Manasse, roba da matti

cuculo

Manasse, forse la figura più controversa della Scrittura, l’unico che ne abbia diviso l’opinione pubblica: un deuteronomista che lo condanna alla gogna dei secoli; un cronista che lo riscatta e lo consegna alla preghiera, la preghiera di Manasse, appunto.

Per dirla col Manzoni e i suoi Promessi sposi: “Manasse! chi era costui?” Noi, in un primo post, lo abbiamo fatto un soggetto psichiatrico emerso dalle pieghe della storia di Israele, perché Giuda, nel 638 a.C., aveva assistito alla scomparsa di Samaria l’antagonista e fatto di Gerusalemme la campionessa indiscussa di tutto l’ebraismo.

Non è un caso, allora, che in Manasse quel primato tanto agognato divenga delirio, un deliro di onnipotenza che perde ogni freno perché Gerusalemme è adesso libera, libera da quella spina nelle carni di cui Paolo ben descrive la funzione: impedire alla superbia di crescere e sfidare, poi, persino il cielo, un cielo che per altro aveva “maledetto” Samaria deportandola e  benedetto Gerusalemme, città santa o sedicente tale.

Insomma un contesto degno di un’analisi psicanalitica se una città ha una sua personalità, se una città, proprio perché “città di Davide”, è persona. Tuttavia niente è fuori del controllo di Dio che se sa scrivere dritto sulle nostre righe storte, sa pre-scrivere anche cure adeguate e Manasse appare anche questo alla luce di una ghematria alquanto significativa, se θυμός θεός (Ap 14,10) significa “ira di Dio”.

Di Manasse si scrive che abbia sparso sangue innocente, ma si dice anche che con lui fu sospeso addirittura il sommo sacerdozio, magari in un impeto d’ira che si fa strumento divino, il quale spesso fa la sua comparsa quando la situazione è fuori da ogni canone, sia giuridico, sia religioso.

E infatti 2Re descrive chiaramente la situazione di Gerusalemme quando riporta le parole di Dio stesso

“Non sopporterò più che il piede degli Israeliti vada errando lontano dal paese che io ho dato ai loro padri, purché procurino di eseguire quanto ho comandato loro e tutta la legge, che ha imposto loro il mio servo Mosè”. Ma essi non ascoltarono (2Re 21,8-9)

In queste situazioni spesso i profeti tentano un ultimo disperato appello, magari alla classe sacerdotale (Ez 34). I profeti, in quel contesto, sono l’ultimo richiamo all’ordine, poi Dio passa all’azione o, se preferite, alla cura non da cavallo, ma da Manasse.

Ecco perché la somma ghematrica di θυμός θεός (ira di Dio) coincide con 615, quando il 615 a.C. segna l’avvento del  regno di Manasse e, quindi, dell’ira di Dio tesa a ristabilire l’ordine, tant’è che a Manasse succede il brevissimo regno di Amon (560 a.C.-558 a.C.) e poi Giosia e la riscoperta del libro della legge con la conseguente grande Pasqua prima della quale tutti fanno pubblica ammenda, in primis il re.

Insomma se Manasse è pazzo, più pazzi lo erano coloro che Manasse ha punito. Egli appare, allora, un omeopatica cura di Dio, perché se in Toscana, quando la situazione va ben oltre l’assurdo, si esclama:” Ci vorrebbe un matto!” così ha pensato Dio e se lo è procurato: Manasse, che alla luce di tutto ciò appare, almeno a me, pure simpatico.

L’età apostolica: il lemma esatto per una ghematria sbagliata

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C’è un età nei Vangeli di cui sono incerte o arbitrarie le origini e la fine ed è quella apostolica. Wiki la fa nascere con la crocefissione, ma secondo noi coincide con il battesimo di Gesù al Giordano, quando Giovanni, a capo di un movimento che aveva portato sulle rive del fiume la folla (Lc 3,7), consegna il suo carisma a Gesù battezzandolo.

