Il grido vittorioso della carne

deposizioneUno degli appellativi che si riferiscono a Gesù è “il Risorto” e la Sua festa è la Pasqua, Pasqua di resurrezione. In materia, l’oceano di pagine profuse è incalcolabile, tanto che pure l’arte ha espresso il suo talento raffigurandolo, immancabilmente glorioso, perchè ha sconfitto la Morte.

Ma come l’ha sconfitta? Fu la Sua predicazione a conferirgli la vittoria o i miracoli, ad esempio? Fu la parola o il segno, quello stesso più e più volte chiesto affinchè il popolo credesse? Se ci fu battaglia, dove si svolse la battaglia tra Lui e Satana?

Quante domande circolano ancora attorno al “Risorto”, che fu ed è risorto non nel tempo, non all’eternità, non alla storia ma nel corpo, perchè il corpo risorse, quello stesso offerto alla croce che ne crocefisse le membra; e quello stesso di Lazzaro che “puzza già, poiché è morto da quattro giorni” (Gv 11,39.); e quello stesso deriso all’Areopago dagli ateniesi (At 17,22-32).

Dunque quella battaglia ultima  e definitiva fu combattuta nella carne, al pari di Mosè il cui corpo fu conteso tra Satana e Michele, come narra Giuda 9, terreno sulla carta congeniale a satana e per questo sconfitto definitivamente e sul proprio terreno.

Molto bella una poesia che riempie alla perfezione la metafora del combattimento ultimo e definitivo sul Golgota, poesia che non a caso cita, in quel teatro di guerra, un soldato, un centurione in particolare (Mc 15,39). Leggiamola:

Non ci fu mai una morte come questa

e io ne ho perso ormai il conto…

La sua battaglia non era con la morte.

La morte era sua serva,

non la sua padrona.

Non era un uomo sconfitto…

Sulla croce

la sua battaglia era qualcosa di molto più serio

che le lingue amare dei farisei.

No, la sua era un’altra battaglia…

Alla fine emise un alto grido di vittoria.

Tutti si chiedevano che fosse,

ma io ne so qualcosa di combattimenti e di combattenti.

Riconosco un grido di vittoria,

tra mille.

(F.ToppingAn impossible God)

Il centurione dalle mille battaglie era l’unico capace d’intendere il contesto anche solo grazie a un grido. Lì non c’era un “santino dal collo torto” (Bronzato), ma un Cristo non ancora glorioso perchè non risorto, è vero, e per questo “solo” valoroso, che da solo affrontò un destino di gloria che tutti penserebbero nelle opere e nelle parole, ma che in realtà fu conquistato nella carne, liberata una volta per tutte, dal dominio di satana.

Nessuno sa che volto avesse; nessuno sa quanto fosse alto o che occhi avesse, di certo offrì se stesso in anima e corpo, ma fu la Sua carne a pagare l’intero riscatto, perchè nè la predicazione, nè i miracoli avrebbero potuto laddove regna satana, cioè il mondo  la sua carne.

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