Dal “freddo e al gelo” a un Natale nella notte di San Lorenzo

s lorenzoAbbiamo già affrontata la questione del Natale, modificando pesantemente la data tradizionale, il 25 dicembre, spostandola al 10 agosto. Lo abbiamo fatto, prima sulla scorta del ragionamento logico che verte sul censimento universale di cui ci dà notizia Luca 2,1 dicendo che è semplicemente impossibile che l’impero abbia indetto un censimento che costringeva a far ritorno al luogo natale nei mesi di dicembre-gennaio, quando i valichi montuosi, di cui era ricco un impero che estendeva i suoi confini in tutto il mondo conosciuto, erano certamente e abbondantemente innevati e le temperature altrettanto abbondantemente sotto lo zero.

Indire un censimento in quella stagione significava non solo rischiare la rivolta, ma anche decimare la popolazione, tanto che possiamo dire che sì, Roma ne ha avuti d’imperatori folli, ma Augusto li batterebbe tutti.

Anche l’ipotesi di un censimento dalla durata annuale non regge, perchè se non è pazzo Augusto lo è certamente Giuseppe, che con una moglie al nono mese di gravidanza si mette in viaggio (153 km) non solo nei mesi più freddi e senza ricovero certo, tanto che Maria partorisce in una stalla o grotta, ma nei mesi in assoluto con meno luce, quando la luce per un pellegrino dell’epoca era tutto, cioè sono tutto le giornate lunghe e lunghe le giornate di dicembre-gennaio certamente non lo sono, anzi, sono le più corte.

Possiamo,quindi, sulla scorta della salute mentale di Augusto, liberamente scrivere che se è Natale il 25 dicembre, non è S Giuseppe che ha mostrata l’incoscienza di un folle.

Poi, compreso questo, noi abbiamo messo a frutto due aspetti per una datazione nuova: uno preso dal Vangelo; l’altro dalle cronache di Francia. Il primo prende spunto dal passo dell’emorroissa, segnato a Mc 5,25 dove quel 5 e 25 li abbiamo considerati l’uno mese, l’altro giorno tanto da farne il venticinquesimo giorno di av/ab (quinto del calendario sacro), che equivale al 10 agosto gregoriano, come vedremo.

Abbiamo assunto l’emorroissa come parametro perchè essa è simbolo di maternità, una maternità negata da un ciclo mestruale impazzito che può guarire, come guarì, solo con l’intervento divino, come divino fu il concepimento di Gesù. Questo ci ha fatto immaginare una Scrittura che cela nei versetti una cronologia ancora intatta, cioè non vittima della falsificazione.

E che noi crediamo ai versetti, del resto, è testimoniato dalla categoria del menu in home “versetti” dove abbiamo raccolto tutti gli spunti che essi offrono per ricostruire la datazione o la cronologia originale, tanto che alcuni di essi -ma anche questo, cioè Mc 5,25- stupiscono per precisione, confermandoci la bontà dell’idea di mettere a frutto, in un ottica cronologica, le note bibliografiche dei Vangeli, oltrechè dell’Antico Testamento.

Il secondo spunto, dicevamo, lo abbiamo preso dalle cronache d’Oltralpe essendo venuti a sapere che Pipino si fece incoronare re d’Italia “alle calende di agosto“, cioè i primi giorni di agosto, cosa che ci suggerisce un protocollo di corte che riservava quel tipo di cerimonia in quel mese.

Poi ci siamo chiesti se quello stesso protocollo sia stato adottato per Carlo Magno incoronato a Natale dello 801, senza che nessuno si sia mai chiesto se quel Natale cadesse veramente il 25 dicembre, oppure nelle “calende di agosto”, in particolare nel 10 di agosto come 10 agosto sarebbe il venticinquesimo giorno del mese di av/ab,  indicato da Mc 5,25 con quel 5 (av è il quinto mese del calendario sacro, cioè pre esilico) e quel 25 che indica il giorno, tanto che emerge, conti alla mano, il 10 agosto.

Fino ad ora però non avevamo la prova, cioè tutto è rimasto nella congettura che, seppur solida, rimane tale, anche se l’incoronazione di Pipino ci ha messi in grado di comprendere se il protocollo di corte conduca a un Natale agostano.

Adesso abbiamo trovato un buon programma che converte l’anno ebraico in gregoriano spingendosi anche negli anni avanti Cristo e ciò ci rende capaci di verificare la nostra ipotesi di un Natale fermo al 10 agosto del 15 a.C.

Lo screenshot che proporremo in calce,  fermando l’immagine della pagina del calcolo, ci dà pienamente ragione, perchè il programma, serio, c’informa che le date avanti Cristo non tengono conto “dell’avanzamento di 11 giorni tra il 2 settembre 1752 e il 14 settembre 1752”, per cui alla data mostrata e che risulta essere il calcolo partendo dal 10/8/15 a.C. (come abbiamo ipotizzato noi la data del Natale) si devono aggiungere 11 giorni alla data ebraica corrispondente.

Siccome quella data, cioè il risultato offerto dal programma segna, per il venticinquesimo giorno di av del 3745, il 29 luglio 15 a.C. noi dobbiamo aggiungere 11 giorni su un mese di 30 (a tanto ammontava il mese ebraico) per ottenere un precisissimo 10 agosto come avevamo indicato.

Dunque adesso non è più congettura seppur solida, ma preciso calcolo calendariale che conferma tutto, conferma cioè un Natale ben lungi dall’essere “al freddo e al gelo”, come recita la canzone fatta cantare nientemeno che ai bambini.

Tale festa ricorre invece nel 10 agosto, quando il sole fa ingresso nella costellazione del leone, come il Cristo ha fatto ingresso, se la costellazione del leone è simbolo della storia, nella storia stessa.

Screenshot

natale

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