Appare quella che con linguaggio moderno potremmo definire investitura ufficiale che fa di Gesù il Messia da quel personaggio pubblico (ἀρχόμενος, Lc. 3,23) che era. E’ importante questo momento, perché il movimento di Giovanni si trasforma, tanto che Luca è chiaro “la Legge e i profeti fino a Giovanni: da allora in poi il regno è annunciato” e questo ci dice che l’annuncio apostolico è dopo Giovanni e non la crocefissione, tanto che “apostolo” significa “inviato” e Gesù invia gli apostoli ben prima della Sua morte (Lc 6,13).

Con il battesimo, l’attesa messianica diviene così realtà, perché adesso Gesù può, ricevuta l’autorità, conferirla in virtù di un  battesimo che proviene dal cielo (Mt 21,25) e la conferisce agli apostoli che possono predicare il regno. Dunque è il 32 d.C., seguendo la nostra cronologia, l’anno in cui nasce l’età apostolica e questo ci permette un calcolo, se prima di essa vigeva quella profetica, la quale noi abbiamo certamente fatto durare 402 anni solo per evidenziare che essa rompe gli argini della storia per dirci che va oltre la storia stessa e si colloca nel futuro, tanto che la sua fine è segnata dall’avvento di un 587 a.C., che segna l’esilio babilonese, di là da venire dai profeti e dagli apostoli, un 587 a.C. ultima profezia e testamento dei profeti che però s’inseriscono in un periodo storico più ampio che contiene la profezia stessa.

Abbiamo certamente scritto questo, ma rimane fermo il fatto che dall’avvento della monarchia e del profetismo (989 a.C.) al 32 d.C. si sviluppa un periodo storico che non è vuoto, tanto che la Bibbia gli dedica i suoi libri.

Dobbiamo fare i conti, quindi, con quel periodo e prima di tutto calcolarlo, sommando 989 a.C. al 32 d.C. e scoprire che esso dura 1021 anni e questo ci permette di ricapitolare cronologicamente un po’ tutto e aggiornare la nostra tavola delle date notevoli che adesso deve comprendere anche:

1422 a.C.-1032 a.C.: la Legge

989 a.C.-32 d.C.: i profeti

32 d.C.: inizio dell’età apostolica

E’ curioso allora quanto accade nel programma che solitamente uso per avere, sulle prime, informazioni di massima su un lemma e il suo valore. Il programma chiede di inserire un numero e da lì calcola la ghematria dei termini scritturali.

1021 risulta così essere la ghematria proprio di αποστολος (apostolo) ma il calcolo è sbagliato (la ghematria esatta sarebbe 827). In pratica questo significa che  ci ha dato il lemma cercato, αποστολος, perché noi indagavamo sulla durata dell’età profetica e sull’inizio della successiva età apostolica, inizio che anche il programma fa coincidere con il 32 d.C., ma con una ghematria sbagliata che però conduce agli apostoli, quegli stessi che hanno dato inizio all’età che porta il loro nome.

Sinceramente ci appare un fatto davvero curioso: di lemmi mancanti e ghematria errate ne avevamo incontrate, ma una che al contempo fosse giusta e sbagliata mai. E’ quasi un’indicazione sussurrata all’orecchio, un suggerimento che ci ha spinto a scrivere il post e a lanciare la sfida al lettore: qualcuno sa perché è sbagliato, ma al contempo giusto?

Io ci ho giocato un po’ con le lettere e sono giunto a una parziale ma difficilmente condivisibile soluzione: 1021 si ottiene quasi semplicemente traslitterando dall’italiano “apostolo”. Infatti αποσστολο ha un valore di 1021 e se non fosse per quel doppio sigma la traslitterazione italiana sarebbe perfetta.

Provateci un po’ voi a venirne a capo, chissà che non ne esca qualcosa di buono.

Il serpente e l’esprit de finesse

pascal.jpgNel post precedente abbiamo visto che la ghematria di Ναταν (Natan) è 402 che noi abbiamo immaginato come il periodo profetico, cioè quando i profeti avevano un ruolo che potremmo definire istituzionale nella monarchia davidica, perché contribuivano alla vita politica, civile e religiosa.

