La storia infinita

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Gli altari della Storia non sono argomento scientifico, appartengono alla storia che solo la Bibbia può proporre: quella della salvezza, che però è essa stessa storia tracciando un racconto che si fa biblico, quando la Bibbia è essenzialmente un testo storico (Soggin).

L’uomo è abituato al suo tempo e gli sfugge quello di Dio, definito metastorico per cui non indagabile andando oltre la concretezza dei fatti. Tuttavia, quel tempo di Dio, è l’ultima analisi storica che possiamo compiere, quella che va al di là del tempo e dei tempi rivolgendosi a una storia infinita, quasi fosse fiction.

Tale dimensione storica si caratterizza per sette altari che sono

2020 d.C.-497?
1523 d.C.-497Lutero pubblica come si debbano istruire i ministri

 

1026 d.C.-497?
529 d.C.-497Chiusura della dell’Accademia filosofica di Atene
32 d.C.-497Inizio del ministero pubblico di Gesù. Ha termine la Legge e i profeti (Lc 16,16)
465 a.C.Si gettano le fondamenta del secondo tempio
465 a.C.-515 a.C.-497Esilio
1012 a.C.-497Davide uccide Golia. Spodestando Saul chiude l’epoca dei giudici inaugurando quella monarchica
1510 a.C.Aram, primo altare

Essi sono emersi dalle pieghe ghematriche, in particolare di מזבחתם (i loro altari, Es 34,13) che ha un valore di 497 e segna la metrica con cui quella storia di Dio si dipana, come dimostra la tavola sopra.

Poi sono emersi, nel loro ordine storico, da υψωσητε (avrete innalzato, Gv 8,38) il cui valore ghematrico (1510) introduce, a seguire, in un futuro remoto che ci parla del primo altare (1510 a.C.) e conseguentemente di tutti gli altri a venire, fino a quello oscuro, ma non troppo del 2020 (taccio per non fare una scommessa con il lettore).

Quel primo altare ci parla del patriarca post diluviano di Aram che la genealogia lucana, studiata da noi a fondo (si veda categoria in home), colloca anch’esso nel 1510 a.C. Egli, etimologicamente, significa “luogo elevato” e diretta è l’assonanza con l’ara-ae latina che anch’essa, al pari degli altari, si eleva, come “luogo elevato” è l’etimologia di Aram.

Ecco, tutto questo compone, in sintesi, il grande o piccolo contesto introduttivo di quei sette altari, ma noi vogliamo essere ancora più sicuri del loro ordine, vogliamo cioè essere sicuri che siano sette e nell’ordine descritto dalla tavola.

In un caso la Bibbia fa coincidere un’altare storico con un altare della Storia ed è il 465 a.C., quando si eleva l’altare del secondo tempio (Esd 3,6). Se trattassimo di confini, quel 465 a.C. è il “punto” che individua tutti gli altri, perchè fermo nella storia e nella Storia, permettendo il rilievo dell’una e dell’Altra.

Infatti, a noi è venuta la curiosità di conoscere la “distanza” tra quel punto fermo e il primo altare tracciato cioè il 1510 a.C. Abbiamo così sottratto al 1510 il 465 a.C. e ottenuto 1045 anni, cioè la distanza che separa l’uno dall’altro.

E’ nella ghematria che abbiamo sinora trovate tutte le risposte, sarà quindi la ghematria di 1045 a fornircele ancora. Infatti essa conduce a השלשית  (Sam 20,5) che significa “il terzo”, il terzo cioè di sette altari. E infatti quel 465 a.C., termine ad quem, segna il terzo altare dopo quello del 1510 a.C.; del 1012 a.C. e infine il nostro 465 a.C. (vedi tavola sopra).

Difficilmente tanta precisione in un contesto così complesso è imputabile al caso: cercavamo un terzo altare dopo il primo (1510 a.C.), termine a quo, e lo abbiamo trovato, grazie al calcolo, nel 465 a.C. termine ad quem e tutto questo grazie alla differenza dei valori che genera una ghematria perfetta se inserita nel contesto sopra descritto.

Ecco adesso siamo sicuri che gli altari sono sette  e nell’ordine descritto, ma voglio lanciare la sfida al lettore, in particolare Ebreo. Faccia caso che quel 465 a.C. ci parla del secondo tempio, quello precedente il terzo, auspicato e profetizzato.

La differenza tra il primo (945 a.C., getto delle sue fondamenta) e il 2020 è 2965 e secondo noi c’è scritto tutto quello che possiamo intuire, se si ha chiaro quando l’altare del secondo tempio fu elevato e che costituì il terzo dei quattro a venire. Potrei dirlo io, ma sarebbe, come ho scritto, una scommessa che si può vincere o perdere. Nel secondo caso non avrei da pagare per cui mi astengo.

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