“Nani”, “giganti” e fenomeni da baraccone

baracconeParlare dei Padri del deserto mi serve, mi serve perché introducono in un mondo ben oltre quello di Carroll che ci ha descritto la meraviglia, sebbene sia ancor più  meraviglioso comprendere il dramma di un’epoca nelle pochissime righe di apoftegma come nel caso di Macario il Grande. Come è meraviglia la vita di Arsenio che andò ben oltre il muro del suono culturale divenendo precettore di imperatori, quando oggi parrebbe gloriosa conquista da tramandare, raccomandandola, ai posteri una cattedra sporca, maledetta e subito. Eppure, Arsenio, giudicò un nulla le cose del mondo sebbene il mondo lo avesse conquistato educando il futuro dell’impero, ma scelse il deserto, cioè il Vangelo.

Sì è una meraviglia quel deserto ospitale che ti tiene sulle spine davanti a quella cella di cui nega l’ingresso spesso con l’apparente follia. Ne sa qualcosa un potente che chiese ai quattro venti dove fosse il famoso Padre e loro gli riposero che era là, perso tra i suoi rami di palma.

Ma fu meno veloce del vento a raggiungerlo e il padre venne a conoscenza della visita e ‘imbandì un lauto pasto davanti alla sua cella. Alla vista di tutto ciò il potente se ne andò disgustato senza non solo toccare cibo -cosa che avrebbe dovuto assolutamente fare- ma senza neppure rendersi conto che il deserto si era preso gioco di lui.

Insomma c’è anche da ridere, ma non sempre perché Giovanni il Nano c’insegna come affrontare il demonio. Infatti durante una sua lezione (apoftegma n. 8 Ed. Città Nuova) un altro padre fu preso dall’invidia e gli rinfacciò che il suo calice fosse pieno di lordura. Quel calice era l’anima di Giovanni e l’offesa fu tremenda perché pubblica. Noi non potremmo mai ricevere un epiteto tale o se lo ricevessimo la nostra reazione sarebbe il giustificarsi, forse addirittura l’aggredire.

Giovanni, invece, replicò dicendo che il suo giudizio era addirittura benevolo, perché se avesse visto l’interno del calice (dell’anima), invece che solo l’esterno, avrebbe detto ben di peggio. Non si gonfiò d’ira, non fece appello alla dignità e neppure fece causa per diffamazione: si accusò ancor di più. Atteggiamento che molti troveranno remissivo, pavido persino vile ma l’unico valido.

L’attacco era stato sferrato per invidia, come dice l’apoftegma, dunque proveniva dal demonio e l’unica risposta era non gonfiarsi d’ira, né d’orgoglio, tanto  meno fare appello propria dignità. La carne che esse rappresentano avrebbe costituito un bersaglio su cui i denti velenosi della vipera avrebbero fatto presa, avvelenandolo prima; ingoiandolo poi e senza versar una goccia di sangue perché il serpente ingoia le sue vittime vive e senza versare sangue.

Insomma Giovanni non seguì l’esempio del rospo che se attaccato dal serpente si gonfia a dismisura (ira, orgoglio, rabbia) ma si fece piccolo, cioè “nano” come il suo appellativo che forse dipende proprio da questo episodio. Sfuggì così al morso del serpente che prima lo avrebbe immobilizzato col veleno, che non era nel suo calice ma nella lingua invidiosa del suo interlocutore, e poi ingoiato.

E’ una lezione che vale per tutti: non pensiate di affrontare il demonio con i pugni, le parolacce o, Dio ve ne guardi, le pistole: sareste suoi in un attimo, partecipando al cenobio delle patrie galere e dei manicomi o CSM che dir si voglia (vi prego di notare l’identità di sigla con il Consiglio Superiore della Magistratura che evidenzia una salute mentale di legge, immancabilmente la loro), i quali, specie i CSM, altro non sono che i guardiani del faro culturale che si erge sull’enorme montagna maleodorante di spazzatura del sapere attuale, in primis l’esegesi cattolica, salvo rare, disgraziate e infelici oasi di buona fede.

La menzogna sempre si arma, ma se proviene dal serpente non spara, se non con il taser della calunnia che immobilizza la vittima senza che si sparga una goccia di sangue, perché il demonio è o non è il non violento ante litteram? Certo che lo è, come è certo, giusto per uscire dalla metafora offerta dal mondo animale, che abbia mani enormi che se vi catturano non avete scampo, ma se vi fate piccolissimi come il granello della senape  evangelica (Mt 4,31) o Giovanni, non a caso il “nano”, non riuscirà ad afferrarvi: troppo grosse le dita di quelle mani e troppo piccolo il cervello che le istruisce e le ha istruite, per cui dovrà schiacciarvi versando sangue, quando avrebbe preferito di gran lunga prendervi con delicatezza e sbattervi o in galera o al CSM, magari in vista di una cristianissima e amorevole “correzione fraterna”, proclamata urbi et orbi con una sola lingua ma due estremità, tanto che a coloro che hanno buon udito sarà facile intuire una giustizia espressa con sentenza sibilo.

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