Abbiamo altresì visto che Natan fu il primo profeta, quello cioè che dà inizio al profetismo biblico che si sviluppa raggiungendo vertici ancora insuperati, poiché il loro sguardo va oltre il presente annunciando il futuro, generando un’attesa messianica che ha caratterizzato tutto il periodo. La ghematria di Ναταν, dunque, apre quel periodo e con essa si chiude.

Infatti se nel 989 a.C. la monarchia si consolida e legittima con il governo a Gerusalemme, città di Davide, è da lì che quei 402 anni ghematrici segnano il tempo dei profeti che si conclude nel 587 a.C., si conclude cioè in un esilio che è esso stesso profezia, perchè di là da venire non da Natan, ma dai profeti tutti, tanto che appare l’ultima profezia, quella che si cala nei nostri secoli che hanno assunto per l’esilio babilonese il 587/586 a.C.

Ma veramente Natan fu il primo profeta, quello cioè che segnò il periodo, o siamo stati noi a vedere un profilo che è frutto della nostra speculazione? Difficile a dirsi avendo a che fare con un falso, cioè una storia falsa, falsa tanto quanto lo è quel 587/586 a.C.

Se è così, dobbiamo, allora, entrare nell’ottica del falso e rivelarlo tale, quasi fosse un’opera pittorica copia perfetta di un originale andato perduto, ma di cui si conosce la scuola. Saranno i particolari, magari quelli che sfuggono all’occhio nudo, a dirci se i nostri dubbi, magari suscitati dall’istinto, sono fondati. Nell’insieme di quei particolari forse si cela la verità che noi stiamo cercando.

Infatti noi siamo già in possesso di alcuni canoni che caratterizzano quella scuola: essa è palindroma, perché il regno di Davide lo fu palindromo collocandosi, secondo la nostra cronologia nel 989 a.C.-949 a.C. Fu il palindromo anche il regno di Salomone datato tra il 949 a.C. e il 909 a.C. dicendoci che il regno unitario segue una simmetria perfetta.

A tutto ciò si associa il nome proprio di Davide (דָּוִד) palindromo pure lui, come palindromo è il nome proprio di suo padre Iesse (יִשַׁי) creando un regno e delle origini sui generis, una scuola appunto, come abbiamo scritto, con dei canoni estetici a matematici ben precisi.

Ecco, in questo contesto nasce il profetismo con Natan che non può non rispettare i canoni fissati e infatti è palindromo, sia in ebraico (נָתָן) che in greco (Ναταν),  pure il suo nome proprio, dicendoci che appartiene al regno, appartiene cioè a quella scuola che aprì i battenti nel 989 a.C. e sempre ha mostrato una simmetria che la rende inconfondibile e capace di dirci che Natan fu il primo profeta del primo vero regno di cui Israele possa fregiarsi e la cui caratteristica è la simmetria cronologica e onomastica.

Se dunque quei 402 anni ricavati dalla ghematria ci avevano fatto sorgere il dubbio sul falso che si è consumato nella Bibbia e nella storia, questa realtà palindroma ci farà riflettere a lungo prima di mettere mano al portafoglio e acquistare un falso datato 587 a.C. e stimato come appartenente a una grande scuola pittorica, quando in realtà è una crosta, perchè tale sì è rivelata allo studio dei suoi particolari, i quali, lo sappiamo dagli adagi, fregano il diavolo, questa volta in forma di serpente se ὄφις ha una ghematria (586) che conduce al 586 a.C., che alcuni attribuiscono all’opera preferendolo al 587 a.C. per un esprit de finesse assolutamente fuori luogo.

Profetismo e falso profetismo: una lotta senza tempo nel deserto di Ciro

desertoLa pericope di Lc 16,16 abbiamo visto che si compone di tre distinti periodi: la Legge, i profeti e quanto accadde -meglio accade- dopo Giovanni. Del primo periodo ce ne siamo occupati scrivendo che esso nasce nel 1422 a.C. quando Israele riceve il Decalogo, i codici e istruisce le corti di giustizia.

