1510 a.C., la storia all’altare

La mappa degli altari della storia è nata con una lettura ghematrica, la quale la concluderà. Infatti quel מזבחתם che tradotto significa “i loro altari” ha permesso la tabella seguente che li individua tutti ponendo, negli anni in cui sono stati eretti, eventi storici che hanno segnato un’epoca, certamente non storica perché la storicità e la rilevanza di un fatto appartengono a una storia universale, quella della della salvezza, non necessariamente coincidente con l’idea che l’uomo ha della sua storia che segna ben altri fatti come giro di boa.

Riassumiamo allora gli altari per vedere che

2020 -497 ?
1523 -497 Lutero pubblica come si debbano istruire i ministri

 

1026 -497 ?
529 -497 Chiusura della dell’Accademia filosofica di Atene
32 -497 Inizio del ministero pubblico di Gesù. Ha termine la Legge e i profeti (Lc 16,16)
465 a.C. Si gettano le fondamenta del secondo tempio
465 a.C.-515 a.C. +497 Esilio
1012 +497 Davide uccide Golia. Spodestando Saul chiude l’epoca dei giudici inaugurando quella monarchica

Il nostro approccio al problema si riassume in una domanda: ammesso che il 2020 sia l’ultimo altare tracciabile, quale è stato il primo? Teoricamente la risposta è semplice: quello più vicino cronologicamente al 3923 da noi indicato come Anno Mundi, tanto che si potrebbe scalare dal 2020 497 anni per individuare il primo altare “utile”.

Tuttavia questa ci pare una logica troppo semplice, perché il rigore matematico non sempre coincide con quello storico che magari segue un’altra logica, meno evidente ma altrettanto importante. Per questo motivo la nostra attenzione si è concentrata su Aram che segna l’undicesima generazione lucana partendo dal 989 a.C., perché dal 1012 a.C., ultimo altare conosciuto che coincide con l’anno in cui Davide sconfigge Golia spodestando Saul nel cuore della gente, si raggiunge, sommando 497 anni il 1510/1509 a.C. che segna anche l’ultimo anno della generazione di Aram, se essa è ferma al 1569 a.C. come dimostra la tabella (da tenere presente nel conteggio che la generazione di Aram era già passata quindi si devono togliere 58 anni o contare 10 generazioni).

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Sapendo, sempre dalla tabella (per la sua genesi si veda qui) , che le generazioni da Davide ad  Abramo contano 58 anni è facile conoscere quando la generazione di Aram finì. Infatti è sufficiente scalare 58 anni al 1569 a.C. per ottenere il 1511 a.C. quasi coincidente con il 1510/1509 a.C. a cui ci aveva condotto la somma di 497 anni al 1012 a.C., ultimo altare conosciuto.

Teoricamente avrebbe dovuto essere il successore di Aram, Aminadab, a segnare l’altare precedente quello del 1012 a.C., tuttavia l’etimologia di Aram (luogo elevato) e l’assonanza latina con ara-ae (ara, anch’essa etimologicamente ferma a “luogo elevato”) ci consigliano Aram come colui che molto probabilmente alzò il primo altare e questo ci mette in grado di dare una risposta al quesito iniziale: quando?

La risposta crediamo riposi nel calcolo degli anni tra l’Anno Mundi (3923) e la fine della generazione di Aram cioè il 1510/1509 a.C. o AM. Essa segna un 2413 anni che è anche ghematrico, come nel caso di מזבחתם (i loro altari), tanto che indagando il valore per trovare il lemma scritturale corrispondente, abbiamo ottenuto υψωσητε che tradotto significa “avrete innalzato” e ricorre in Gv 8,28 a proposito del Figlio dell’uomo innalzato affinché tutti sapessero che la Sua predicazione era divina, perchè dal Padre procedeva.

L’etimologia stessa di ὑψόω ci parla di “altezza” come quella di Aram che richiamava un “luogo elevato”, tutti aspetti di un’identica questione, se gli altari si elevano e si eleva agli altari. Ecco allora che la ghematria, come nel caso di מזבחתם (i loro altari) che ha dato senso compiuto alla metrica dei 497 anni, che segna o eleva gli altari, ha saputo far luce dall’ultimo al primo altare, cioè dal 2020 d.C. al 1510, tanto che ci chiediamo se il verbo ὑψόω si sia ben conservato o sia stato falsificato, vista la sua importanza. Infatti se lo scrivessimo quasi senza alterarne la pronuncia, ιψω al posto di ὑψόω avremmo, di nuovo, un perfetto 1510 ghematrico allineato a tutti valori sinora espressi.

Vorremmo concludere scrivendo che alla tabella mostrata in apertura si deve solo aggiungere il primo altare per averne la mappa completa, ma sarebbe riduttivo perché molto importante, secondo noi, è far presente il numero totale degli altari dal 1510 a.C. al 2020: sette che da sempre, nella Scrittura, specie neo-testamentaria, indica completezza e perfezione divina, se non altro alla luce del vangelo di Giovanni che contiene sette segni e della sua Apocalisse che è un apoteosi del numero sette, perché sette le chiese, sette le trombe, sette i sigilli e sette le coppe.

E’ proprio alla luce del numero sette degli altari che quel futuro remoto che emerge da  υψωσητε sta lì a dici che la storia, altrettanto remota nel futuro se ha inizio nel 1510 a.C., si compone di quegli altari e il verbo greco  υψωσητε assume una luce profetica che emerge solo dal calcolo ghematrico, tanto che a noi, alla luce di quanto sopra, appare chiaro il senso di Gv 8,28, appare chiaro cioè “Quando avrete elevato i vostri altari verrà il Figlio dell’uomo” casualmente nel 2020, per cui chi vivrà vedrà.

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