Gli anni di un capriccio?

46Un numero forse più di altri ci rappresenta se il Cristo cinquantenne di Giovanni, Policarpo e Ireneo non sale per capriccio dalla profondità della leggenda, cioè di qualcosa di vero su cui si è costruito molto. Questo numero è il 46.

Esso non solo indica gli anni di Gesù al momento del dialogo con i farisei all’ombra del tempio (Gv 2,20-21), costruito in 46 anni, anche se Lui parlava “del tempio del Suo corpo” equiparandosi in tutto all’edificio cultuale. E si badi bene, che quel ναός dalla lunghissima costruzione getta scompiglio in tutte le possibili interpretazioni del passo se preso alla lettera, lettera che non ci parla della “area del tempio” (ἱερός, Gv 2,14) ma del ναός cosa che rende impossibile non solo immaginarne le dimensioni per una tempistica quarantaseiennale; ma rende impossibile conciliare anche la nota flaviana che per quello stesso tempio ci narra di 18 mesi.

Che 46 anni fossero stati necessari lo conferma anche Esd 4,23 che ci ha tramandato un editto di Artaserse che blocco i lavori al ναός che ripresero nel secondo anno di regno di Dario II (424 a.C.-404 a.C., Esd 4,24) cioè nel 422 per concludersi nel sesto 418 a.C. (Esd 6,15).

Infatti, avendo chiaro il primo anno di regno di Artaserse, cioè il 471 a.C.; conoscendo che Esdra rientra nel suo settimo anno di regno (464 a.C., Esd 7,7) e scalando 46 anni si ottiene lo storicissimo 418 a.C.,, sesto anno di regno di Dario II, e ciò conferma tutto quanto sopra, consegnando Giuseppe Flavio al tempio erodiano; mentre Giovanni si specializza in quello post esilico o secondo tempio togliendo gli studiosi dall’imbarazzo di dovere giustificare un gap  di oltre 40 anni che si genera tra la versione flaviana (18 mesi) e quella giovannea (46 anni).

Questo circa quel 46 che caratterizza il tempio gerosolomitano, ma c’è ben altro in quel 46 che i Padri conoscevano e adottavano quando calcolavano con esso nientemeno che la profezia elle 70 settimane, tant’è che Teodoreto di Cirro scrive chiaramente nel suo Commento a Daniele che dal XX° anno di regno di Artaserse al Battesimo sul Giordano passano le prime 69 settimane profetiche cioè 483 anni.

Chiaro il primo anno di regno di per i motivi già accennati sopra, il XX° anno di regno di quello stesso re, se il primo cadeva nel 471a.C., fu il 451 per cui le 69 settimane (483 anni) cadono nel 32 d.C. a cui si aggiungono le tre Pasque riportate da Giovanni per ottenere il 35 d.C. come anno della crocefissione che noi conosciamo benissimo.

Tra l’altro e a riprova del ragionamento, se si ha chiara la scaletta sabbatico-giubilare, ci si accorgerà che tale anno fu sia l’uno che l’altro dando luogo a una festività solenne che lei sola giustifica la lettura di un passo altrettanto solenne, cioè Isaia 61 nella sinagoga di (Lc 4,18), di cui gli Ebrei contemporanei hanno memoria sebbene non precisissima, perchè è sulla scorta delle loro indicazioni che abbiamo ricavato quell’anno sabbatico e giubilare (essi sostengono che il passo isaiano fosse letto allo scadere dell’anno sabbatico precedente l’ingresso di quello giubilare, ma è molto più corretto pensare alla coincidenza dei due calendari).

Ma quel 46 era conosciuto da un altro Padre della Chiesa, Agostino, che nel suo Commento al Vangelo di Giovanni cita l’acrostico Ἀδάμ (Adamo, link molto importante) che ghematricamente ha un valore di 46, quando Gesù è presentato da Paolo (Rom 5,12-21) come il nuovo Adamo.

Inoltre 46 emerge anche dalla ghematria di Elia se ne correggiamo gli errori ortografici, mettendo cioè in evidenza un’altra falsificazioni dei lemmi neo e vetero testamentari, scrivendolo Ελια, cosa possibile perchè Elia ha un rapporto così stretto con la divinità che non solo ne precede l’avvento (Mc 9,12), ma ne condivide la ghematria ebraica, poichè אלהי (Dio) ha un valore di 46.

Ci fermiamo qui, ma siamo certi che sia la scrittura greca dell’Antico Testamento, sia quella ebraica contengono al loro interno molti altri lemmi che ci parlano di un 46 dalla storia infinita.

Alla luce di tutto ciò troviamo davvero poco sensata la datazione tradizionale che verte sul Cristo trentatreenne; come poco sensata è quella che su di essa si è sviluppata facendo salva la crocefissione del 33 d.C. a fronte di un anno di nascita tra il 6// a.C. che ne fa un Gesù quarantenne al momento della morte avvenuta, conti alla mano, un anno dopo l’inizio del ministero, cosa impossibile.

Da ultimo troviamo ancor più insensata la crocefissione nel 30 d.C. verso cui si è orientata l’esegesi moderna, perchè nega addirittura l’inizio del ministero pubblico avvenuto nel 32 d.C., a meno che la cronologia del secondo tempio; i Padri della Chiesa (Agostino e Teodoreto di Cirro); la ghematria di Ελια e אלהי (Dio) si combinino alla perfezione per puro capriccio il quale diverrebbe, senza ombra di dubbio caprice des Dieux difficilmente digeribile alla ragione.

 

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