Del secondo, i profeti, sappiamo che è concomitante alla monarchia a cui si affianca, creando un equilibrio di poteri che forse è il primo nella storia del diritto. Infatti Legge (sacerdoti), profeti e monarchia si contendono lo stesso spazio “politico” creando quelle dinamiche che ben conoscono 1 e 2 Re (vedi qui).

Ci vogliamo nuovamente occupare, adesso, dei profeti, classe sui generis perché istituita direttamente da Dio e di cui non sappiamo precisamente l’anno in cui nacque, né quello in cui esaurì la propria funzione, mentre sappiamo benissimo che essa caratterizza l’intera monarchia, perché è nel periodo monarchico che si collocano tutti i Maggiori e buona parte dei Minori.

Quando ha inizio quel periodo fondamentale che ha partorito figure insostituibili dell’Antico Testamento? A un primo ed approssimativo sguardo potremmo dire che ha inizio, forse, con Samuele, definito profeta in 1Sam 3,20, ma forse è più esatto ricavare l’anno della luce profetica dal 989 a.C. che fu il primo anno di regno di Davide, Davide re a Gerusalemme e dunque di una monarchia solidamente costituita e legittimata.

Infatti è da quell’anno che i profeti lasciano traccia, con i loro scritti, nella storia di Israele componendo libri insostituibili, in cui Mosè compare raramente (le sue occorrenze nei libri profetici lo dimostrano) e questo ci dice che siamo entrati in un nuovo periodo, perché se quello precedente fu mosaico, quello dei profeti fu messianico.

Ecco, quell’attesa caratterizza il periodo profetico, che a sua volta caratterizza quello monarchico, perché il Messia sarà “figlio di Davide”. In questo senso, allora, Samuele appare come colui che unge Davide, mentre chi lo affianca è Natan che istituisce il profetismo come strumento di governo.

Interessante, nella mostra ottica, è indagare ghematricamente il lemma “Natan”, perché già “giudice” che “Mosè” hanno fissato i termini del periodo precedente quello monarchico, la cui durata, anche alla luce della ghematria, fu di 390 anni (si veda categoria “giudici”). Forse che anche in Natan si cela la soluzione? La sua ghematria saprà dirci quando il profetismo è iniziato e finito?

Noi non cerchiamo, data la delicatezza della materia, una cronologia stricto sensu, ma cercheremo di comprendere quando lo “spirito profetico” ha soffiato e quando esso è spirato, certi che le categorie storiche e cronologiche siano limitate, avendo a che fare con l’universale e talvolta con ciò che esce dalla storia per farsi profezia, cioè futuro, dimensione che sfugge totalmente alla storia.

infatti, a detta della stessa esegesi cattolica nei suoi massimi vertici, il profeta è colui che conosce il “passato e il presente” (Ravasi, che ne fa quindi un improbabile intellettuale moderno) e alla luce di queste due dimensioni può solo intuire il futuro. Tuttavia è innegabile che l’Antico Testamento sia ricco di profezie che hanno guardato al futuro, sia ricco, cioè, dello spirito profetico che procede da Dio onnisciente.

Alla luce di tutto questo non si può collocare nel tempo i profeti, perché vanno ben oltre il tempo e dunque il loro sorgere e il loro scomparire dalla scena deve necessariamente essere indagato fuori dal tempo, cioè in quella stessa profezia che li ha caratterizzati.

Ecco allora che la ghematria è di aiuto, perché essa stessa profezia. Infatti se la profezia è la voce che i profeti hanno prestato a Dio, la ghematria parla anch’essa oltre quel tempo in cui i profeti si collocherebbero stando alla storia e sola può dirci quando lo spirito di profezia nasce e muore.

