Il bacio, l’apostrofo oscuro dei Vangeli

bacioSolitamente, un bacio, instaura un rapporto romantico o d’amicizia, ma nei Vangeli gli pone fine. Sembra quasi che il divino ribalti i rapporti umani anche nella sfera affettiva e la consegni al suo esatto contrario, se il bacio di Giuda in realtà tradisce.

La Scrittura ci consegna quel bacio come φίλημα ma noi siamo ormai abituati a giocare con il greco scritturale (vedi categoria “contaraffazione”) e ciò ci autorizza, almeno personalmente, a farlo ancora, perché ormai certi che chi ha manomessa la Scrittura lo abbia fatto, nella gran parte dei casi esaminati, giocando di fino, cioè non stravolgendo la parola, ma cambiandone solo il valore ghematrico, cosa che può fare, ad esempio, una omicron al posto di un omega e viceversa; un tau al posto di un teta e viceversa o, come in questo caso, un eta al posto di un epsilon, cosa ininfluente se consideriamo la pronuncia, ma non sotto il profilo ghematrico perché senza l’epsilon le labbra che baciano appaiono aride e non rivelano alcuna emozione.

Infatti se scrivessimo “bacio” come φίλεμα, cioè con l’epsilon, il suo valore ghematrico sposa alla perfezione quello di ὄφις (serpente) e di יְ רוּשָׁ לַ ִם (Gerusalemme) cioè offre pure lui un valore di 586 e questo crea un contesto che oltre a essere perfettamente identico ghematricamente è anche allineato con le Scritture che ci dicono che Satana entro in Giuda (Gv 13,27) nell’ultima cena consumata a Gerusalemme.

Questa la ghematria, ma se stessimo alle occorrenze di φίλεμα (bacio), capitolo aperto in questi giorni (vedi categoria), ci accorgeremmo che, seguendo un sito molto consultato, La Parola, esse sono 30 tra Antico e Nuovo testamento, creando un’inquietante similitudine con l’ammontare, cioè il prezzo di quel bacio tra Giuda e Gesù che fu, appunto, di 30 denari.

30 le occorrenze, 30 i denari e 30 anche la ghematria ebraica di יְהוּדָה (Giuda) che fonde in un unicum contestuale e ghematrico l’intera faccenda, per cui al di là delle solite obiezioni circa la sostenibilità della ghematria come strumento scientifico, viene davvero da pensare sull’armonia che regna tra i tre, cioè tra il serpente, Gerusalemme Giuda dove il denaro si esprime anche nelle occorrenze, perché trenta l’uno (il denaro) e 30 l’altra (l’occorrenza) e 30 il valore ghematrico di יְהוּדָה (Giuda) se riportato in ebraico.

Perbacco, o il caso si sta prendendo gioco di noi o siamo nel giusto, perché difficilmente le cose nel quotidiano assumono contorni così nitidi, solari direi, tanto che ci permettono anche ulteriori osservazioni sul rapporto affettivo che emerge quando Giuda bacia Gesù.

Esso mi pare che lo si voglia esaurito nell’immagine, certamente triste e poco edificante, ma c’è ben di più se analizziamo quel piccolo quadro di valori che ruota attorno al 586, che noi considereremo avanti Cristo, cioè il serpente; Gerusalemme; Giuda; il denaro e tutte le occorrenze connesse. In questo senso appare chiaro che quel 586 a.C. è frutto del serpente che ha operato come a Gerusalemme, cioè possedendo Giuda dopo averlo comprato con 30 denari e tutto ciò trova conferma nelle occorrenze.

Il fatto è, però, che quel 586 a.C. era ben lontano nel tempo da Giuda e appartiene al nostro secolo che ne ha fatto una data assoluta, cioè scientificamente indiscutibile, quando è frutto del serpente e del tradimento. Dunque quel bacio con cui Giuda ha tradito Gesù è proiettato nei nostri schermi i quali tradiscono il Cristo come Giuda a suo tempo.

Insomma è un bacio che ha spostato la location dal Monte degli Olivi alle aule di ogni scuola di ordine e grado ed è schioccato ad ogni lezione che verta sulla cronologia fondamentale del Vicino Oriente antico, oltre che, ovvio, nei seminari biblici.

E infatti vi rivelerò un mio cruccio: possibile che un blogger scopra ciò che illustri professori insegnano di professione? Possibile che un blog ricostruisca una cronologia che più e più volte ha gridato di dolore e quel grido non l’abbiano sentito i familiari della Scrittura stessa? Ho davvero un orecchio così  fine, io?

No, mai ho millantate le mie capacità e più volte infatti mi è capitato di scrivere che hanno fatto -ed è proprio il caso di dirlo- orecchio da mercante in vista di quei 30 denari, un lauto guadagno in cambio di un romantico bacio. Peccato che i sottotitoli del film siano stati chiari fin dal 35 d.C., cioè quando fu girata la pellicola, avvertendo lo spettatore che chi si abbandona languidamente a certi effusioni “sarebbe meglio non fosse mai nato” (Mt 26,24). Un anatema, insomma, dai mille volti e adatto ad ogni location: dai monti al cinema passando per le aule, cioè i titoli di coda.

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