Matteo, Luca e Giovanni. La porta del tempio

The_Inspiration_of_Saint_Matthew_by_CaravaggioDue sono le genealogie che ci offrono i Vangeli: quella di Matteo e quella di Luca che sono diverse. Diverse nella metrica, diverse nello scopo e diverse nella sostanza, cioè nelle generazioni.

Parrebbe, quindi, impossibile un punto comune e qualora ci fosse esso dovrebbe avere un’importanza fondamentale se entrambi gli evangelisti hanno sentito il dovere di riportarlo.

Non siamo in grado di enumerare gli eventuali punti comuni, ma uno lo conosciamo ed è la costruzione della porta superiore del tempio, di cui ci dà notizia 2Re al versetto 15,35, versetto che, curiosamente, apre già a una spiegazione sulla necessità avvertita da ben due evangelisti, perché il 15 e il 35 riassumono l’anagrafe di Gesù ferma, secondo il blog ma anche la Scrittura a quanto pare, al 15 a.C.-35 d.C.

Mai abbiamo ritenuto un caso questa coincidenza tant’è che abbiamo, forse sulla scorta proprio di questo esempio, creato una categoria apposita (versetti) che contiene tutti i casi in cui un versetto fa luce sulla cronologia.

L’anagrafe di Gesù, insomma, espressa da un versetto, quello che ci parla della costruzione della porta superiore del tempio, quando Gesù in Gv 10,7 si equipara alla “porta” che non può non essere quella superiore del tempio, se essa già richiama l’attenzione del lettore con il versetto che dà notizia della sua costruzione: il 15,35 di 2Re, come 15 a.C.-35 d.C. è l’anagrafe gesuana.

Dunque la porta superiore del tempio costituisce non solo l’elemento comune di due genealogie (il caso matteano lo  illustreremo a breve, mentre quello lucano lo abbiamo illustrato ieri) e ciò ci obbliga a chiederci come mai.

Al momento, purtroppo, dobbiamo accontentarci del dato di fatto: Matteo e Luca sono concordi nello scrivere che costituisca un elemento fondamentale dei Vangeli se inseriscono la sua dedicazione nelle loro genealogie. Vediamo come.

Innanzi tutto ricordiamo che noi già ci eravamo occupati dell’anno della sua dedicazione: il  668/667 a.C. Ciò ci è stato possibile attraverso l’analisi comparata dei calendari sabbatici e giubilari con la cronologia dei Re. Sovrapponendo gli uni all’altra è emerso che quel 668/667 a.C. fu l’anno sabbatico e giubilare che caratterizzò il regno di Jotam, che si fregiò di un evento che si realizzava solo una volta ogni 350 anni, dando luogo a una festa solenne, che in quell’anno si pensò di celebrare degnamente modificando nientemeno che il tempio, prima e unica volta in 1000 anni di storia se consideriamo la sua fondazione e le modifiche erodiane.

Se una cronologia particolarmente complessa, quella dei Re, incrocia non uno, ma due calendari religiosi nell’anno esatto in cui coincidono difficilmente ciò accade per caso, come certamente non è un caso se in quell’anno regnò Jotam, di cui abbiamo notizia che fu l’artefice della costruzione della porta.

Insomma tutto fila via liscio a dirci che siamo nel giusto, anzi, che già eravamo nel giusto e forse neppure c’era bisogno di due genealogie, ma dal momento che le abbiamo studiate esse saranno conferma piena a quel 668/667 a.C. i cui riflessi gettano un ombra davvero minacciosa sul 586 a.C. come anno dell’esilio: troppo pochi gli anni che rimangono per giustificare tutti i re che devono succedersi da Jotam in poi per giungere a Sedecia, quando Manasse ne regna da solo oltre 50 di anni.

Ma dicevamo delle due genealogie, una delle quali l’abbiamo studiata ieri giungendo alla conclusione che, considerato tutto quanto sopra, difficilmente troviamo in Luca “un Gesù” alla generazione segnata al 667 a.C. per volere del caso, quando, lo abbiamo scritto, Gesù si paragona alla “porta” dell’ovile santo (Gv 10,7) e dunque non al “porticato” foss’anche di Salomone che appare, anche alla luce di Luca, un falso, salvo smentite.

Adesso è il turno di Matteo che va per per le spicce citando direttamente Jotam nella sua genealogia e in questo ci facilita il compito, perché possiamo facilmente contare quante generazioni di 35 anni (da sempre il blog indica questo numero di anni per una generazione) passino da Jotam a Gesù e sono 20 per un totale di anni 700.

Adesso bisogna ricordarsi che la coincidenza di un anno sabbatico con quello giubilare avveniva ogni 350 anni,per cui in 700 anni abbiamo due cicli sabbatico/giubilari coincidenti. Sapendo che il 668/667 a.C. fu uno di quegli anni dobbiamo calcolare due cicli per ottenere il 32 d.C. (700-668=32), anno d’inizio del ministero pubblico di Gesù secondo il blog, che ben giustifica il paragone che Gesù fa di se stesso alla porta superiore del tempio: come essa fu dedicata in anno sabbatico e giubilare, Gesù iniziò (dedicò) il Suo ministero: nuova la porta, nuova la predicazione.

Dunque anche alla luce di Matteo la porta superiore del tempio fu fatto epocale, perché non solo permise al tempio di raggiungere il suo massimo splendore, ma permise a Gesù di ottenere una giusta cornice alla sua predicazione, cosa che non è sfuggita a Giovanni che espressamente riporta il parallelismo unendosi al già folto gruppo di evangelisti (Matteo e Luca) che hanno ritenuto indispensabile parlare della sua costruzione e dedicazione: i primi due attraverso una genealogia; il terzo, di quattro, dedicandogli un capitolo del suo Vangelo: il decimo.

Quel 668/667 a.C. come anno della dedicazione della porta superiore del tempio non segna solo un fatto architettonico, ma un’intera cronologia che se lo ha assunto si allinea alla perfezione con la cronologia che prima di lui lo indicava, in questo caso la cronologia biblica. Averlo quindi all’interno di una propria cronologia è garanzia di fedeltà e credibilità biblica, con buona pace di coloro che preferiscono all’armonia gli spasmi storici e cronologici che provoca una storia inventata e cucita addosso, mai riconosciuta come propria sebbene definita assoluta, sì, ma assolutamente sbagliata, a meno che tre evangelisti e un corpus cronologico di quasi 4000 mila anni si sbaglino, sebbene autori della loro stessa storia.

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