Se Natan fu il  primo profeta affiancato alla monarchia, sia allora la sua ghematria a far luce, una ghematria che, qualora il lemma del nome proprio fosse Ναταν anziché Ναθαν, ha un valore di 402 che, come nel caso dei giudici, potrebbe indicare la durata del ministero profetico, magari prendendo come termine a quo proprio il sorgere della monarchia, cioè il 989 a.C. a cui va sottratto 402, ipotetico periodo profetico, per ottenere il 587 a.C., anno dell’esilio babilonese secondo l’ecumene degli studiosi, ma da noi da sempre denunciato falso, perché la Bibbia indica il 505 a.C.

Quel 587, ghematria di ὄφις (serpente, la ghematria perfetta sarebbe 586, ma l’esilio è calcolato 587/586 a.C.), è capace da solo di gettare interamente fuori asse l’intera cronologia biblica, in particolare quella dei Re in cui s’innesta la quasi totalità delle profezie. Una cronologia dei Re falsa rende nulla la profezia che non può più essere calcolata, né verificata ma appare mistero, talvolta pura speculazione matematica, come nel caso di Daniele di cui nessuno, tranne noi, riesce dar ragione delle sue 70 settimane profetiche.

Lo spirito di profezia, quindi, va esso stesso in esilio, in una terra straniera che non conosce la sua lingua e dunque risulta incomprensibile, come infatti sono incomprensibili le profezie alla luce della cronologia che emerge dal 587 a.C.

Con la falsa datazione dell’esilio, quindi, scompare, perché ucciso, lo spirito di profezia non solo e non tanto dalla Bibbia, ma dalla storia tutta. Quel 587 a.C. coincide con la fine del ministero profetico sebbene datazione che va ben oltre i profeti e questo non ci sorprende: lo avevamo scritto che la materia è alquanto “voltatile” trattandosi di uno spirito: quello profetico che va oltre le dimensioni che caratterizzano la storia, tanto che emergono solo dalla ghematria.

Tutto ciò potrebbe apparire casuale, ma che ne è se noi indagassimo le occorrenze vetero e neo testamentarie di “profeta” e “profeti”? esse risulterebbero, in totale, 450 numero che se tolto al 989 a.C., anno in cui noi facciamo iniziare la profezia, condurrebbe al 539 a.C. anno della fine dell’esilio babilonese secondo quella stessa ecumene che lo aveva fatto iniziare nel 587 a.C.

Abbiamo, dunque, che il Natan greco segna l’inizio dell’esilio; mentre le occorrenze di “profeta” e “profeti” la sua fine, abbiamo cioè che Natan si colloca negli anni falsi dell’esilio, perché se falso, secondo noi, era il 587 a.C., ancor più falso non solo è il 539 a.C., ma addirittura Ciro che noi diciamo che neppure è esistito, ma frutto di una storia completamente inventata dal falso profetismo che, uccisi i profeti, ha fatto ingresso nella storia, prendendo a pretesto un esilio.

Già prima di noi R. Newton aveva denunciata l’intera cronologia neo babilonese che lo vede re, quindi non siamo soli a scrivere e a denunciare il falso, un falso che non ha ucciso solo la storia del Vicino Oriente Antico, ma lo spirito di  profezia e i profeti, i quali nascono con Natan nel 989 a.C. e muoiono in esilio nel 587 a..C., lasciandoci soli nel regno di Ciro, instaurato nel 539 a.C. e i cui confini si estendono nel deserto della profezia.

Ps: nota importantissima. A un primo calcolo il programma di ghematria che uso dava, per la ghematria ebraica di נָתָ ן  (Natan, 1 Sam 7,2), un valore di 539 cosa che lo faceva coincidere con il calcolo fatto con le occorrenze mostrato sopra e che poneva la ghematria ebraica del nome proprio  נָתָ ן (Natan) sullo stesso piano storico di quella greca di Ναταν (Natan), entrambi inseriti nel periodo esilico.

