Giudici 18,30 dall’impasse a una possibile soluzione ghematrica

mosèSolitamente attratto da post che suggeriscono possibili soluzioni, qualche volta è tuttavia necessario proporre piccoli o grandi quesiti, perché se l’impianto generale del post e l’esperienza ti dicono che forse sei nel giusto, quella prova che ti farebbe certo sfugge, magari per pochi anni.

E’ il caso di Mosè la cui ghematria è varia e presenta diversi valori, ma solo uno si fa interessante se consideriamo una possibile corruzione del lemma o una sua variante poco attestata.

Il lemma מְנַשֶּׁה (Mosè) ha infatti un valore di 395 e sarebbe perfettamente allineato a tutto quanto il blog ha proposto in tema alla Legge di cui i giudici (vedi categoria) erano espressione tanto da costituire un preciso periodo storico e un intero libro della Bibbia.

Tra l’altro -e questo è davvero c’incuriosisce- מְנַשֶּׁה ricorre in Giudici 18,30 e lo Strong segnala che משֶׁה sta per מְנַשֶּׁה. Le edizioni bibliche riflettono perfettamente il disagio, perché solo la Riveduta e la Nuova Riveduta traducono Mosè, mentre le altre riportano Manasse.

Insomma, senza giungere a una soluzione condivisa, si è fatto un gran discorrere (perché? Il possibile calcolo ghematrico ha un ruolo?) di Mosè nel capitolo 18 di Giudici, mentre noi evidenzieremo non solo l’importanza ghematrica del lemma, ma anche quella cronologica che è di tutto rilievo qualora il lemma fosse מְנַשֶּׁה e indicasse Mosè, come afferma lo Strong che segnala anche un’altra coincidenza: il qui pro quo circa Mosè o Manasse è proprio e soltanto in Giudici, dove noi collocheremo esattamente la sua ghematria.

Infatti, se la ghematria di מְנַשֶּׁה fosse 390, immaginando una variante o una corruzione, avremmo una perfetta coincidenza tra l’evidenza ghematrica e la durata di quel periodo che noi abbiamo precedentemente calcolato in 389/390 anni ricorrendo alla ghematria di שפט (giudice, si veda qui).

Tutto ciò significherebbe che l’epoca dei giudici coincise con Mosè e la sua Legge, tanto che la ghematria degli uni coincide con quella dell’altro. Un epoca dei giudici, certamente, ma forse più ancora mosaica dove una Legge imperante, non bilanciata era l’unica espressione di Israele e del suo governo, che aveva nel Decalogo la sua costituzione e fondamento, mentre con i codici, ricevuti anch’essi nel 1422 a.C., quel Decalogo permeava capillarmente l’intera società.

Vorremmo dire, in sintesi, che essa fu l’epoca mosaica della dura lex, sed lex e solo dopo il 1032 a.C., che segna l’avvento della monarchia e dei profeti, essa si tempera creando un bilanciamento di potere che non abroga la Legge, nè la prevarica ma toglie ad essa il primato, tant’è che mi hanno fatto incidentalmente notare che le occorrenze di Mosè, che riassume la Legge, nel periodo monarchico e profetico sono limitate ( Isaia 2 occorrenze; Geremia 1 occorrenza; Ezechiele 0 occorrenze; Daniele 2 occorrenze, giusto per citare i Maggiori).

Anche in un’ottica di studi giuridici tesi a comprendere l’esercizio del potere, nonché le sue origini, tutto ciò diverrebbe interessante, perché la Bibbia forse offre il primo esempio di separazione e bilanciamento dei poteri.

Infatti essa è ricca di episodi in cui la monarchia entra in conflitto con la Legge (sacerdoti) fino allo scontro più cruento avvenuto in Manasse quando si sospese il sommo sacerdozio.

Ecco allora che la cronologia, che noi abbiamo offerta grazie all’analisi di Lc 16,16 , in cui Gesù afferma che la Legge e profeti durano fino a Giovanni, ordina la storia d’Israele permettendo la comprensione di fatti che altrimenti potrebbero essere reputati occasionali.

No, prima c’è la Legge (1422 a.C.) il cui potere era assoluto; poi s’instaura una monarchia (1032 a.C.) che la tempera e da ultimo, ma forse in concomitanza alla monarchia (Natan), fanno ingresso i profeti, voce di Dio alle orecchie del re e sferza per i sacerdoti.

La dinamica del potere in Israele si arricchisce quindi di protagonisti, risultando però ordinata, perché i soggetti fanno il loro ingresso in tempi stabiliti modificandola gradualmente. La storia che ne consegue, allora, è necessaria perché nel grande palcoscenico biblico tutti si muovono seguendo un copione e questo permette di comprendere meglio la trama.

Ps: ringrazio l’utente maurizio 1 per avermi suggerito le occorrenze mosaiche

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