Altrove, un avverbio di tempo

salmo 15Lo scopo di questo blog non è mai stato “fare scienza”, ma cercare nella Scrittura Sapienza, quella che ha  “disposto tutto con misura, calcolo e peso” (Sap 11,20), anche la storia quindi. Infatti già sulle prime scrivemmo una sintesi del lavoro svolto (adesso è assolutamente superata) dal titolo “La cronologia di Dio. Quando la Bibbia gioca con i numeri”, testimoniando che sin da subito lo scopo era quello indicato.

Questo non significa che ci sentivamo liberi dal portare quelle prove che la scienza esige, solo che la prova la cercavamo spesso “altrove” o, forse, laddove gli altri si erano dimenticati di guardare, perseguendo un esclusivo fine scientifico.

Ecco allora che il post metterà in evidenza la nostra ricerca “altrove” della Sapienza prima, della scienza poi. Infatti ci affideremo alla numerazione dei Salmi per far luce su un angolo che è caposaldo di tutto quanto il nostro lungo discorso (423 post di cronologia biblica), cioè l’anagrafe gesuana che ultimamente si è arricchita del mese e del giorno della nascita di Gesù.

Quel caposaldo è costituito dai due estremi anagrafici di ognuno: nascita e morte che nel caso di Cristo divengono il 15 a.C. e il 35 a.C. e per questo, cercando la prova nei Salmi, analizzeremo il salmo 15 (14) e il salmo 35 (34) che a nostro parere si riveleranno un’assoluta conferma di tutto quanto sinora scritto.

Il salmo 15 è un salmo che Agostino definisce “dell’Incarnazione“, l’Incarnazione del Giusto, del Messia, Giusto per antonomasia. Non è il caso adesso di farne l’esegesi, a noi interessa far notare come si componga di soli 5 versetti, perchè siamo gli unici a ritenere fondata la nascita di Gesù nel mese di ab/av (luglio/agosto) quinto del calendario sacro.

Ecco allora che l’osservazione di Agostino che ci parla d’Incarnazione ci viene incontro, perchè quel salmo 15(14) che si compone di 5 versetti richiama sin da subito l’anno e il mese di nascita di Gesù, cioè il quinto mese del 15 avanti Cristo.

Personalmente non lo reputo casuale, anzi per niente casuale, ma se qualcuno volesse dubitare della nostra logica – che altro non è che la logica dei Salmi riflesso della sacralità biblica, pure essa, talvolta, reputata un caso- abbia la pazienza di giungere fino al salmo 35 (34) che richiama il 35 a.C. anno della crocefissione.

Qualora quel salmo avesse attinenza con la crocefissione, la crocefissione che Daniele definisce “dell’Unto in cui non c’è colpa” (Dn 9,26), sarebbe davvero curiosa la perfetta linearità dei Salmi con l’anagrafe di Gesù che si sviluppa come la numerazione dei salmi stessi: 15 a.C-35 d.C. a cui si accompagnano il salmo 15 (14) e il salmo 35 (34).

Quest’ultimo è considerato e titolato come il salmo del “giusto perseguitato” quindi è il salmo della Passione e della crocefissione prefigurando in questo perseguitato la vicenda terrena di Gesù. Anche in questo caso è inutile spendere altre parole, perchè a noi interessano i numeri e la loro logica, la quale appare sia anagrafica che legata a una necessaria numerazione dei salmi stessi.

In ogni caso, qualunque logica si adotti, abbiamo che essa trova nella sua logica corrispettiva la conferma, dicendoci che sì, la numerazione dei Salmi è cosa propria di un libro biblico come la numerazione dei capitoli (si veda la categoria del menu “versetti”), ma essa al contempo esprime, come spesso accade in essi, cioè nei capitoli, una dimensione storica, in questo caso anagrafica, che sulle prime potrebbe non apparire scientifica, ma che certamente è sapienziale e a cui non sfugge la necessità di “provare” se stessa con un’anagrafe emergente dal vissuto di Gesù (15 a.C.-35 a.C.) e dalla numerazione di versetti e salmi (15 e 35), perfettamente coincidenti con un percorso cronologico che innesta il tutto in una cronologia di oltre 2000 anni, forse fino all’Anno Mundi.

Come dicevamo in apertura, le prove debbono essere cercate “laddove” esse sono, per cui anche negli angoli che nessuno ha mai visitato, perchè quella Sapienza che ha “disposto tutto con misura, calcolo e peso” si è prodigata di farci luce, ma spesso noi abbiamo chiuso gli occhi, costringendo la mente a brancolare “altrove” nello spazio, ma più ancora nel tempo.

Un pensiero su “Altrove, un avverbio di tempo

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