Ricordo benissimo di aver letto 539 come valore ghematrico di נָתָ ן (Natan) tanto che sono vivamente sorpreso nel leggere ora 500. E’ stato proprio quel 539 a istruire il post e mi sembra davvero strano aver letto 539 per 500. Come mi sembra strano che la mia distrazione abbia prodotta una data perfettamente allineata alla precedente (587 a.C.).

Invito il lettore a ricalcolare, in altra sede, quel נָתָ ן perché se emerge nuovamente 539 il post assume ben altra importanza dicendoci anche che qualcuno pedina le mie ricerche. Grazie.

Giudici 18,30 dall’impasse a una possibile soluzione ghematrica

mosèSolitamente attratto da post che suggeriscono possibili soluzioni, qualche volta è tuttavia necessario proporre piccoli o grandi quesiti, perché se l’impianto generale del post e l’esperienza ti dicono che forse sei nel giusto, quella prova che ti farebbe certo sfugge, magari per pochi anni.

E’ il caso di Mosè la cui ghematria è varia e presenta diversi valori, ma solo uno si fa interessante se consideriamo una possibile corruzione del lemma o una sua variante poco attestata.

Il lemma מְנַשֶּׁה (Mosè) ha infatti un valore di 395 e sarebbe perfettamente allineato a tutto quanto il blog ha proposto in tema alla Legge di cui i giudici (vedi categoria) erano espressione tanto da costituire un preciso periodo storico e un intero libro della Bibbia.

Tra l’altro -e questo è davvero c’incuriosisce- מְנַשֶּׁה ricorre in Giudici 18,30 e lo Strong segnala che משֶׁה sta per מְנַשֶּׁה. Le edizioni bibliche riflettono perfettamente il disagio, perché solo la Riveduta e la Nuova Riveduta traducono Mosè, mentre le altre riportano Manasse.

Insomma, senza giungere a una soluzione condivisa, si è fatto un gran discorrere (perché? Il possibile calcolo ghematrico ha un ruolo?) di Mosè nel capitolo 18 di Giudici, mentre noi evidenzieremo non solo l’importanza ghematrica del lemma, ma anche quella cronologica che è di tutto rilievo qualora il lemma fosse מְנַשֶּׁה e indicasse Mosè, come afferma lo Strong che segnala anche un’altra coincidenza: il qui pro quo circa Mosè o Manasse è proprio e soltanto in Giudici, dove noi collocheremo esattamente la sua ghematria.

Infatti, se la ghematria di מְנַשֶּׁה fosse 390, immaginando una variante o una corruzione, avremmo una perfetta coincidenza tra l’evidenza ghematrica e la durata di quel periodo che noi abbiamo precedentemente calcolato in 389/390 anni ricorrendo alla ghematria di שפט (giudice, si veda qui).

Tutto ciò significherebbe che l’epoca dei giudici coincise con Mosè e la sua Legge, tanto che la ghematria degli uni coincide con quella dell’altro. Un epoca dei giudici, certamente, ma forse più ancora mosaica dove una Legge imperante, non bilanciata era l’unica espressione di Israele e del suo governo, che aveva nel Decalogo la sua costituzione e fondamento, mentre con i codici, ricevuti anch’essi nel 1422 a.C., quel Decalogo permeava capillarmente l’intera società.

Vorremmo dire, in sintesi, che essa fu l’epoca mosaica della dura lex, sed lex e solo dopo il 1032 a.C., che segna l’avvento della monarchia e dei profeti, essa si tempera creando un bilanciamento di potere che non abroga la Legge, nè la prevarica ma toglie ad essa il primato, tant’è che mi hanno fatto incidentalmente notare che le occorrenze di Mosè, che riassume la Legge, nel periodo monarchico e profetico sono limitate ( Isaia 2 occorrenze; Geremia 1 occorrenza; Ezechiele 0 occorrenze; Daniele 2 occorrenze, giusto per citare i Maggiori).

Anche in un’ottica di studi giuridici tesi a comprendere l’esercizio del potere, nonché le sue origini, tutto ciò diverrebbe interessante, perché la Bibbia forse offre il primo esempio di separazione e bilanciamento dei poteri.

