che apre certe porte scritturali, perché essa stessa visione, quella visione che caratterizza i profeti, i quali non hanno bisogno di “toccare” come l’emorroissa per credere a una promessa sia pure messianica, cioè che va oltre la ragione per collocarsi nel divino ben superiore alle nostre capacità.

Ps: In questo post avevamo scritto che il periodo profetico si conclude nel 587 a.C., ma avevamo affermato ciò alla luce di un profetismo universale che muore con una cronologia dei Re falsata. Una cronologia dei Re che è l’ambito in cui si esercita la quasi totalità della profezia, distrutto il quale subentra il caos al posto della visione profetica.

Quel 587 a.C. appare, allora, come l’ultima profezia, quella che giunge ai nostri giorni. Una sorta di testamento profetico che esula dall’ambito strettamente cronologico per appartenere a pieno titolo all’universale.

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