Un regno oltre la storia

La tabella che tra poco vedrete ci parla di un regno, un regno davidico, ma noi crediamo che nasca con Saul, mentre però è con Davide che si sviluppa e giunge al massimo splendore. Questo significa che anche Saul ha avuto un ruolo in quel regno e in esso deve essere inserito qualora ne volessimo dare una ragione cronologica che necessariamente deve rifarsi all’anno di nascita di Saul (1082 a.C.) -che è l’anno di nascita del regno- e alla sua fine, cioè la caduta di Gerusalemme nel 505 a.C., secondo la nostra cronologia ma che vedremo forse è quella giusta, sebbene insolita fino all’incredibile, perché fa di Ciro uno spettro che si aggira nelle Scritture.

Il regno di cui stiamo parlando è questo

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Esso esclude Samaria e considera solo Gerusalemme dal 1082 a.C. al 505 a.C. per un totale di 577 anni che danno vita al regno di Sion, cioè di Gerusalemme, un regno in cui, nonostante la presenza di un re, l’unica vera potente regina era la Legge.

In questo senso possiamo parlare di un regno di sacerdoti, perché il tempio costituì il fulcro del potere, come la Legge ne era l’espressione, l’origine e l’ordinamento.

In questa cornice si mosse Gesù. La sua predicazione non scardina il potere, neppure lo supera, ma lo adempie (Mt 5,17), perché non è venuto ad abolire la Legge, ma a compierla. Fatto sta che il cambiamento generò la reazione, una reazione che non si fermò neppure di fronte alla certezza che tutto era compiuto in nome di Dio.

A un regno, allora, se ne sostituì un altro, cioè al regno della Legge si sostituì il regno di Dio, come proclama espressamente Gesù. Ecco allora il compiersi della Legge che non è superata ma adempiuta in un nuovo regno che forse si sovrappone lasciando l’altro nel passato, come le fondamenta lasciano spazio all’edificio visibile.

E’ interessante ricordare che quel regno adempiuto, ma non superato, conta 577 anni totali e se è chiaro quanto scritto prima risulterà chiaro anche perché la ghematria di ευαγγελιον (Vangelo) sia 577, un “Vangelo del regno” (Mt 4,23), del regno dei cieli, quello cioè che ha adempiuto la Legge e ha abolito non solo una classe sacerdotale, istituendo “un regno… del Dio e Padre suo” oltre la storia, anche se storia di Davide, (Ap 1,6), ma ha anche istituito un nuovo culto nella persona di Cristo, cioè un culto in “spirito e verità” (Gv 4,23) spingendo gli adoratori non più in un tempio di pietra, ma di carne, risolvendo persino la millenaria diatriba tra il Garizim e Gerusalemme, cioè tra Samaria e Gerusalemme che orientava i fedeli in un luogo, mentre dopo la proclamazione del nuovo regno, quello dei cieli, esso diviene ovunque in mezzo a noi.

Trovo anche necessario far notare come la coincidenza del versetto tra Matteo e Giovanni, cioè del versetto 4,23 presente in entrambi, segni l’uno il regno, l’altro la cittadinanza, se Matteo infatti parla della predicazione che lo fonda e Giovanni degli adoratori che lo abiteranno, una complementarietà che anima la Scrittura e rende visibile un regno che si rivela anche nei particolari.

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