Infatti essa è ricca di episodi in cui la monarchia entra in conflitto con la Legge (sacerdoti) fino allo scontro più cruento avvenuto in Manasse quando si sospese il sommo sacerdozio.

Ecco allora che la cronologia, che noi abbiamo offerta grazie all’analisi di Lc 16,16 , in cui Gesù afferma che la Legge e profeti durano fino a Giovanni, ordina la storia d’Israele permettendo la comprensione di fatti che altrimenti potrebbero essere reputati occasionali.

No, prima c’è la Legge (1422 a.C.) il cui potere era assoluto; poi s’instaura una monarchia (1032 a.C.) che la tempera e da ultimo, ma forse in concomitanza alla monarchia (Natan), fanno ingresso i profeti, voce di Dio alle orecchie del re e sferza per i sacerdoti.

La dinamica del potere in Israele si arricchisce quindi di protagonisti, risultando però ordinata, perché i soggetti fanno il loro ingresso in tempi stabiliti modificandola gradualmente. La storia che ne consegue, allora, è necessaria perché nel grande palcoscenico biblico tutti si muovono seguendo un copione e questo permette di comprendere meglio la trama.

Ps: ringrazio l’utente maurizio 1 per avermi suggerito le occorrenze mosaiche

La Legge e i profeti: un approccio cronologico a Luca 16,16

geremiaUn aspetto della cronologia dei giudici mi ha messo sotto gli occhi nuovamente la tavola che li riassume e mi sono accorto che, sebbene abbia scritto un post datandone l’inizio nel 1422 a.C., con la tavola ho fatto iniziare la loro cronologia nel 1442 a.C.

Ancora non so come mai, cosciente di una data, ne abbia indicata un’altra. Forse si tratta di un errore, errore che in 499 post di cronologia e ghematria può sfuggire, perchè anche il macchinario più costoso genera il “pezzo” difettoso.

Comunque c’è un modo per riprendere il filo del discorso e proporre una soluzione definitiva. Ricorreremo alla ghematria del lemma “giudice” nella sua forma ebraica che è שפט ed ha un valore di 389.

Questa cifra ci dà la possibilità di considerarla come il periodo in cui i giudici hanno governato Israele, per cui conoscendo quando tale periodo è iniziato e finito possiamo verificare l’ipotesi.

Noi abbiamo fatto iniziare il periodo dei giudici nel 1422 a.C. quando Israele riceve il Decalogo, i codici e istruisce le commissioni di giustizia. Poi abbiamo anche calcolato quando finisce, cioè nel 1032 a.C., anno che vede Saul, ultimo giudice e primo re, fondare la monarchia.

Dunque, se la nostra ipotesi è esatta, quei 389/390 anni si devono inserire nella cronologia dei giudici, cioè tra il 1422 a.C. e il 1032 a.C. Ciò è facilmente verificabile perchè basta sottrarre 389/390 al  1422 a.C. per ottenere il 1033/1032 a.C. come avevamo già indicato sopra.

Ecco allora che la ghematria del lemma che indica tutto il periodo dei giudici (שפט) è servita allo scopo e ha saputo indicare con esattezza la durata del periodo che noi avevamo già calcolata senza l’ausilio della ghematria.

Questo è molto importante, perchè ci permette di comprendere al meglio la pericope lucana di Lc 16,16 dove leggiamo che la Legge e i profeti durano fino a Giovanni. Essa è sì una tranche unica di 1454 anni come abbiamo scritto qui, però al suo interno si compone di due periodi distinti: quello dei giudici e quello dei profeti.

Quest’ultimo appare ovvio scrivere che si sviluppa dal 1033/1032 a.C. fino al 32 d.C. ma, sebbene l’ovvietà, dobbiamo darne prova e questa prova è di nuovo la ghematria del lemma che riassume i profeti cioè προφετες (profeta, opportunamente corretto riportandolo all’origine) che si aggiunge, nel contesto lucano sopra accennato, a שפט (giudice, ossia la Legge) per ricomporre la pericope di Lc 16,16 che ci parla della Legge (giudici) e i profeti che hanno amministrato fino a Giovanni.

