La spina nel regno

anasseIl regno di Manasse (615 a.C.-560 a.C.) è quello che ha diviso l’opinione pubblica, cioè la Bibbia. Vero è che di re peccatori molti ne ha avuti Giuda, ma lui risulta il prototipo. Nel panorama dinastico eccelle la sua sciagura, definitiva per i Re (21,16); redenta per Cronache (33,18).

Infatti se i primi due libri ne danno un giudizio senza appello, gli altri due aprono alla speranza e il dramma si consuma nella sua preghiera, la preghiera di Manasse che si riconosce peccatore e chiede perdono.

Degno allora il suo regno di un’opera tragica o di una commedia, in ogni caso di un’opera letteraria che non sappiamo se esista, ma dovrebbe perchè i toni e il pathos ci sono tutti. Di questo regno noi, per colmare un’eventuale lacuna, ne daremo una lettura teologica e psicologica affinché sia meglio compresa l’importanza del regno e del personaggio che non si distingue solo per una dimensione psicologica, ma offre una importante chiave anche per una dimensione teologico-storica.

Partiamo dal primo aspetto, quello psicologico per dire che Manasse succede a Ezechia, l’ultimo re sincrono (vedi categoria “regni assoluti” nel menu), cioè ancora legato alle vicende dinastiche di Israele.  Come sappiamo, infatti, i re di Giuda erano sincronizzati con il regno di Israele, nel senso che l’accesso al trono dell’uno era calcolato sull’anno del regno del corrispettivo regno del Nord, Israele.

Riduttivo sarebbe immaginare che tutto si risolvesse in un problema di sincronismi dinastici, perchè quel legame è anche storico, cioè crea tutte le premesse per un conflitto, segnando la presenza di due regni costretti a convivere.

Ecco allora che l’aspetto psicologico fa il suo ingresso, perchè nello stesso territorio (nello stesso regno, fino a Salomone) coabitano due psicologie, cioè due modi di vedere e di pensare.

La scomparsa di Samaria nel 638 a.C. altera un equilibrio che seppur precario era però esistente e lascia tutto lo spazio a Gerusalemme, che non ha più un competitor ed è libera di esprimersi seguendo la sua volontà.

Il freno inibitore rappresentato da Samaria si spezza e Gerusalemme inizia la sua discesa, anche se quel volare a velocità folle gli impedisce di capire che in realtà sta precipitando. E’ nell’esplosione del male, del peccato e dell’abominio nel regno di Manasse la sintesi di quel volo che sembra libertà conquistata, ma che in realtà è solo la libera e totale espressione del suo orgoglio, ormai senza freni che giunge a cime abissali di peccato.

Nessuno ormai può richiamarla all’ordine, cioè alla Legge, perchè lei soltanto è Legge e può infrangerla, fors’anche riscriverla, se il sommo sacerdozio venne meno durante il quel regno. Samaria non esiste più e dunque il confronto non esiste più. L’opinione pubblica, cioè il pio ebreo, non può rinfacciargli che Samaria è migliore di lei o che certi peccati neppure in Samaria si commettono, dunque essa è metro della sua condotta, unico indiscusso paradigma di santità o peccato.

Questo credo spieghi l’apostasia di un regno che si sente, finalmente, l’unico padrone di tutto quanto l’ebraismo e in quello stato di esaltazione forgia Manasse, prototipo del peccatore, è vero, ma forse semplicemente in preda a un deliro di onnipotenza, che ne fa un soggetto psichiatrico e in questo senso si comprende la mano tesa del cronista che ne ha pietà, come tutti si ha pietà di un malato.

Questo l’aspetto psicologico, forse addirittura psichiatrico, ma abbiamo scritto che c’è anche quello teologico relativo alla storia, se la teologia della storia è lo studio e la riflessione sul modo di operare di Dio nella storia stessa.

Il regno di Giuda ha avuto un’età dell’oro, cioè un’infanzia eccezionale, con Davide prima e Salomone poi. A tutt’oggi si fa distinzione tra i primi due regni e quelli successivi, tanto la distinzione tra regno unitario e regno diviso da luogo a studi con prospettive diverse.

Anche nell’antichità questa distinzione era chiara, perchè se il tempio è la massima istituzione del regno, la sua gloria era la gloria del regno e per questo Giuseppe Flavio in Antichità scrive che la gloria del primo tempio rimase insuperata, persino dopo la costruzione del secondo non si raggiunse lo splendore del primo, tanto da scontentare coloro che  avevano lavorato alla sua costruzione. Questo significa che i regni di Davide e Salomone non furono superati e tutto ciò che li segue crebbe alla loro ombra.

I regni da Abia, ma forse da Roboamo in poi, vivono il sincronismo su accennato e risultano vincolati alle vicende di Israele fino a Ezechia, seguendo una pedagogia divina che cerca sempre l’equilibrio. E’ in questo contesto che si colloca Samaria, spina nel fianco che impedisce gli eccessi e al contempo è punizione degli stessi quando divengono eterodossia.

Molte volte leggiamo nella Bibbia che punizione al peccato sono le guerre, come molte volte leggiamo che il timore è strumento di correzione; come leggiamo di carestie provvidenziali, cioè procurate dalla Provvidenza.

Questo significa che Dio ha creato con Samaria un contesto di lotta che mantenga umile Gerusalemme. E ciò non è una novità. Già in Paolo è presente una spina che gli impedisce di insuperbire (2Cor 12,7), come afferma lui stesso; mentre nei Padri del deserto la quiete cercata e poi trovata, l’esichia, viene interrotta da un contesto di lotta chiesto in preghiera, affinchè il monaco non perda l’umiltà.

Quella teologia della storia a cui abbiamo accennato non è altro, allora, che il modus operandi della Provvidenza, affinchè il tutto non degeneri in una corsa parossistica al male, un volo libero che in realtà è un precipitare e dunque il male che Dio evoca è pedagogico per impedirne uno ben peggiore.

Tutto questo è evidente nel regno di Manasse a cui è tolta la spina nel fianco costituita da Samaria. L’assenza di dolore, in realtà, non dà sollievo, ma genera un dolore più grande: il peccato, anzi, l’apostasia facendoci certi che Dio, nella sua provvidenza, ci aveva visto giusto a pretendere un equilibrio con quella conflittuale coabitazione che costituiva un freno inibitore agli appetiti della carne (potere), che quando si è sentita libera dalla dolorosissima spina ha espresso il peggio di sé, come il regno di Manasse che a tutt’oggi, stando ai Re e alle Cronache, ci lascia nel dubbio sulla sua sorte, segno di un’opinione pubblica (Bibbia) ancora divisa, cosa mai successa né prima, né dopo di lui, parlandoci questo di una grandezza nel male che si fa dramma oppure commedia, ma in ogni caso insegna, perché la lezione di Manasse vale per ciascuno di noi.

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