Da Davide a Gesù, gli anni del drago

dragoForse universalmente, ma certo nella tradizione cattolica, in Apocalisse il figlio della Donna vestita di sole è Gesù, come la Donna è Maria. Il drago ha perso per strada, la strada del simbolo, i suoi connotati per un significato che mai va oltre il male, nella sua accezione più generica.

Il blog ha cercato di uscire dall’ambito simbolico in cui -forse a comodo- è stato relegato dandone una lettura ghematrica, sebbene nella sua forma tardo bizantina (così mi hanno spiegato) di δράκως (drago) che ha un valore di 931, il quale a sua volta diviene storico segnando il 931 a.C. come ultimo anno di regno di Salomone, stando alla cronologia dei re più gettonata: quella di Galil.

Al contempo abbiamo anche visto che l’unione ghematrica -e sponsale- tra γυνή (Donna) e Ἀντιπᾶς (Antipa) produce anch’essa un 931 che diviene 931 a.C., quello stesso ultimo anno dei Re (Salomone) indicato da δράκως. Questo ha, forse, permesso la visione del segno grandioso di Giovanni (Ap 12,1), cioè la Donna e il Drago in un unico cielo, sebbene cronologico e tutto ciò ha reso concreta un ‘immagine che mai ha voluto limitarsi a colpire la fantasia, ma ha sempre mirato ha farsi storia, se quel 931 a.C. lo è storia, stando a Galil. e se Apocalisse è rivelazione di cose future.

Ma del drago si può dire di più? Non è in fondo così importante da meritare qualcosa oltre al simbolo? Certamente, e allora noi considereremo, stavolta, la forma di δράκων, quella cioè che compare nell’edizione greca di Apocalisse, che ha un valore di 975 il quale non è il 975 a.C., ma un preciso e importante periodo storico che emerge solo dalla cronologia del blog, quello cioè che unisce il 989 a.C. (primo anno di regno di Davide) al 15 a.C. (anno di nascita di Gesù). Infatti 990/989-15/14=975/974 in un ottica di datazione doppia, necessaria trattandosi dell’anno ebraico convertito in gregoriano.

Non è di poco conto questo periodo se Gesù è “figlio di Davide” (Mt 1,1). Tale periodo infatti collega il padre al figlio, il quale risulta essere quell’ υἱός (figlio) della Donna vestita di sole. Adesso fa ingresso il testo di Apocalisse, in particolare Ap 12,4 in cui si legge chiaro che il drago vuole divorare il figlio appena nato della Donna, ed ecco allora che quel periodo storico che collega il 989 a.C. al 15 a.C.; e che collega il padre (Davide) al figlio (Gesù) si arricchisce con una trama ben precisa: pedofaga, e il drago ha, oltre al simbolo, uno scopo ben preciso.

Scopo che, sempre alla luce della ghematria, raggiunge il suo climax quando quel bambino è salvato non dalle acque, ma dalle fauci del drago grazie a un tempestivo e inaspettato rapimento e quel ἡρπάσθη (ἁρπάζω, rapire), con il suo valore ghematrico di 989 (ἁρπάζω), diviene nuovamente il 989 a.C., primo anno di regno di Davide, che è e rimarrà, perchè di Davide, il trono (storico) di Dio che mette in sicurezza la creatura.

Insomma, è alla luce della ghematria che si consuma tutto il capitolo 12 di Apocalisse, altrimenti fermo su un simbolo che non esprime l’azione se non in termini letterari, quando esso è pensato (ispirato) per una dimensione storica (989 a.C.-15 a.C.) che emerge solo se in possesso della cronologia esatta, cioè quella di Dio; una cronologia che è essa stessa il bambino (υἱός),  perchè conduce da Davide a Gesù parlandoci di una discendenza davidica che non deve assolutamente farsi denaro: significherebbe che il drago è riuscito nel suo intento e ha divorato il bambino.

 

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