Προφετες ha un valore di 1066 che, se la nostra ipotesi ghematrica è corretta ed esprime la durata del loro ministero, si deve inserire nel periodo compreso tra il 1032 a.C. e il 32 d.C. il quale -lo possiamo scrivere subito- ha una durata di 1064 anni, a fronte di un 1066 calcolato ghematricamente.

 

I calcoli, dunque, ci conducono:

1422-389=1033

1033-1066=33

a fronte di un 32 d.C., inizio del ministero pubblico di Gesù, cercato che però, in un’ottica di datazione doppia, necessaria per convertire l’anno gregoriano in quello ebraico, segna il 32/33 d.C. dandoci ragione.

In sintesi tutto questo significa che la pericope lucana non è solo una massima cronologica, ma si muove i ambiti ben precisi che disegnano:

per i giudici il periodo 1422 a.C.-1033 a.C.

per i profeti il rimanente fino fino al 32/33 d.C.

quando con l’inizio del ministero di Gesù s’interrompe il ministero profetico che aveva annunciato il regno instaurato poi da Gesù in prima persona, tant’è che la Bibbia non indica, dopo di allora, nessun altro profeta, come del resto la storia tutta che si era compiuta.

La legge, i profeti e Giovanni: quando una pericope è storia

battista_piero

La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio  (Lc 16,16)

Molto è stato scritto su questa pericope e sembra addirittura strano che dopo 2000 anni ancora qualcosa rimanga da dire. Per il molto già detto ci si rivolga all’esegesi, per quanto ancora non detto, si legga qui.

Pericope senza tempo, sebbene si collochi e chiuda il tempo, in particolare quello della Legge e dei profeti. Sembra un abstract, cioè una espressione vaga, d’introduzione che non ha riferimenti precisi, tuttavia, a ben guardare, essa delinea un tempo molto preciso che non è quello della Legge, né quello dei profeti, né del regno dei cieli, ma storico.

Infatti, noi sappiamo da questo post quando è iniziato il tempo della Legge che ha ispirato i profeti, nel senso che ad essa facevano riferimento per il rispetto e il ristabilimento del culto che quella Legge ordinava.

Tale anno fu il 1422 a.C., terzo dell’esodo quando Israele riceve il Decalogo, i codici e istituisce i tribunali, tanto che noi abbiamo parlato di “anno giudiziario” per eccellenza, perchè da lì si apre l’epoca dei giudici che si concluse con Saul, ultimo giudice e primo re.

Quell’epoca, stando alla pericope citata, si concluse con Giovanni, ma più precisamente si concluse con il battesimo di Giovanni al Giordano nel 32 d.C. che segna l’inizio del ministero pubblico di Gesù.

La somma degli anni tra il 1422 a.C. e il 32 d.C. è 1454 (si veda categoria) e il caso vuole che noi conosciamo quest cifra che è una data, cioè il 1454 a.C. quando noi abbiamo fatto rientrare Mosè in Egitto.

Ci è sempre parsa data fondamentale non per questo, ma perchè 1454 è la ghematria di Μωϋσῆς (Mosè) che più di ogni altro riassume la Legge (Gv 1,17) e i profeti che giungono sino a Giovanni. Egli ne fu l’origine ricevendo il Decalogo, i codici e istituendo le corti di giustizia.

I profeti che seguirono altro non furono che l’espressione di quella Legge perché la Legge era la volontà di Dio a cui essi prestarono la voce. La coincidenza della ghematria di Μωϋσῆς con la durata del periodo tracciato dalla pericope non è tale, dunque, ma stabilisce un’identità tra Mosè e la storia a venire fino a Gesù e dunque quel periodo non è un’espressione vaga, astratta ma si fa storia tracciando dapprima una retta da Mosè (1422 a.C.) a Gesù (32 d.C.); poi un solco che divide la storia dicendoci che

La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio