La porta delle meraviglie

La porta superiore del tempio non finisce mai di stupire, forse per questo ad essa si è equiparato Gesù quando nel capitolo 10 del vangelo di Giovanni Egli stesso si definisce quella porta. Ricapitoliamo, allora, i punti finora affrontati.

Per prima cosa siamo riusciti a datarne l’anno della dedicazione incrociando il calendario sabbatico e giubilare da noi ricostruito con la cronologia dei Re. Questo ci ha portati all’anno 668 a.C., sesto di regno di Jotam, quello stesso re che la Bibbia indica come patrocinatore dell’opera (2Re 15,35).

Poi abbiamo notato come il versetto che ne dà notizia sia coincidente con l’anagrafe di Gesù, anch’essa ferma su due cifre: 15 e 35 che ne fanno il 15 a.C. e 35 d.C. dell’anagrafe gesuana, seguendo la nostra cronologia.

Mai abbiamo imputato tale coincidenza al caso, tant’è che proprio in virtù di essa abbiamo cominciato a indagare i versetti alla ricerca di coincidenze simili e in questo siamo stati premiati, tanto che ci siamo visti costretti a creare un’apposita categoria del menu, il cui titolo è “versetti”,  che contenesse tutti i post dedicati all’argomento.

La coincidenza di anagrafe e versetto ci ha condotto in seguito al capitolo 10 di Giovanni, dove Gesù è esplicito riferendo se stesso a quella porta, cosa da noi già paventata avendo incontrata la coincidenza tra la Sua anagrafe e il versetto 2Re15,35.

A seguire abbiamo tratto alcune conclusioni: si sbaglia quando s’intende (meglio sarebbe scrivere si falsa) il porticato di Salomone come luogo della passeggiata descritta da Giovanni 10,23, perchè in realtà si tratta della porta superiore del tempio; e si sbaglia quando si accenna alla purificazione dopo la profanazione antiochea a cui la festa della Dedicazione non accenna, come non accenna secondo noi al porticato di Salomone che noi riteniamo un falso scritturale.

Si sbaglia perchè neppure si ha ben chiaro che non siamo nell’ultimo anno di vita di Gesù, ma nel 32 d.C. cioè all’inizio del ministero (seconda Pasqua se la prima è caduta nel 31 d.C avvalorando l’ipotesi di un ministero di tre anni e mezzo). Nota certamente non a margine questa, perchè quel 32 d.C. segna il secondo anno sabbatico e giubilare che la porta superiore ha conosciuto (gli anni sabbatici e giubilari cadevano ogni 350 anni, per cui 668 a.C. dedicazione più il 32 d.C. = 700) come, lo abbiamo scritto, fu il secondo anno di ministero di Gesù, facendo di quella stessa relazione tra l’una (porta) e l’Altro (Gesù) un legame fortissimo.

Ecco, questo in linea di massima il nostro lavoro, quello sinora svolto, ma c’è di più, ben di più che si “apre” varcando quella stessa porta, che non a caso simboleggia Gesù. Quel di più ce lo offre la ghematria di quella stessa Dedicazione se riportiamo il lemma greco, cioè Εγκαίνια (Gv 10,23) che ha un valore di 100.

In questi ultimi giorni (si veda nel menù la categoria “Salmi”) il lettore avrà certamente notato che ci siamo addentrati nei Salmi tramite un accesso ignoto (credo sinceramente che dovremmo parlare di dimenticanza, perchè i Padri ne erano sicuramente al corrente) che offre con la loro numerazione preziose note cronologiche a cui si aggiunge, stavolta, una voce che conferma una lettura in tal senso, cioè in un senso finora ignota.

Se infatti interpretiamo quel 100 che indica il salmo e leggiamo il salmo 100 risulta subito evidente che la numerazione dei salmi non esaurisce la sua funzione nel catalogarli, ma si arricchisce di complessità ignote (dimenticate), intendendo quella complessità come l’unità e l’armonia che necessariamente deve caratterizzare un testo sacro, cioè ispirato, che non procede per capitoli, versetti o salmi fine a se stessi, ma li considera facenti parte di un testo che nasconde le sue armonie anche laddove nessuno si immaginerebbe: la numerazione dei salmi, appunto.

Leggiamo dunque il salmo 100, che ci faccia luce, anzi, ci apra la porta

1 Salmo. In rendimento di grazie.
2 Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
3 Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
4 Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome;
5 poiché buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.

Sin da subito il lettore, se io sono stato chiaro, capirà che il salmo non è tanto un salmo di ringraziamento o almeno -così la intendo io- quel ringraziamento che introduce il salmo 100 è certamente una dedica (ringraziamento), una dedica al Signore certo, ma che non può non condurre alla Sua dimora, al tempio.

Ecco allora che il brevissimo salmo non a caso c’introduce non solo in “porte e “cortili” come si legge, ma più ancora non a caso ci parla di quel gregge che li varca e dunque subito il nostro pensiero non può che andare al capitolo 10 di Giovanni e a quella porta che Gesù stesso afferma di essere e a cui si equipara, quando invita il gregge ad oltrepassarla.

Dunque Εγκαίνια o Festa della dedicazione ha nel suo valore ghematrico la chiave che apre “la porta”, non più solo e semplicemente superiore, ma divina; e  la ghematria apre anche la Scrittura, Scrittura  che ci parla del Cristo come del Cristo ci ha parlato il capitolo 15,35 di 2Re; il capitolo 10 di Giovanni e il salmo 100 tutti concordi nell’affermare che non si tratta della purificazione di un tempio profanato, ma dell’inaugurazione di un tempio rinnovato nella carne del Cristo, come Gv 2,20 afferma.

Potremmo anche aggiungere che sì, era inverno, se stessimo alla numerazione di Gv 10,22 che potrebbe datare, come è accaduto per il Natale, quell’insolita, fredda passeggiata invernale nel decimo mese (tevet, dicembre/gennaio, come deve essere)  ventiduesimo giorno, ma saremmo veramente troppo fortunati se ciò fosse vero, fortunati ad aver oltrepassato la porta delle meraviglie.

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